LIVE BARDONECCHIA - CONTE: "Fondamentale ritrovare lo spirito Juve. Scudetto? Non ho firmato per obiettivi minimi, io voglio vincere"

11.07.2011 15:35 di Redazione TuttoJuve   Vedi letture
© foto di Giuseppe Celeste/Image Sport
LIVE BARDONECCHIA -  CONTE: "Fondamentale ritrovare lo spirito Juve. Scudetto? Non ho firmato per obiettivi minimi, io voglio vincere"

Antonio Conte si presenta per la prima volta nella sala stampa del ritiro bianconero di Bardonecchia per fare il punto sulla preparazione della squadra e rispondere alle tante domande dei giornalisti. "L'organizzazione è importante, così come la tecnica, la tattica: ma il primo obiettivo è ritrovare lo spirito della Juventus. Le altre cose vengono dopo - ha spiegato il tecnico salentino -. Dobbiamo avere voglia di combattere, di uscire dal campo con la maglia sudata, avere attaccamento, sapere di essere la Juve. L'equazione è Juve=vincere".

Ecco la conferenza integrale, trascritta da TuttoJuve.com:

I giocatori che sono venuti a parlare prima di te sono rimasti entusiasti del tuo lavoro. Tu hai questa sensazione di averli conquistati?
"Penso sia ancora molto presto per esprimere dei giudizi, visto che siamo ancora a quattro giorni dall'inizio del ritiro. Dico solo che utilizzo il mio metodo, metodo che ho utilizzato anche in passato. Per me non è cambiato niente rispetto a Bari, rispetto a Siena. Il metodo è quello, c'è un'idea di gioco, c'è un'organizzazione e questo mi preme molto. Abbiamo calciatori qualitativamente molto molto forti e messo in un'organizzazione di gioco secondo me possono rendere ancora di più".

Stai lavorando con moltissimi giocatori, alcuni dei quali probabilmente non rientrano nei tuoi piani. Hai cominciato a parlare con qualcuno di loro? Hai le idee chiare nei loro confronti?
"Io parlo quotidianamente con tutti i giocatori, questo è fuori dubbio. Siamo 28 in ritiro, 24 calciatori e quattro portieri. E nel momento che loro sono qui in ritiro con noi sono trattati da calciatori della Juventus e per me sono i migliori al mondo, tutti indistintamente. Lavoro, spiego, rispiego, magari grido anche, con tutti, perchè per me sono i miei giocatori. Allenare loro significa allenare in questo momento i giocatori più forti al mondo. Detto questo, con la società ci sono sempre delle idee molto molto chiare su tutto".  

Potessi scegliere adesso un solo giocatore, prendi un attaccante o un esterno sinistro?
"Sai, da un punto di vista di mercato preferisco comunque non parlare con voi, ma non perchè mi state antipatici, ma perchè ci parlo quotidianamente con la società, ed è giusto che le idee che abbiamo le conserviamo per noi, anche perchè poi quando andiamo su qualche giocatore vediamo triplicato il prezzo e non è il momento per strapagare i giocatori".

Cosa manca a questa squadra per tornare ai massimi livelli?
"Penso di averlo già detto un mese fa in conferenza stampa. Al di là dell'organizzazione, al di là delle situazioni tecnico-tattiche-fisiche, la cosa più importante a cui stiamo lavorando è che secondo me è importantissima, è cercare di ritrovare quanto prima lo spirito Juve. Questo è fondamentale, le altre cose vengono dopo. Grande voglia di combattere, grande voglia di sudare, di uscire dal campo con la maglia sudata, grande attaccamento nei confronti di questa maglia, sapere che siamo la Juve e che l'equazione è Juve=vincere. Questo è fondamentale. Questa è la cosa su cui stiamo lavorando tanto. La cosa importante è che ho trovato un gruppo non disponibile, ma disponibilissimo, perchè per primi i ragazzi hanno voglia di cancellare due annate sicuramente non felici".

Gasperini ha messo anche la Juve tra le candidate allo scudetto. Credi possa essere questo l'obiettivo?
"Nel momento in cui io ho firmato per la Juventus non ho firmato per obiettivi minimi, non è nel mio carattere, non è nella mia persona e lo dice anche il mio passato. Io voglio vincere. Detto questo, se ci riusciremo, oggi, 11 luglio, non posso dirlo. Sicuramente faremo di tutto per cercare di ottenere il massimo e di stare fino alla fine per ottenere il massimo. Poi se ci riusciremo o non ci riusciremo, molte volte è una virgola che sposta il successo dall'insuccesso, però noi dobbiamo esserci, questo è fuori dubbio". 

