IL TERZO TEMPO - Impressioni di settembre: inizio di stagione horror e mercato preoccupante. La Juve si aggrappa ad Allegri
“Impressioni di settembre” cantava la PFM. E sarà per i toni malinconici adatti al cattivo inizio stagionale dei bianconeri, ma qualche impressione da scaricare su carta, è sorta a ciascun appassionato di Madama, compreso il sottoscritto.
Partiamo dal campo, che è l’aspetto che più tiene in scacco i pensieri degli appassionati in bianco e nero: un punto in due partite, per giunta contro Udinese ed il neopromosso Empoli, rappresentano davvero poca cosa. Se con i friulani si erano visti sprazzi di bel gioco, rovinati dal doppio harakiri del portiere polacco, contro l’ottima squadra di Andreazzoli la pochezza mostrata in campo è stata sconcertante.
Ero allo stadio e l’incredulità era palpabile, si respirava nell’aria. Una squadra troppo brutta per essere vera, priva di identità, idee e carattere, con l’unica eccezione del solito Chiesa, l’unico a provarci sempre e a non risparmiarsi mai una corsa in più per la squadra. La logica conseguenza sono stati i fischi, sonori, all’intervallo e a fine partita. Disapprovazione non ingenerosa, non da tifosi con la puzza sotto il naso, come quelli sentiti di tanto in tanto negli ultimi due lustri. Sono stati fischi meritati.
Sarà stata la preparazione, la confusione dello schieramento (con McKennie schierato falso nueve, che obbrobrio) o lo shock causato dall’improvviso addio di Ronaldo. Sta di fatto la che i bianconeri avevano assunto le mostruose sembianze di un fantasma privo di consistenza ed incapace di spaventare anche l’avversario più intimorito che, al contrario, prendeva coraggio ogni minuto in più. Gli azzurri hanno confezionato così una vittoria da incorniciare (la prima nella loro storia in terra sabauda), meritata ed impreziosita dal gol di Mancuso, bomber di provincia da una una vita, il cui cartellino era transitato anche sotto l’egida della Juventus.
Che dire dunque della squadra? Sicuramente messa male in campo dall’allenatore, smanioso di cercare soluzioni alternative, quasi avveniristiche, al vuoto lasciato dal portoghese. Anche con Morata in campo è andata, se possibile, anche peggio. Tasso di pericolosità sempre più basso, errori tecnici a non finire soprattutto in mezzo al campo e tanta confusione, frutto dell’inesperienza e della insana voglia di risolvere la partita mettendosi in proprio. Allegri deve trovare un modulo fisso su cui impostare il gioco ed eventualmente su questo costruire delle variabili da sfruttare a stagione o a partita in corso. Cambiare schieramento continuamente quando si deve rimontare è, il più delle volte, improduttivo. Dybala, a causa della povertà tecnica del centrocampo, è costretto ad orbitare troppo distante dalla porta. L’innesto in mediana di Locatelli o del rientrante Arthur potrebbe donare maggiore fantasia e precisione ed un reparto in cui Danilo, pur fuori ruolo, è stato il meno peggio.
