IL TERZO TEMPO - Allegri triste profeta di quanto successo a Milano. Livornese multato e ADL immune ad ogni sanzione, un paradosso tutto italiano
Siamo costretti oggi ad iniziare l’analisi della giornata di campionato con una di quelle notizie che non vorremmo mai sentire. Negli scontri tra tifoserie, o presunte tali, di Inter e Napoli un tifoso nerazzurro ha perso la vita, investito da un van di tifosi ospiti. Altri tifosi napoletani sono stati accoltellati e feriti in modo lieve. Un bollettino medico da guerriglia urbana che non nulla ha a che vedere con quello che è solo un gioco, quello preferito dagli italiani, che dovrebbe semplicemente permettere ai bambini di sognare ed alle famiglie di stare unite, ancorché divise dalla rivalità sportiva. Suonano, più che mai, mestamente profetiche le dichiarazioni di Allegri nell’immediato post partita di Atalanta-Juventus, l’invito rivolto a “qualche” alto dirigente ad abbassare i toni, non alimentare complotti e sospetti infondati, non aizzare gli spiriti violenti di qualche imbecille cronico travestito da tifoso. È avvenuta, a distanza di poche ore dalle parole del tecnico livornese, l’eclissi di questo sport e dei suoi valori. De Laurentiis in settimana aveva parlato di un “Mazzoleni (l’arbitro designato per Inter-Napoli) cattivo e non imparziale” con il Napoli. Con queste dichiarazioni ha alimentato, ci auguriamo inconsapevolmente, un clima belligerante tra tifosi e non solo, trasformando la stessa gara sul rettangolo verde in una battaglia. Risultato? Napoli sconfitto e due ineccepibili rossi per i due interpreti partenopei migliori: Koulibaly ed Insigne hanno perso le staffe e sono andati giustamente sotto la doccia in anticipo. In mezzo, un’intera partita condita dai “buu” razzisti degli interisti nei confronti del senegalese, poi espulso, ed una tensione irrealistica per una partita di calcio tra i giocatori in campo. Infine, l’uccisione del tifoso interista, non nuovo al mondo delle curve e con dinamiche ancora da chiarire, nel post gara. Una scena medievale, carnevalesca se non ci fosse di mezzo la vita di una persona. Ha ragione Allegri: in Italia c’è una gigantesca questione culturale da mettere a posto. Cultura del rispetto dell’avversario, dell’arbitro e dei tifosi. Educazione, eleganza e stile, come ribadito dal livornese, non si comprano al mercato mentre per gli organismi di vigilanza i provvedimenti sono presi quasi sempre in maniera tardiva o troppo tenue. Così, in giornata, il giudice sportivo ha comminato due giornate a porte chiuse per l’Inter (più un’ulteriore giornata di chiusura per la sola curva) e due partite di squalifica per i giocatori partenopei espulsi. Considerando che ci saranno i consueti ricorsi delle società è lecito attendersi anche uno sconto. Peccato che il procuratore federale Pecoraro (di nota fede calcistica partenopea) nulla abbia eccepito circa le esternazioni deliranti di De Laurentiis, che hanno senza dubbio acceso più di una miccia in una settimana già colma di tensione.
Ci sono i regolamenti, le regole sono chiare, ma quando si tratta di deferire o squalificare “qualcuno” il Giudice Sportivo riesce al massimo a comminare una multa di diecimila euro al tecnico dei bianconeri. Avrebbe proferito “espressioni insinuanti nei confronti dei collaboratori della Procura Federale”. Piuttosto che insinuare ed essere puniti, sarebbe meglio prendere esempio da ADL, accusando direttamente e tendenziosamente col bonus-premio dell’impunità. Si era paventata l’ipotesi di fermare il campionato, ma Gravina l’ha messa da parte, sottolineando la necessità del calcio italiano di andare oltre certi episodi di violenza ed intolleranza. Magari, oltre ad andare avanti, sarebbe il caso di individuare i razzisti e sbatterli fuori dagli stadi, prendere coloro i quali vanno a San Siro con catene ed armi da taglio non vi mettano più piede. Perché le chiacchiere e gli sproloqui non sono mai serviti a nulla e mai risolveranno problemi. Il campo, a dispetto del durissimo pari di Bergamo, ha lasciato in eredità un punto in più di vantaggio sugli immediati inseguitori. L’ambiente dell’Atleti Azzurri d’Italia ha disorientato la Signora ed il signor Banti da Livorno, seppure entrambi siano riusciti ad uscirne invitti. L’Atalanta ha fatto una grande partita, di aggressività e coraggio, meritando il punto conquistato. Ha approfittato di una Juventus poco pronta in alcuni interpreti (Khedira, Douglas Costa, Bonucci su tutti) e forse disorientata dall'iniziale assenza di interpreti come Pjanic e Cristiano Ronaldo. Proprio lui è entrato ed ha rimesso in carreggiata la Signora. Non subentrava a partita in corso, con i club, dal lontano 2013: fu Mourinho, al Real Madrid, l’ultimo a lanciare CR7 dalla panchina, un dato che parla da solo. Bentancur, con il meritato (e ritardato da un incerto Banti) doppio giallo, ha mostrato qualche pecca di inesperienza e di irruenza, già notate e preventivabili per un ventunenne che resta di grande prospettiva. Come ha ben detto capitan-dottor Giorgio Chiellini ai microfoni, la battaglia di Bergamo ha portato in dote quello che assomiglia più ad un punto guadagnato che a due lunghezze perse. I numeri, ad oggi, parlano di 50 punti in campionato, frutto di due pareggi e sedici vittorie, ad una giornata dal giro di boa. Cifre mostruose, che lasciano poco spazio e critiche o dubbi. La proiezione finale è sui 105 punti, anche se per vincere lo scudetto potrebbero bastarne (Allegri dixit) 84 - 85. Nella sfida di domani, contro la Sampdoria del sempreverde Fabio Quagliarella, è necessario mettere altro fieno in cascina, in vista del periodo cruciale tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, quando certe distrazioni, contro avversari come l’Atletico Madrid, sarà meglio non vederle.
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