Juve – Milan, c’è chi si asciuga le lacrime e chi il sudore

Juve – Milan, c’è chi si asciuga le lacrime e chi il sudore
sabato 11 marzo 2017, 18:40Primo piano
di Gianmaria Di Candia

Boskov diceva “partita finisce quando arbitro fischia”. Di certo non un pensiero frutto di chissà quale mente superiore. Semplicemente una delle massime più banali e scontate dello sport. Eppure, a quanto pare, molti faticano a comprenderla. O forse no? 

Forse si vede solo ciò che si vuol vedere? Ci sarebbero un goal in fuorigioco di Bacca ed un rigore clamoroso non dato per fallo su Dybala nel primo tempo. Ma star qui a discutere di centimetri o di secondi significherebbe offendere l’intelligenza di chi legge e soprattutto di chi scrive. Esiste un regolamento ed un arbitro che lo applica. Banalità anche questa. Certo, non si pretende che tutti conoscano a menadito le regole. Basterebbe che venisse riconosciuta l’autorità dell’arbitro e la legge del rettangolo verde.

Ah, già, che sciocco. Siamo in Italia! Cos’è la legge?

Ma quindi a cosa è servita Juve – Milan, oltre a far rodere il fegato e mezza Italia? Semplice, è servita a ricordare che tra la Juventus e le sue “rivali”, c’è un abisso. A livello tecnico, manageriale e soprattutto di cultura sportiva. Che poi, parliamoci chiaro, è il passato ad assegnare loro il ruolo di “contendenti al titolo” perché, se si dovesse guardare la situazione attuale, non ci sarebbe posto per nessuna. Ed è il campo a dimostrarlo.

Una partita dominata dalla compagine bianconera dal 1’ minuto al 96’ minuto, almeno 5 occasioni nitide da goal, 56% di possesso palla e, di fronte, il peggior Milan della stagione. Almeno negli scontri contro la Juventus.

In tale direzione, sintomo della disastrosa prestazione dei rossoneri è la palma di migliore in campo assegnata a Gianluigi Donnarumma, di gran lunga l’unico a salvarsi. Fino al fischio finale. Già, perché poi il 18enne rossonero si lascia andare ad uno sfogo fuori luogo, sicuramente dovuto alla sua giovane età. Concediamoglielo. E’ bene che sappia, però, che se vuole raggiungere quella vetta chiamata Buffon (ed ha tutte le doti per farlo) c’è da crescere, e tanto. Soprattutto a livello di mentalità.

Stesso discorso vale per le aspiranti “contendenti al titolo”. Fermarsi a piangersi addosso, non è il modo migliore per migliorarsi. Ci vuole sudore, non lacrime. C’è chi è sprofondato nell’inferno della Serie B, ha lavorato sodo, ha sudato e sofferto ed ora è lì a godersi il meritato paradiso. E c’è invece chi è rimasto ancora ad undici anni fa, fermo, a puntare il dito su chi corre.

C’è chi si asciuga le lacrime e chi il sudore.