Moggi, 20 anni dopo Calciopoli: "Hanno distrutto il calcio, ma vi rendete conto della nostra accusa? Nel 2006 avevo preso Gerrard. Juventus? Vi dico la mia"
"Una cosa importante da dire sulla Juventus è che dagli algoritmi si è passati alla conoscenza della materia. Per me il vecchio metodo era una banalità, ora c'è Carnevali che è molto bravo ed è abituato a lavorare sul campo". Pensieri e parole di Luciano Moggi, ex dirigente bianconero dal 1994 al 2006, che in esclusiva ai microfoni di TuttoJuve.com ha analizzato gli ultimi avvicedamenti in casa bianconera e non solo:
"Meno male che la dirigenza conosce il mestiere"
I tfosi, molti dei quali presenti sui social network, stanno manifestando il loro disappunto. Più che altro l'idea comune che mi sembra percepire è quella di una Juventus che non sembra avere dei miglioramenti, a loro parere.
"Bisogna attendere dei miglioramenti, sì, ma in maniera graduale. Poi c'è la speranza che la Juventus possa tornare competitiva come lo era una volta, penso che questo possa succedere in due o tre anni. E per riuscire in questo, occorrerà indovinare tutte le scelte. Gli errori non sono più consentiti".
Perché, a tuo parere, c'è così tanta difficoltà nel cedere i molti giocatori che sono sul mercato?
"E' decisamente più semplice riuscire a vendere dei calciatori che hanno fatto bene, ora invece c'è un po' di difficoltà anche dovuta alle precedenti valutazioni. Certi giocatori sono a bilancio ad una cifra davvero alta, mi rendo conto di quanto possa essere difficile per la dirigenza riuscire a sistemare in fretta la situazione. Prima ho espresso dei complimenti a Carnevali, ma sono contento anche della scelta di Massara. E' bravo".
Se tu fossi stato ancora un dirigente della Juventus, in effetti avresti avuto difficoltà anche te. Ammettilo.
"Fossi stato un dirigente della Juve, senz'altro non ci saremo trovati in questa situazione (sorride ndr). La difficoltà l'avrei superata non trovandomi in questa situazione. Bisognerà avere solo un po' di pazienza, qui la bacchetta magica non ce l'ha nessuno".
"Bisogna prendere giocatori di qualità con la prospettiva di diventare dei campioni"
In attacco, parlando di entrate, ti convince Kolo Muani?
"Non posso rispondere, più che altro perché prima dovrei capire quale siano le caratteristiche di cui necessita l'allenatore. Non voglio dare giudizi affrettati, anche perché per costruire una squadra c'è bisogno di prendere dei giocatori che ti possano dare dei risultati. La situazione della Juventus, in generale, è abbastanza complessa. La rosa è incompleta e c'è qualche problema, ma meno male che la dirigenza conosce il mestiere".
Ti aspetti, col nuovo corso Carnevali, che la Juve possa puntare più sul made in Italy?
"Carnevali e Massara sono bravi anche nel trovare dei giovani interessanti, magari i tifosi potrebbero storcere un po' il naso ma bisognerà avere fiducia nel loro lavoro. Io, ad esempio, prendevo dei giocatori di qualità con la prospettiva che potessero di diventare dei campioni. E anche la Juve del passato ragionava così, non è che Franco Causio e Paolo Rossi fossero i migliori giocatori del mondo al loro arrivo. Lo sono diventati in questo ambiente".
Provando a dare un volto al discorso che facevi, quando parlavi di giocatori di qualità con la prospettiva del diventar campioni, mi veniva in mente Mateo Pellegrino del Parma. Che ne pensi?
"Sì, ha delle qualità che potrebbero emergere. Ci vuole coraggio. E' facile prendere dei giocatori già acclamati, ma non è che va sempre bene. Koopmeiners e Douglas Luiz, purtroppo, sono arrivati alla Juve e non sono riusciti a rendere per il prezzo investito. Poi, restando in tema di esempi, decisi di puntare su Ibrahimovic e non lo feci solo per le sue doti calcistiche. Tutti se lo ricordavano per il gol di tacco che ci eliminò all'Europeo, ma ogni settimana andavo ad Amsterdam per parlare e conoscerlo meglio. Alla Juventus ci vogliono gli uomini, quelli in grado di reggere le pressioni. Ora la faccio io una domanda: ricordate Jocelyn Blanchard?".
Certo, Jocelyn è spesso ospite sulle colonne di TuttoJuve.com per esprimere opinioni sul mondo bianconero.
"Ecco, Blanchard era un giovane promettente che era già nel giro della nazionale francese. Ma il peso della maglia lo sotterrò, non riuscì a reggere alla pressione e si perse. Per cui oltre a capire le qualità, perché le aveva, bisogna capire anche la testa dei calciatori".
"Ma vi rendete conto dell'accusa fatta a noi?"
Qualche giorno fa sei stato ospite nel podcast del canale "Sportium" in cui hai parlato di Calciopoli ed era presente, oltre al collega Sandro Sabatini e Massimo Zampini, anche l'ex magistrato Luca Palamara.
"Sì, ne abbiamo parlato qualche giorno fa. Tenendo conto che ci sono 170mila intercettazioni, a Palamara viene posta questa domanda: che cos'è il reato a consumazione anticipata? La risposta che sento è questa: se tu entri in un negozio di gioielli e ne vedi uno che ti piace lo potresti anche prendere, ma decidi di non farlo. Eh, però c'era l'intenzione. Capito... Ma vi rendete conto dell'accusa fatta a noi?".
Lo so che è difficile, ma come potresti riassumere tutto quello che è successo dal 2006 a oggi?
Con Calciopoli hanno distrutto il calcio, cos'altro posso aggiungere? La Nazionale nel 2006 splendeva e vinceva la Coppa del Mondo, oggi invece ha toppato per tre volte di fila la qualificazione. Ho sentito l'ex presidente federale dire che siamo usciti con la Bosnia perché mancavano le strutture, quando la capienza dello stadio in cui siamo eliminati equivale ad una curva di San Siro".
"Sì, avevo preso Gerrard"
Dopo vent'anni c'è una conferma che vorrei dai te: ma davvero eri vicino a prendere Steven Gerrard?
"Sì, avevo preso Steven Gerrard dal Liverpool. Lo posso confermare. Poi abbiamo dovuto rinunciare al suo acquisto per tutto quello che è successo".
Si ringrazia Luciano Moggi per la cortesia e la disponibilità dimostrata in occasione di questa intervista.
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