Passando al mercato, il giudizio è, se possibile, ancor più impietoso. Un’estate intera ad inseguire Locatelli, per la verità voluto sin dall’estate 2020. Per sferrare l’attacco decisivo si è atteso l’europeo in cui il giocatore, pur non essendo titolare, ha sbancato con la doppietta rifilata alla Svizzera. Conseguenze? Valutazione irremovibile di 37 milioni da parte del Sassuolo, perlomeno edulcorata dal comodo prestito biennale. Muovendosi per tempo, si potevano risparmiare almeno 10 milioni. Poi l’acquisto di Kaio Jorge, ottimo dal punto di vista finanziario ma chissà quanto sul piano tecnico, visto che il giovanissimo brasiliano è pressoché uno sconosciuto. Sarà il campo a dirci se si tratta di un buon affare o di un flop. E veniamo agli ultimi, tragicomici, giorni di calciomercato. Ronaldo va, Ronaldo resta, anzi va. Il divorzio si è consumato in poche ore, anche se il fuoco ardeva sotto la cenere delle dichiarazioni rassicuranti delle parti. La Juventus si alleggerisce di un ingaggio pachidermico, ammortizza il costo del cartellino, ma perde un uomo da 30 gol stagionali. La vera beffa arriva alla pubblicazione delle cifre ufficiali dell’affare: 15 milioni comodamente pagabili in 5 rate, più eventuali 8 di bonus. A bilancio, minusvalenza pari a 14 milioni. Fare minusvalenza con quello che è, ancora oggi a quasi 37 primavere, uno dei calciatori più forti ed influenti del pianeta, è semplicemente ridicolo.
Così è partita la frenetica corsa al sostituto. Tutte le strade portavano a Moise Kean: conosceva l’ambiente bianconero ed il tecnico, è giovane, ambizioso e rappresentava un esubero per l’Everton. La Juventus lo aveva ceduto proprio ai Toffees, due anni orsono, a circa 30 milioni. Ebbene, dopo una stagione fallimentare, passa in prestito al PSG delle stelle dove realizza ben 17 reti, non proprio un bottino magro. Nonostante ciò i parigini lo rispediscono a Liverpool, dove però è chiuso da Calvert-Lewin. La Juventus lo riprende in prestito biennale a 7 milioni (3 nel 2021 e 4 nel 2022) con obbligo di riscatto a 31 milioni (28 fissi più 3 di bonus).
Ritengo Moise uno dei talenti migliori del calcio italiano per doti tecniche e fisiche. Se affinasse il carattere un po’ spigoloso potrebbe diventare un crack. Ma le cifre della prima cessione e del riacquisto devono far riflettere: una Juve ricattata quando deve cedere e costretta al rialzo quando deve comprare. Dov’è finita quella dirigenza che portava plusvalenze e scovava a prezzi stracciati potenziali fuoriclasse? Il vero fenomeno era, e mi duole dirlo, Beppe Marotta. Basti guardare il lavoro egregio che ha svolto all’Inter. Ceduti Lukaku e Hakimi per quasi 200 milioni complessivi, ha sostituito il belga con Correa e Dzeko spendendo appena 31 milioni, aggiunti ai 15 per Dumfries sull’esterno destro. Ha perso Conte (alleggerendosi dei 12 milioni annui di ingaggio) ma ha preso Inzaghi, il più simile al salentino in circolazione per modo di giocare e temperamento. Nulla da dire: chapeau.
Magari (e tutti ce lo auguriamo) il campo smentirà in toto le considerazioni di esperti e addetti ai lavori che hanno assegnato unanimemente insufficienze alla nuova coppia Arrivabene-Cherubini. Il mercato più povero dell’era Agnelli, un po’ per il Covid, un po’ per mancanza di idee. Nelle griglie di partenza di tutte le principali testate nazionali la Juventus è messa tra il terzo ed il quinto posto. Un chiaro effetto dell'addio di CR7, visto che quasi tutti la mettevano in pole position fino a dieci giorni fa. Io non sono così pessimista. La stagione è lunga e la Juventus lotterà per il titolo. Complessivamente la rosa è senza dubbio di ottimo valore, ma lascia la sensazione che sia stata costruita a casaccio, bruscamente ringiovanita e reduce da due anni di indebolimento progressivo e mercati confusionari. Ruolo preponderante lo avrà Allegri: attorno al mister orbitano le speranze dei tifosi e dei dirigenti. Con la sua proverbiale intelligenza ed un pizzico di fantasia dovrà trovare il modo di far esprimere al meglio i talenti a disposizione. A partire al trittico Napoli-Malmö-Milan, tre sfide che sembrano già decisive.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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