Juventus, così non sei una squadra: gestione finale inaccettabile a Sassuolo

Juventus, così non sei una squadra: gestione finale inaccettabile a SassuoloTuttoJuve.com
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di Massimo Pavan
La Juventus perde 3-2 a Sassuolo mostrando di non essere ancora una squadra: disordine, poca concretezza e una gestione finale semplicemente inaccettabile.

La sconfitta per 3-2 contro il Sassuolo non può essere archiviata come una semplice partita storta. La Juventus ha perso perché, nel momento decisivo, ha dimostrato di non essere ancora una squadra. Undici calciatori possono indossare la stessa maglia, ma senza ordine, lucidità e spirito collettivo non basta per rappresentare un club con ambizioni importanti.

La formazione di Luciano Spalletti ha pareggiato due volte grazie a Zhegrova e, in entrambe le occasioni, ha immediatamente distrutto quanto appena costruito. Il gol di Adzic all’ultimo minuto è la fotografia di una gestione assurda: tutti avanti senza criterio, nessuna protezione preventiva e una squadra completamente spezzata.

Una Juventus lenta e prevedibile

Il primo tempo aveva già mostrato segnali preoccupanti. La Juventus ha mantenuto maggiormente il pallone, senza riuscire a imporre un ritmo adeguato. Troppi errori tecnici, movimenti offensivi scollegati e una circolazione che raramente ha messo in difficoltà il Sassuolo.

Nico Gonzalez ha sfiorato la traversa dopo appena due minuti, mentre Koopmeiners ha sprecato una buona occasione con una conclusione centrale e debole. Conceição ha provato a creare qualcosa attraverso le proprie accelerazioni, ma la squadra non ha occupato correttamente l’area.

Kolo Muani è rimasto isolato, senza ricevere palloni realmente sfruttabili. La Juventus ha cercato il centravanti troppo poco e troppo male, confermando quelle difficoltà offensive già emerse nelle precedenti giornate.

Il Sassuolo ha atteso e sfruttato gli errori avversari. Una strategia semplice, resa efficace dalla lentezza e dalla scarsa precisione dei bianconeri.

Nessuna identità collettiva

Una squadra vera si riconosce nei momenti di difficoltà. Sa abbassare il ritmo quando necessario, compattarsi dopo un gol e leggere le diverse fasi della partita. La Juventus, a Sassuolo, non ha fatto niente di tutto questo.

Dopo lo svantaggio firmato da Esposito, i bianconeri hanno reagito soprattutto attraverso iniziative individuali. Alajbegovic ha impegnato più volte Muric, Douglas Luiz ha cercato la conclusione e Zhegrova ha portato talento e imprevedibilità.

Il pareggio all’81’ avrebbe dovuto rappresentare un nuovo inizio. La Juventus avrebbe dovuto ritrovare le distanze, evitare di concedere ripartenze e preparare con pazienza l’eventuale assalto finale. Invece ha continuato ad attaccare in maniera frenetica, lasciando metri enormi alle spalle del centrocampo.

Non è stata una dimostrazione di coraggio. È stata mancanza di organizzazione.

Due gol subiti dopo due pareggi

L’aspetto più grave riguarda la reazione successiva ai gol di Zhegrova. Dopo l’1-1, la Juventus si è esposta fino a concedere a Bakola la possibilità di costruire l’azione del nuovo vantaggio. Bowie ha completato il lavoro segnando il 2-1 a due minuti dal termine.

Zhegrova ha avuto la forza e la qualità per trovare immediatamente il secondo pareggio. A quel punto mancava pochissimo. La Juventus aveva evitato per la seconda volta la sconfitta e doveva soltanto gestire gli ultimi palloni con intelligenza.

È successo l’opposto. La squadra si è nuovamente riversata in avanti, lasciando il campo aperto al Sassuolo. Adzic ha ringraziato e ha firmato il definitivo 3-2.

Subire un gol subito dopo aver pareggiato può essere un episodio. Farlo due volte nello stesso finale significa non aver compreso la partita.

Le responsabilità di Spalletti

I calciatori hanno evidenti responsabilità, ma la gestione riguarda anche l’allenatore. Spalletti ha scelto di aumentare progressivamente il peso offensivo inserendo Zhegrova, Woltemade e Sarr. I cambi hanno prodotto una reazione e il doppio pareggio, ma hanno anche modificato gli equilibri della squadra.

Quando il risultato è tornato sul 2-2, dalla panchina avrebbe dovuto arrivare un messaggio chiarissimo: compattezza, copertura e niente rischi inutili. La Juventus non aveva l’obbligo di cercare il terzo gol a qualsiasi costo.

La voglia di vincere non giustifica l’anarchia. Una grande squadra sa riconoscere quando può colpire e quando, invece, deve proteggersi. Continuare ad attaccare senza centrocampo e senza adeguate coperture non è mentalità offensiva: è irresponsabilità tattica.

Spalletti dovrà spiegare perché la sua Juventus si sia fatta trovare due volte completamente aperta negli ultimi minuti. Le assenze possono giustificare la qualità inferiore delle alternative, non una simile incapacità di leggere la partita.

Zhegrova salva almeno la dignità

In una serata negativa, Zhegrova è stato l’unico capace di produrre qualcosa di straordinario. Entrato nella ripresa, ha segnato due gol e ha rimesso due volte in piedi una Juventus che sembrava condannata.

La sua prestazione pone anche qualche interrogativo sulle gerarchie. Il giocatore escluso dalla lista UEFA è stato quello con maggiore qualità, cattiveria e personalità. Senza di lui, la sconfitta avrebbe probabilmente assunto proporzioni ancora più nette.

Bene anche Alajbegovic per intraprendenza. Il giovane ha impegnato più volte Muric ed è stato uno dei pochi a cercare con continuità la porta. Non può però spettare a lui sostenere quasi da solo la produzione offensiva di una squadra come la Juventus.

Una difesa irriconoscibile

La solidità difensiva era stata il principale punto di forza delle prime giornate. Contro il Sassuolo è improvvisamente scomparsa.

Esposito è stato lasciato libero in occasione del vantaggio, Bowie ha trovato campo nel finale e Adzic ha potuto completare la beffa senza incontrare un’opposizione adeguata. Il problema non è stato soltanto dei difensori: tutta la squadra ha smesso di proteggere la propria porta.

La fase difensiva comincia dagli attaccanti e dipende dalle distanze tra i reparti. Quando il centrocampo scompare e gli esterni non garantiscono copertura, anche i migliori centrali possono essere esposti a situazioni impossibili da controllare.

Questa Juventus non è ancora una squadra

La conclusione è dura ma inevitabile: la Juventus vista a Sassuolo non è una squadra. Possiede individualità, talento e alternative, ma non ha ancora un’identità collettiva sufficientemente forte.

Una squadra non perde due volte l’equilibrio dopo aver appena raggiunto il pareggio. Una squadra non confonde l’ambizione con la frenesia. Una squadra non concede il gol decisivo all’ultimo minuto perché tutti pensano ad attaccare e nessuno alla protezione.

Il 3-2 rappresenta una bocciatura pesante per tutti. Per i giocatori, incapaci di leggere il momento; per Spalletti, che non è riuscito a trasmettere lucidità; per una Juventus che dichiara di voler tornare ai massimi livelli ma continua a commettere errori incompatibili con quelle ambizioni.

Le assenze sono tante, ma non possono diventare un alibi. A Sassuolo è mancata prima di tutto la testa. E senza testa, organizzazione e responsabilità collettiva, la Juventus resterà soltanto un gruppo di giocatori: non una vera squadra.