SUCCEDE A CHI CI CREDE
Chiusa, apparentemente stanca e pesante nelle gambe. Il primo tempo è stato tutto a marca Spurs che hanno saputa aggredire molto bene la Juve, con il fisico e con il ritmo, impedendole di orchestrare azioni offensive e penetrandola soprattutto nelle fasce dove Barzagli ha conosciuto parecchia sofferenza per le incursioni di Son. E sarà proprio lo stesso coreano a vincere il duello al trentanovesimo e a descrivere un primo tempo tutto a trame londinesi, per poi trovare la deviazione decisiva in area dopo un'azione corale avviata da Kane. Eppure, nemmeno un rigore solare di Vertonghen su Douglas inspiegabilmente non concesso ai bianconeri ha impedito alla Vecchia Signora di alzare la testa.
E' questo quello che ha fatto la differenza in campo nella seconda frazione di gioco e che ha cambiato totalmente il volto alla squadra di Max Allegri: i due inserimenti di Asamoah e Lichtsteiner hanno dato fluidità alle corsie e nessun punto di riferimento in mezzo al campo permettendo anche agli altri compagni di scendere in campo con un piglio diverso, con quello spirito offensivo, attendista, paziente e mai domo di chi non ha dovuto richiamare l'eccelsa qualità nelle giocate, ma logica e determinazione al momento opportuno. Questo è uno dei punti di forza encomiabili di Madama che ha costretto la formazione di Pochettino ad arretrare spesso e volentieri in ripiegamento obbligandoli all'annullamento delle idee di gioco. E' stata come una reazione a catena quella di Madama che ha saputo disinnescare ogni mossa attuata dagli Spurs, eccetto la sbavatura nel non riuscire a contenere sulla corsia il coreano a seguito del vantaggio iniziale, e riproposto ogni volta che il Tottenham riusciva più che timidamente ad alzare il suo baricentro .
Caparbia, paziente e indomita anche per Massimiliano Allegri, che riesce a trovare la perfetta chiave di lettura di un match che sembrava essersi ingarbugliato dai primi minuti e a catturarne l’essenza per farla rendere al meglio, ruotando quelle due riserve con maestria anche se, si sa, alla Juve non esistono seconde linee. Perché il gioco di rimessa non ti prende in contropiede sono con la palla al piede, ma anche dalla panchina. Max ha ottenuto il massimo della posta in palio con le risorse a disposizione, con il suo magico e grande “bluff”, ovvero quello di mantenere per venti minuti della seconda frazione di gioco la stessa formazione, proprio quando gli avversari londinesi si aspettavano delle probabili sostituzioni a partire dai primissimi minuti successivi al quarantacinquesimo. Gli uomini di Pochettino si erano abituati ad un canovaccio conosciuto e reputato sotto controllo fin quando Max ha calato gli assi dalla manica nel momento giusto, disinnescando ogni possibilità avversaria di eventuali contromosse e capacità di reazione.
In pratica, la mano vincente di un vero pokerista, o per meglio dire di uno stratega dalle ampie e sconfinate capacità di lettura tecnica in corso gara.
Questa è stata la prova di forza di una Signora squadra che, nonostante le pesantissime assenze, e senza necessariamente avere i migliori giocatori d’Europa in ogni reparto, sa alzare la testa e agguantare i propri obiettivi con sacrificio a capacità di saper soffrire. Poi i colpi di due fuoriclasse argentini uniti ad un insaziabile Douglas Costa, hanno legittimato un'incredibile reazione di orgoglio.
E' stata la forza di chi non ha voluto accontentarsi, di chi attraverso le proprie molteplici sfaccettature ha dato il via all’essenza del calcio, che non è ridotta a bellezza effimera, ma alla facoltà di fare della sofferenza il proprio punto di forza per riuscire a gestire in maniera ottimale le proprie risorse a disposizione e per fare fuoriuscire quelle straordinarie energie che nemmeno il corpo, il più delle volte, sa di possedere.
Lo spirito di sacrificio è diventato il motore di una Juventus che lì, proprio lì ha saputo ritrovarsi.
La serata di Wembley è stata la metafora di vita perfetta, il teatro di tutte le emozioni che solo il calcio sa regalare.
L’emblema e l’essenza della vita in novanta minuti: delusione, rabbia, la forza dell'avversario, la reazione, l'orgoglio, la sofferenza, la voglia di alzare la testa, la paura, e poi il coraggio…che ha lasciato il palco all’ultima scena, quella più importante: la gioia finale.
E’ stata la serata in cui cuori e mani hanno applaudito all’unisono.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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