ORGOGLIO SENZA PREGIUDIZIO
Sacrificio, dedizione, talento, applicazione. Al momento, una macchina perfetta. Ma chi conosce Madama, sa bene che la prestazione sfoderata allo Juventus Stadium, è stata resa normale e routinizzata da un gruppo consolidato e ormai pronto a calcare palcoscenici che l'ha vista sempre protagonista. Perchè se è vero che la Juve viene il più delle volte irrisa dagli avversari per il record delle finali perse in coppa Campioni, è altresì opportuno sottolineare che, per l'appunto, la Juventus è arrivata sempre lì, fino in fondo. La perfezione è qualcosa di astratto, eppure dopo martedì sera è sembrata così semplice e rotonda. E Madama, appunto, realizza la sua partita perfetta. Tre gol al Barcellona potrebbero valere la qualificazione in semifinale e la fine di un'epoca, quella appunto della formidabile squadra catalana che ha segnato in maniera indelebile la storia dell'ultimo decennio del calcio moderno. E' vero, il Barca, all'altro giro, come sanno anche i muri, ne aveva presi 4 a Parigi ma era stato capace di segnarne 6 al Camp Nou. Ma in che modo? Non si può minimamente paragonare il Psg alla Juventus, per troppi motivi: a partire dalla formazione, dove la Juve vanta la miglior difesa d'Europa, per poi finire all'esperienza europea che è il leitmotiv essenziale. La fine, semmai, è una parola che si può già avvicinare (con cautela, certo, anche perchè "il pallone è rotondo") al Barcellona senza apparire troppo blasfemi. La Juventus arrivava da un ottimo momento di forma, e ha potuto schierare la formazione titolare senza doversi preoccupare di infortuni e squalifiche. Il Barcellona invece era dato piuttosto in calo: in campionato aveva appena perso 2-0 contro il Malaga ed è tutt'ora in piena lotta scudetto, e doveva fare i conti con la squalifica di Sergio Busquets, da anni il giocatore più abile della squadra a garantire equilibrio a centrocampo. Più in generale, da qualche tempo il Barcellona non sembra la squadra praticamente imbattibile delle ultime due stagioni; Luis Enrique ha già annunciato, a mò di "autogol" che lascerà il suo incarico a fine stagione, Lionel Messi alterna buone partite ad altre più anonime, e dopo aver compiuto una rimonta incredibile negli ottavi di Champions League qualche settimana fa, la squadra sembra aver perso qualche motivazione. Il Barcellona comunque rimane il Barcellona: una squadra composta quasi esclusivamente da fenomeni, è chiaro, e che ha le potenzialità per dominare qualsiasi partita contro qualsiasi avversario. Ma questo avversario, ossia Madama, sembra essere più caparbio che mai. La sensazione proviene da lontano, da inizio stagione, o più semplicemente da quel Juve-Lazio quando Allegri in emergenza decise di schierare una formazione ultra offensiva, schierando i tre tenori tutti in avanti. Il bello, è che nonostante fosse la soluzione più criticata e scettica possibile a detta dei più, si è rivelata essere la migliore. Inaspettatamente, come tutte le cose belle quando accadono, d'altronde. Non c'è stato un solo istante della partita scorsa in cui il Barcellona avesse dato anche per un solo istante l'idea di somigliare al ricordo di sè, eccetto quando Iniesta ha obbligato Buffon ad estrarre la terza o quarta mano per parare quel tiro che pareva già gol. Ma prima, e poi, non c'è stata gara e non per demerito dei catalani, ma per successo tattico bianconero! La caduta catalana di Torino, trova le sue fondamenta nella solidità difensiva, la migliore d'Europa (soltanto 2 gol presi dall'inizio del torneo) che andrà al Camp Nou poggiando sulle consuete basi, pilastri di cemento armato. Infatti la bravura della Juve è stata non solo quella di isolare i tre grandi attaccanti del Barcellona, rendendo inoffensivi Suarez e Neymar e poco più che accademico Messi, ma spezzando in due il centrocampo del Barcellona, che ha vagato su campo, privo di un vero regista o almeno di uno che nel mezzo sapesse smistare il pallone in avanti o cercando qualche imbucata, e persino un sinfonico come Iniesta è sembrato debole e devitalizzato. Dopo aver perso qualche pallone, il Barcellona ha provato a impostare il suo solito gioco fatto di combinazioni rapide e strette con la solita “nuvola” di giocatori vicini l’uno all’altro, ma così facendo non è riuscito a occupare in maniera efficace tutta l’ampiezza del campo: agli esterni alti della Juventus, previsti dal modulo 4-2-3-1 che utilizza da qualche settimana, veniva quindi concessa molta libertà. Non va sottaciuto tuttavia il fatto di come la formazione bianconera sia stata efficiente anche a neutralizzare le fasce difensive del Barcellona con un Higuain incursore e finalizzato alla manovra offensiva coadiuvato da un inesauribile Mario Mandzukic tuttocampista .Infine, la difesa blaugrana ha confermato tutti i limiti che si sospettavano concedendo soprattutto molta solitudine e imprevedibilità ad un giocatore implacabile col 21 sulle spalle, destinato già a scrivere pagine di leggenda calcistica. Un capolavoro di equilibrio e intensità, di spensieratezza e serietà, di fantasia e pragmaticità, di estro e leggerezza: Paulo Dybala. Il ragazzo che ha fatto della Juve una grande bellezza di estrema praticità, facendo divertire ogni amante del calcio senza un solo attimo di accademia. A Barcellona lo sanno bene, e sono tutti avvisati. Servirà l’umiltà di mettersi a disposizione della squadra e avere la voglia di cercare qualcosa in più, quel qualcosa che più si avvicina alla parola "Cardiff":
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