Se è quanto ti hanno dato fastidio i fischi ad Amauri? Hai parlato con lui? Un'altra cosa: in sede di presentazione hai detto che ti aspettavi molto da Buffon e Del Piero, per trasmettere ai nuovi arrivati il carattere Juve. Da questo punto di vista sei soddisfatto di questi primi giorni?
"Partiamo con la prima domanda. E' inevitabile che dopo due anni in cui la Juventus è arrivata al settimo posto non è che ci sia grande entusiasmo, quindi è comprensibile un po' di amarezza da parte dei tifosi. Detto questo, vorrei che i tifosi non guardassero mai indietro. Lo facevamo con la Juventus del passato. Noi dicevamo sempre: 'facciamoci scivolare le vittorie addosso'. Non guardiamo al passato. Il passato dice che veniamo da due annate non buone, due settimi posti. Quindi c'è amarezza e c'è delusione. Guardiamo al presente e facciamo qualcosa di importante per il futuro, che è la cosa più importante. Per me, per in calciatori e per la società.  I tifosi devono essere molto sereni, perchè noi faremo di tutto, di più e di più di tutto per lavorare nel presente affinchè il futuro sia un futuro roseo. Per il discorso di Buffon e di Del Piero, come ho detto, mi aspetto tanto da loro e con loro sono molto severo su tutti i punti di vista, perchè per me in questo momento sono dei miei giocatori. Sono stati dei compagni di mille battaglie, di mille vittorie e anche di mille sconfitte, si è pianto e si è riso insieme. Adesso ho bisogno che loro mi diano un grande aiuto sia in campo che fuori dal campo. Ma di questo sono certo, perchè si parla di due campioni, di gente che è abituata a vincere, sa quello che si deve fare per vincere. Mi aspetto tanto da loro e da gente come lo stesso Andrea Pirlo, che ha carisma, che ha personalità, che ha vinto. E devono  comunque prendersi delle responsabilità".

Ti aspettavi questa grandissima accoglienza dei tifosi? Sei soddisfatto? Sei contento?
"Guarda, è riduttivo dire che sono contento, perchè essere accolto con tutto questo entusiasmo ti riempie di gioia e di soddisfazione; già io sono carico a mille, ma ti dà una carica ancora maggiore perchè vedere tutta questa gente che viene qui a Bardonecchia, che magari si prende le vacanze per venire a vedere noi, ci deve dare veramente tanta gioia, a me e ai calciatori. Ci deve dare anche la responsabilità di avere milioni e milioni di tifosi che ci seguono e quindi una forza interiore ancora maggiore di quella che normalmente dovremmo avere. Ringrazio i tifosi perchè l'accoglienza è stata veramente eccezionale. Voglio ripagarli assieme alla squadra sul campo. Il ringraziamento migliore penso siano i fatti e non le parole".  

Ci puoi dire qual è la rivoluzione filosofica che stai portando avanti con i giocatori? Gli esterni offensivi che devono andare con grande forza? I due terzini un pochino più bassi? Sin dal primo allenamento hai lavorato sulla testa dei giocatori e sulle idee tattiche...
"Sì, perchè comunque quando ha uno ha un'idea di gioco ha bisogno di proporla subito, perchè c'è bisogno del tempo per assimilarla, per valutarla ed io fin dal primo giorno ho subito cercato di trasmettere la mia idea. Idea che viene trasmessa quotidianamente sul campo, non tralasciando lo spirito, che quello ci deve accompagnare sempre. Da un punto di vista tattico, ripeto, ognuno ha le proprie idee: si spostano i giocatori dieci metri indietro, dieci metri avanti, però non cambia assolutamente niente. L'importante è che ci sia un grande equilibrio della squadra e che i giocatori sposino alla perfezione l'idea di gioco. Vediamo come nella Copa America, un campione come Messi sia un altro giocatore normale rispetto a quello visto nel Barcellona. Un Brasile che ha rischiato di uscire con un attacco devastante, con gente come Neymar, come Lucas. Nel calcio stiamo facendo dei passi in avanti: c'è il singolo campione che ti può risolvere la partita, però se messo in un contesto di gioco esalti ancora di più le sue caratteristiche".

