REPLICA A TELESE

REPLICA A TELESETuttoJuve.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
domenica 2 marzo 2014, 16:45Primo piano
di Redazione TuttoJuve
Giuseppe Pollicelli, firma di Libero, risponde al collega giornalista.

Giusto cinque anni fa, nel febbraio del 2009, presentai un mio libro di poesie dal titolo “Che quantità d’amore vuoi” in una libreria romana indipendente che si trova nel quartiere Pigneto e che, in onore di Pier Paolo Pasolini, si chiama “Il Corsaro”. A conclusione del reading lessi alcuni componimenti che non erano compresi nel libro, tra cui un sonetto dedicato alla Juventus (questo: http://www.youtube.com/watch?v=kufIOHReXNw) poi incluso in un paio di volumi sulla Vecchia Signora curati dallo studioso di cose juventine Maner Palma. Tra i presenti c’era anche Luca Telese (credo che l’idea del nome “Il Corsaro” sia proprio sua: la libreria in questione, infatti, è gestita dal padre di Luca), il quale, a reading terminato, mi si avvicinò (era la seconda volta in assoluto che ci vedevamo) e, prima di dire qualsiasi altra cosa, pronunciò le seguenti parole: “La Juventus è il male”. Non lo disse sorridendo. Era serio, quasi accigliato. Quel giorno ho avuto la certezza che l’odio (è questo il vocabolo appropriato) per la Juventus non appartiene solo ai tifosi di squadre che a Madama possono contendere lo scudetto, ma anche a chi parteggia per formazioni meno competitive, come il Cagliari. Che è appunto il club del cuore di Telese.
Dopo un simile precedente, non mi ha quindi stupito leggere sul sito Linkiesta, qualche giorno fa, un articolo di Luca Telese grondante astio antibianconero e intitolato “La sudditanza psicologica alla Juve, metafora italiana”. È un articolo assai fazioso e non privo di inesattezze, dunque non condivisibile in nessuna sua parte, eppure provvisto di una ragion d’essere. La tesi di Telese è che la Juve sia favorita (cosa che lui pensa erroneamente di dimostrare tramite i dati che riporta nel pezzo) perché un tratto tipico del carattere italiano è quello di supportare sempre, per conformismo e per convenienza, chi è più potente. Che in questo campionato la Juventus venga favorita slealmente dagli arbitri non è vero, e a breve lo dimostreremo, ma associare la Signora ad alcuni elementi cardine dell’antropologia italica non è un’intuizione sbagliata. Solo che le cose stanno nel modo opposto rispetto a come le prospetta Telese. A illuminarci su alcune caratteristiche non belle della mentalità nazionale sono infatti proprio l’invidia, il fastidio e l’irrazionale idiosincrasia verso la Juventus. Sentimenti poco nobili dietro i quali si celano alcuni gravi difetti italiani: l’incapacità di riconoscere i meriti di chi, storicamente, si è dimostrato più bravo e organizzato; il nichilistico, e in fin dei conti autolesionstico, disprezzo per ciò che di eccellente il Paese riesce a produrre (e non c’è dubbio che la Juventus sia una delle eccellenze italiane); il bisogno di crearsi un capro espiatorio grazie al quale autoassolversi dalle proprie mancanze ed evitare di assumersi le proprie responsabilità; il tentativo di dare una legittimazione al proprio vittimismo tramite l’esercizio continuato della dietrologia; l’attitudine a negare anche le evidenze più sfacciate se queste smentiscono le proprie comode costruzioni mentali.
Bisogna dire che, nel suo articolo, Telese, letteralmente obnubilato (al pari di milioni di altri italiani) da un immotivato e quasi patologico rancore verso i colori bianconeri, non si nega praticamente nulla. Dapprima mostra di non aver capito quale sia il rapporto che con la Juventus intrattiene Giampiero Mughini, definito “juventino sfegatato” quando non si è mai visto un tifoso meno “sfegatato” di Mughini. Direi anzi, conoscendolo piuttosto bene, che a Giampiero la parola “tifoso” non si attagli affatto, e che lui debba piuttosto essere definito un innamorato della Juve, che è tutt’altra cosa. Poi Telese elenca alcune situazioni di gioco verificatesi nel torneo in corso e giudicate dai direttori di gara in modo favorevole alla Juventus, pensando così di dimostrare la malafede degli arbitri. Ma l’operazione è talmente goffa che, al limite, potrebbe andare bene in un bar dello sport (e qui mi si potrebbe obiettare, non a torto, che l’Italia è un po’ tutta un bar dello sport, la qual cosa va indubbiamente a vantaggio di Telese). Mancano infatti, dalla discutibile lista stilata da Luca (il quale, oltretutto, è convinto che Cassano giochi nel Torino, s’inventa un dito medio di Vidal all’indirizzo dell’arbitro Rizzoli e, travolto dalla foga accusatoria, senza accorgersene cita per due volte lo stesso episodio, un presunto fuorigioco in occasione del gol di Tevez al Verona); mancano dalla lista di Telese, dicevamo, tutti i numerosi “torti” arbitrali subiti dalla Juventus, la quale, a differenza delle altre squadre italiane, ha il brutto vizio di lagnarsi poco e soprattutto di vincere spesso e volentieri anche le partite nelle quali incappa in qualche svista arbitrale a proprio svantaggio.

Inoltre, cosa non meno grave, nel porsi dalla parte dei “vessati” giallorossi, Telese trascura di ricordare che quest’anno la Roma ha usufruito, fra l’altro (ma l’elenco è parziale), di un rigore contro l’Inter per un fallo su Gervinho avvenuto nettamente fuori area; di un penalty inesistente che le ha permesso di portarsi sul 2-0 contro il Napoli; di un gol di Destro contro il Livorno convalidato malgrado un fuorigioco di Gervinho; di un ennesimo rigore per un fallo che non c’era del veronese Marquez su Torosidis. Per non dire dei rigori che i giallorossi non si sono visti fischiare contro: da quello per doppio fallo di mano di Balzaretti contro il Torino a quello per fallo in area di rigore di Dodò su Kakà, e poi il tocco di mano volontario di Benatia contro la Sampdoria e il cazzotto in faccia all’interista Icardi da parte del recidivo De Rossi, che ovviamente doveva anche essere espulso. È infine giusto ricordare che se la Roma ha superato la Juventus in Coppa Italia ciò è in gran parte dipeso dall’annullamento molto probabilmente errato (poiché il cross di Isla non sembra essere uscito dal  terreno di gioco) di un gol di Peluso sul risultato di 0-0. Del resto le nude cifre, quelle che Telese crede (o finge) di conoscere, parlano chiaro: la Roma, quest’anno, ha di gran lunga il miglior saldo tra rigori concessi e rigori subiti in campionato, ovvero + 5, quando chi occupa il secondo gradino del podio non va, mentre scriviamo, oltre il + 2.
L’unico spunto apprezzabile dell’articolo di Telese è insomma l’abbinamento della Juventus a una figura retorica. Quella giusta, però, non è la metafora bensì la sineddoche: l’odio per la Juve è infatti una parte, per quanto significativa, di un inquietante tutto rappresentato dalla mentalità italiana. O quantomeno dalla mentalità italiana prevalente. Una mentalità che contempla anche, come evidenziato da Luca, il conformismo. Ma nel senso che non esiste nulla di più conformistico che sostenere l’ormai logoratissimo luogo comune secondo cui la Juventus ruba.