SOGNO E NON OSSESSIONE

SOGNO E NON OSSESSIONETuttoJuve.com
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
martedì 13 giugno 2017, 16:20Primo piano
di Caterina Baffoni

 

Cosa è mancato alla Juventus per alzare la Coppa Campioni? E' questa la classica domanda che tutti gli juventini si stanno ponendo dal 3 giugno ad oggi e ad oltranza. Beh, è difficile poter dare una risposta più o meno lapidaria e precisa. Eppure, entrando nella macchina perfetta, ovvero all'interno di quel meccanismo oliato e limato di un team, si può sostenere come questo sia stato magari spinto al limite, e che quindi abbia sbandato proprio quando non doveva. Attese tradite da un'euforia di troppo? Probabile.

Ma cosa si deve accendere, cosa deve spingere i giocatori nei binari sublimi della perfezione e cosa, invece, ne fa spegnere tutto all'improvviso? Per vincere una Champions oltre all'alta qualità della rosa, è chiaro di come ci sia bisogno di una mentalità assoluta, di giocatori in grado di sacrificarsi come un certo Mandzukic.

Il tutto, però, deve essere accompagnato da un sogno e non da una sacra ossessione, ma un sogno : lo stesso che ha da sempre animato in profondità la Juventus. 

Ma cosa è andato storto allora? Forse questa domanda sarà destinata a non avere mai una risposta. Se è vero che blasone, giocatori letali, forza di una storia leggendaria facciano la differenza tanto da premere sulle tempie, qualcosa si è inevitabilmente inceppato all'interno di questi meccanismi bianconeri nel secondo tempo di Cardiff. Qualcosa in profondità. Ma forse, alla fine, semplicemente per perdere bastava sapere che sarebbe potuto andare così.

Non esiste alcun maniacalismo tattico che possa spingere alla vittoria, ma solo l'opportunità di crescere e coltivare una nuova mentalità. Giorno dopo giorno. Non è un caso se nel secondo tempo questa spasmodica paura di non vincere è salita di tono come un'onda in piena, e non c'è stato argine bianconero capace di trattenerla, facendo sì che alla Juventus sia mancato tutto e il contrario di tutto. Gli episodi, l'ossessione di non poter perdere nuovamente, le gambe bloccate, la troppa superbia forse, ed ecco che il meccanismo si è inceppato in profondità. Proprio laggiù, dove la Juventus invece trova sempre la propria incredibile forza e motivazioni. Proprio nel profondo della testa e del cuore, proprio di fronte all'avversario più forte, nella partita più importante. 

Forse, allora, è tutto racchiuso in questo: la Juve non ha avuto il sogno di vincere la Coppa dei Campioni, ma "solo" l'ossessione. Una sacra ossessione, una missione celeste che ha avuto la necessità di assolvere e per la quale tutti devono chinare il capo e lavorare come se il loro sacrificio non valesse a nulla in fin dei conti. Perché per alzare il trofeo più importante, nessun sacrificio è abbastanza, nessuno sforzo è decente, nessuna dimostrazione di strapotere potrebbe bastare. Ma è proprio questa ossessione che fa inceppare tutto il meccanismo, che genera strappi improvvisi nel rendimento di un'intera squadra. Un vuoto di prestazione, proprio quando bisogna dare e mostrare il meglio di sè. Esattamente quello che è successo nel secondo tempo di Cardiff. 

Quando la vittoria diventa ossessione, nulla è appagante. Il pensiero finisce così per fossilizzarsi sempre all'immensa possibilità che ha il prossimo di approfittare delle tue debolezze, e che quindi ogni errore si infili nelle crepe che ha notato nella precedente prestazione. Capite dunque che poi finisce per sfociare anche in ossessione maniacale per i dettagli. Sono l'unica cosa che conta, alla fin fine. E nell'unica serata che contava davvero, i dettagli, quelli semplici di cui nessuno si cura mai veramente, hanno tradito la Juventus. Proprio loro, i sacri dettagli della mente che si travestono in ossessione.

Allegri qualche leggerezza tattica forse l'ha anche commessa, affiancando Khedira a Pjanic senza un centrocampista capace di filtrare, ma gli è anche mancato anche il giocatore capace di utilizzare il guizzo nell'emergere all'improvviso dalle paludi di una partita difficile e che sappia colpire forte e all'improvviso. Insomma, oggi risulterebbe abbastanza facile sentenziare sulla prestazione dei singoli data la serata così storta. 

Ad oggi è comunque molto difficile poter migliorare una squadra così solida e ben rodata, ma è altrettanto chiaro che chiunque approderà in bianconero, accompagnato dal messaggio di forza della Vecchia Guardia, ad un certo punto dovrà inevitabilmente entrare nella mentalità bianconera. Vincere: loro hanno vinto tutto. Ma con un piccolo particolare in più: vogliono vincere ancora. 

Ecco che allora, il neo acquisto dovrà vivere come Buffon. Vivere ogni minuto con questo sogno assoluto, e non ossessione, di alzare quella Coppa e prenderla per le sue "orecchie". 

Dovrà vivere, soprattutto, come Mario Mandzukic, che si è battezzato esterno sinistro e per Madama sacrificandone identità e posizione, ma che conserva questo tipo di perseveranza, di voglia di mettersi nuovamente in gioco, di fare la differenza: la stessa che gli fa fare un gesto tecnico spaziale in una serata infelice.

 Il sogno è più puro di una ossessione. 

Dobbiamo inseguire un sogno, il nostro sogno, e non permettere di farci rincorrere da un'ossessione.