SE TU VINCI, IO IMPARO

 di Caterina Baffoni  articolo letto 12360 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
SE TU VINCI, IO IMPARO

Quante teorie, quante frasi fatte, quante supposizioni, quante analisi tecnico-tattiche, quante letture… quanto tutto pur di imparare a vincere nella vita e puntare il dito contro. Ma nulla riguardo ad imparare a perdere!

 

È chiaro che la sconfitta della Juventus in Champions contro il Barcellona sia stata tanto assordante quanto eclatante per come è arrivata. Disposizioni in campo ed infortuni/assenze a parte torniamo a noi, all'importanza di sapere perdere. Sì, perché planare dalle vette dell'entusiasmo dello scorso 3-0 sempre contro i blaugrana in cui si sono susseguiti elogi su elogi, al capitombolo della sconfitta di ieri sera all'indomani della nuova stagione europea, è un attimo.

Ci si concentra sempre sul vincere costantemente nella vita e così facendo ci si convince che perdere sia per i deboli, per i pavidi, per chi non ha stoffa da vendere, per essere sempre sul pezzo, per chi in Europa "non ci sa stare"… infatti quando si parte col piede sbagliato, per una serie di motivi, e gioco forza non si riesce ad ottenere un buon risultato molto facilmente viene classificato nell'immediato come eterno perdente!

E questa è l’etichetta che si appiccica addosso e che copre tutte le vittorie ottenute e quelle che si otterrà…. E’ e resterà un perdente…

Tutto questo è molto pericoloso a mio avviso. Se non si impara ad affrontare le sconfitte, ad incapsularle in quello che in realtà sono, cioè una parte di sé e non la totalità di una squadra, succederà che la sconfitta diventerà inevitabilmente la nuova identità.

A questo punto è molto facile che i comportamenti soprattutto di certo tifosi diventino lesivi per sé e per gli altri.

Allora proviamo a dare valore alla sconfitta, ad imparare a perdere per poi dedicarci a ciò che ci farà  provare la gioia di vincere in futuro, perché sarà così.

 

Sia chiaro che non intendo elogiare le sconfitte o ad accontentarsi nonostante le cose non vadano come vorremmo, ma intendo invece porre l’attenzione su come si possa imparare dalle sconfitte, imparare a capire cosa non sia andato al Camp Nou nonostante il "peso" di Cardiff sulle spalle, su come possano essere da stimolo per migliorarsi e soprattutto su come evitare che la delusione e gli errori che generano vengano erroneamente convogliate sulle altre partite europee talvolta in maniera molto violenta.

Penso che sia indispensabile innanzi tutto comprendere il valore delle sconfitte evitando di inculcare inutili concetti attraverso i quali apprendano che tutto gli è dovuto o addirittura fargli pesare un qualsiasi tipo di mancato risultato come un fallimento puro. Non è così. Non parlerò delle assenze pesanti, perché potrebbero essere un ottimo alibi per affermare che Madama non abbia avuto il materiale per confrontarsi alla pari con i catalani. E non userò nemmeno la "scusa" del secondo tempo che si tramuta in blackout per la Juventus in Europa. No, perché sarebbe una lettura troppo semplice quanto banale.

Occorre invece avvisare che commettere errori nel mese ignoto di Settembre contro una squadra di valore assoluto, potrebbe essere un gran vantaggio piuttosto che verificarli nei mesi che contano. 

E’ una logica: quando qualcuno vince molte volte in contrapposizione c’è qualcuno che perde e non sempre si può essere dalla parte del vincitore, è un gioco di equilibrio. Se "tu" vinci, non è detto che "io" debba perdere. A volte, semplicemente, imparo la lezione.

Non intendo solo nello sport ma proprio nella vita. 

Oltre alle sfide tecnico-tattiche basate sul modulo e sulle disposizioni in campo dell'undici, ci sono quelle “sentimentali” che fondamentalmente non finiscono mai.

Crescendo e affrontando vari avversari ci sono sfide di ogni tipo, alcune le vinceremo altre no, ma se sappiamo affrontarle avranno una funzione fondamentale: rimpolpare il nostro bagaglio esperenziale.

In che modo? Capendo come evitare di perdere di nuovo e soprattutto scoprendo come quella sconfitta possa essere utilizzata da scintilla per la propria crescita personale e della squadra intera.

 

Credo sia fondamentale fare emergere una ovvietà riguardo alla partita di ieri: qualcuno vince e qualcuno perde altrimenti non avrebbe motivo di esistere la gara. Quando si vince è tutto bello ma quando si perde diventa tutto buio. I grandi campioni sono diventati tali anche grazie al fatto che hanno rivisto e studiato le gare in cui hanno perso per capire dove dovevano e potevano migliorarsi e in che modo potessero incrementare l’allenamento andando a perfezionare le aree di miglioramento e a rinforzare ulteriormente i propri punti di forza.

Bisogna fare in modo che non intacchi l’autostima, evitare che diventi la propria identità ma avere chiaro in mente che si è molto di più di quello. Meglio chiedersi cosa fare, come farlo. Fissare bene in mente l’obiettivo e rimanere determinati, uniti, nella sua realizzazione indipendentemente da tutto ma comprendere che occorre cambiare approccio. Certo, andranno poi riviste alcune situazioni tattiche e scelte di campo, ma poi sicuramente la vittoria arriverà. 

Analizzando i singoli, ci sono state delle note positive da cui ripartire prima della debacle bianconera, Blaise è stato utile per favorire sia l’aggressività nel pressing alto, dando manforte a Dybala ed Higuain in una fase in cui non hanno avuto spazio per eccellere, sia a svolgere compiti di ampiezza o inserimento in profondità in fase di possesso. Ottimo inizialmente anche Pjanic che da dietro ha ampio raggio di visuale per servire e impostare il gioco , unico vero acceleratore della manovra capace di essere punto di riferimento sia per i difensori in avvio di possesso che per i compagni avanzati nell'uno-due. Buonissimo l'impatto anche per Bentancur, facilmente rintracciabile nella metà campo dai compagni, complice la facilità di rientrare sfruttando il piede forte sull’interno del campo, utile per recuperare palla e per liberare spazio alla sovrapposizione alle sue spalle e costringere la difesa avversaria ad una scalata complicata cercando di propiziare il fallimento delle marcature sul lato debole e dunque favorendo eventuali inserimenti. Non può passare inosservata anche la prova di uno sfortunato De Sciglio, pulito e semplice nei contrasti e nel fraseggio, partito col piede giusto e grintoso, non fosse stato per la spizzata con le unghie del portiere catalano al suo tiro velenoso. 

Inutile descrivere che poi la luce si sia spenta e, di chiara conseguenza, sia calato il buio sopra Madama e tutti i giocatori. 

Eppure bisognerà ripartire da cui, dagli aspetti positivi: testa bassa e ri-pedalare più forte di prima.

Riprendendo una frase del grande Muhammed Alì: “Il pugile che vince non è necessariamente quello che picchia più forte. Spesso è quello che sa incassare più colpi restando in piedi”.