Adani: "Il problema della Juventus parte della sua cultura, deve capire che ora per vincere servono tempo e progetti. Ma Thiago Motta è stato fatto fuori per nulla, ora Spalletti..."
Intervenuto a La Nuova DS, Lele Adani ha sparato a zero su Juventus e Milan dopo i risultati di ieri: "Milan e juventus sono state il più brutto spot per il nostro calcio, hanno fatto qualche settimana fa una partita fatiscente, oscena, e sono le due che stanno fuori dalla Champions League, uno 0-0 penoso. Ahi voglia a raccontarci, partita difficile, manca poco. E avevano giocato quella partita per non perdere, per fare un punto in più, perché quel punto avrebbe fatto classifica per arrivare in Champions. Oggi invece quel punto non è servito a nulla. Nel caso della Juventus parte tutto a monte, neanche dalla società, ma dalla cultura. Dalla cultura di una piazza, che aveva un tipo di ragionamento comune, vincere è l'unica cosa che conta a qualsiasi costo. Non è più così. Il calcio te lo devi meritare. La Juventus l'ultimo campionato l'ha vinto con Sarri, un uomo di idee, che non è stato accettato ed è ritornato, passando da Pirlo a Allegri, per tre anni questa squadra è stata depotenziata di crescita, ha fatto tre passi all'indietro e questo ha causato problemi, sapete a chi? A Thiago Motta. Ora, Thiago Motta che è stato esonerato a nove giornate dalla fine, a un punto dalla Champions League, perché Gasperini non è stato esonerato? Avete visto che ci è andato in Champions? Ultima giornata. Thiago Motta no. Fabregas è andato in Champions.
Cioè, perché qua un percorso giusto lo si arresta? Vi dico una cosa, e poi vado un attimo avanti. Sapete la media degli allenatori in Italia storicamente di permanenza quant'è come media? 10 mesi. In Liga e in Premier sopra i 20. Cioè qua non c'è da tempo per lavorare. Allora se tu non cambi la cultura, cosa accade? Che una volta è colpa di Giuntoli, una volta di Arrivabene, una volta di Comolli, poi salta Motta, perché parla e non costruisce, ha problemi sul bel gioco, tutte cazzate, perché sarebbe molto più avanti di tutti con due anni di lavoro. Poi arriva Tudor, non va bene, poi arriva Spalletti, non va bene, non va mai bene niente. Lì è cultura, lì è cultura di un ambiente che deve mettersi in testa che per ottenere una cosa devi fare un percorso, un progetto, parola in Italia sconosciuta e respinta. OK, non vogliamo usare progetto, vogliamo usare lavoro continuativo, usiamola. Quindi se questa caduta, la prima in 15 anni, a parte la squalifica e la penalizzazione dell'ultimo anno di Allegri, che senza colpe era a 23 punti dalla prima, a 9 milioni all'anno, non vogliamo usare questo termine? Però io dico, diamo la possibilità a Spalletti di radicarsi un attimo, di trovare una quadra, che sia Comolli, che sia John Elkann, di crescere secondo le sue idee e secondo la sua personalità e il suo carisma".
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