Quanto fastidio ti dà il fatto di non avere subito a disposizione i campioni che la Juventus ci ha promesso di comprare? Quanto ti può creare problemi il fatto di avere questi campioni magari tra quindici o venti giorni?
"Sicuramente questa è una domanda molto tecnica. E' inevitabile che ogni allenatore vorrebbe avere il 95% della rosa al completo in ritiro. Ma bisogna tenere presente che è molto difficile. Difficilmente si parte al completo. E' difficile fare del mercato, soprattutto quest'anno , che è un mercato molto bloccato, molto fermo. Si è messa di mezzo anche la Copa America a tenerlo ancora più bloccato e quindi diventa ancora più difficile. Noi stiamo lavorando, stiamo cercando di costruire una squadra. Non mi piace parlare di gruppo, mi piace parlare di squadra, con gli effettivi che noi abbiamo. Lavoriamo con loro e per me - ripeto - sono i giocatori più forti al mondo. Su di loro costruisco il presente e cerco di costruire il futuro. Il mercato è aperto fino al 31 agosto, le idee nostre sono ben chiare. E' inevitabile che ci siano delle strategie di mercato e delle situazioni di cui bisogna tener conto".

Com'è questo impatto iniziale con la società? La senti vicina? Pensi di poter essere protetto nella buona e nella cattiva sorte eventualmente? Un'altra cosa: mi sembri molto sacchiano. Hai fatto vedere le cassette come faceva Sacchi? Come hanno preso questi campioni la tua idea di gioco?
"Rispondendo alla prima domanda, sono molto sereno perchè so di avere alle spalle una società che, prima di tutto, mi ha scelto sapendo i pro e i contro. Nel momento in cui mi hanno scelto io sono molto sereno. C'è grande sintonia tra me, il direttore Marotta, Fabio Paratici e il presidente Andrea Agnelli. C'è sicuramente unità d'intenti. Detto questo, un grande allenatore lo fa sempre la grande società. Durante l'anno sicuramente ci saranno dei momenti in cui avremo delle difficoltà, la società si schiererà sicuramente con Conte, è fuori dubbio. Mi sono dimenticato una cosa: il grande allenatore lo fa la società, ma anche i calciatori, non dimentichiamoci l'elemento principe del gioco del calcio, perchè i protagonisti assoluti sono sempre loro. Non si è mai un buon generale se non hai grandi soldati. Il fatto dei video, fanno parte del proprio metodo. Io utilizzo molto dal punto di vista tattico i video".

Come si insegnano la mentalità e lo spirito che tu ritieni tanto importanti...
"Difficilmente parlo di me ai miei calciatori, se non per dire cose negative di me come calciatore. Se voglio far capire al centrocampista centrale che deve giocare con uno o due tocchi, non deve fare come me che portavo palla, poi mi inserivo. Parlo di me quando devo fare esempi negativi. La juventinità penso che non sia il solo a doverla trasmettere. E' inevitabile che chi è stato tanti anni alla Juventus, la juventinità la trasmette anche solo col respiro".   

Dovrai apportare delle modifiche al tuo sistema di gioco o all'idea che avevi per far posto a Pirlo? Pirlo è un giocatore ideale per quello che avevi fatto?
"Sì, ritorno sempre allo stesso discorso. In una organizzazione il campione ci entra dentro. Questo è molto molto naturale. Non c'è nessun problema di questo tipo. Stiamo parlando di Pirlo al di là delle qualità tecniche e calcistiche, ma stiamo parlando anche di un professionista esemplare sotto tutti i punti di vista. Quindi, ripeto, si sente parlare sempre di discorsi che sono molto molto riduttivi. Se si pensa sempre al discorso della collocazione tattica siamo molto lontani. Io non vorrei fare un esempio irriverente, ma se io guardo il Barcellona vedo che sette giocatori non sanno difendere, eppure vincono e stravincono. Sette giocatori, sette, non uno. Sono giocatori propensi alla fase offensiva. Xavi e Iniesta non sono interditori; Pedro, Villa e Messi sono attaccanti; Dani Alves è un esterno mascherato da terzino, Busquets in messo al campo è un giocatore molto tattico, molto ordinato. Difendono con tre giocatori effettivi più il portiere. Però è molto importante avere un'idea di gioco, avere un'organizzazione, perchè se alla base c'è questo allora secondo me abbiamo qualche chance in più per tornare ad essere quello che dobbiamo essere, non che eravamo".