IL SENTIMENTO POPOLARE
Scrivere a pochi giorni di distanza dalla serata di Juventus-Milan e a qualche ora dalla sfida di Champions contro il Porto, è cosa più semplice, seppur dopo una delusione mediatica che ha destabilizzato, a quanto pare, l'intero paese calcistico. Infatti non scriverò della partita nello specifico, ma cercherò di ampliare il discorso alle reazioni dei risultati della Juve in Italia e in Europa nell’ultimo ventennio, così da avere una visione complessiva del fenomeno Juve in Italia e agli occhi degli altri paesi europei.
Già, Juve-Italia e Juve-Europa. Quasi come fosse il titolo di un romanzo che parla di un amore mai sbocciato veramente. Ogni volta è come fosse una scalata del K2 o dell’Everest terminata a pochi metri dalla cima con il mancato supporto di tutti. Ovviamente, non dei tifosi bianconeri. E’ come se ci si aspettasse (e alcuni se lo augurano proprio) una debacle ricorrente della Signora in campo europeo e, ovviamente, in Italia. Un traguardo così desiderato quanto spesso svanito sul più bello quello europeo contro un dominio assoluto in territorio nazionale. No, non voglio di certo vestire il ruolo della pessimista di turno, come molti non sportivi si augurano. Sì, avete capito bene: sono colma di ottimismo dopo una "sconfitta mediatica" cocente del genere, alimentata da polemiche futile basate sul nulla. Avrei potuto comprendere se invece si fosse trattato di qualche episodio su cui poter far polemica. E invece no, colpo di scena! Siamo difronte ad un nuovo fenomeno di assoluta rarità: questa volta non è l'episodio discutibile a prendersi la scena, ma per la prima volta...non esiste l'episodio! Ci basa sul NULLA. Perchè continuare ad ossigenare il fuoco di un sospetto infondato è davvero da autolesionisti. Eppure, è così. Non l’avreste mai detto, eh? 95 minuti contro la Juventus racchiusi in quel secondo: braccio largo o no? Congruo o no? Rigore o no? E gli juventini retogradi e davvero ingenui, ancora convinti che si possa discutere di calcio con razionalità, come se gli un telespettatore, un tifoso allo stadio o un lettore fossero in qualche modo interessati alla verità di una partita: “ma c’era prima il rigore su Dybala. Pjanic che si vede annullare senza motivo la propria rete a San Siro su punizione. Icardi stesso non ha mai protestato su un rigore inesistente. Gonzalo a Firenze l'ha presa con il braccio e la mano". "Ma cosa vuoi che sia? Passa tutto quanto" come tuonava la frase di un noto cantante italiano.
Una delle cose che ho imparato frequentando “l’università del calcio” è che a demoralizzarsi e a dimenticare si fa subito quando viene a mancare l'interesse. E’ un espediente che serve a capire delle cose che magari non sono immediatamente chiare.
Tutto ciò è ovviamente opinabile, parziale e soggettivo. Ma a volte, la svolta vera e propria di una squadra e di un gruppo è determinato dal criterio con cui si affronta un determinato avvenimento storico, come una partita di calcio, in questo caso.
L’Italia è quel paese così strano che "se io perdo ma perdi anche tu, allora sono felice". Tutti si augurano di trovare la Juventus nei luoghi più oscuri di una classifica e sull'orlo di un fallimento o scandalo di turno.
Ma l’Italia è anche quel paese dove il tifoso della propria squadra,(ovviamente non si intende generalizzare, sia chiaro) spera di realizzare i propri successi su un'ecatombe altrui, o peggio: non si accetta mai di essere di qualità inferiori sul campo, quindi attaccarsi al nulla diviene più facile. Come per altri aspetti, il calcio funziona da amplificatore di sentimenti che scorrono sottopelle nella società e ne rappresentano i tratti meglio di molti trattati sociologi, filosofici o editoriali giornalistici.Io credo che al di là delle sconfitte o delle vittorie, quello che può realmente portare un cambiamento, nello sport e nella società, è il dialogo. Sano e non mosso sempre dalla macchina dell’odio e del fango. Il dialogo e l’educazione, intendendo per questo l’intervento formativo delle istituzioni sportive, ma non solo. Un giornalista che racconta di sport non può alimentare odio tra tifosi con la "teoria del sospetto" di turno, inesistente. In questo caso specifico, gli sfottò sono la bellezza del calcio, e si sa. Ma ci sono modi e modi, perchè l'odio e la rabbia portano solo all'odio e alla rabbia.
Il modo con cui si affrontano gli avvenimenti sportivi e non solo, è il nodo nevralgico del sistema sportivo italiano. Giornalisti esperti che prima evidenziano il peggio di una squadra avvalendosi di ipotesi complottistiche, anzichè mostrare spiragli di successo o qualità mostrata nel gioco. L’ignoranza combinata all’arroganza, l’arroganza data dall’ignoranza, trova numerosissimi esponenti nel calcio a tutti i livelli. Negli altri paese questo non accade. Non domandiamoci però, perchè le altre squadre europee hanno più vita nelle competizioni rispetto alle nostre.
Il problema riguarda non solo gli appassionati di calcio e chi lo pratica e lo gestisce, e non è purtroppo nuovo tutto questo. Invece di aiutarci a vicenza, siamo incredibilmente fenomenali, unici al mondo, a distruggerci a vicenda. Ma attenzione, noi meritiamo il primato nel "podio" perchè questa volta si polemizza sul nulla. Il problema di fondo e più grave, è che tutto questo ci piace.
I tifosi-contro sono infatti quelle persone che odiano tutto ciò che incontri il favore della maggioranza o che può far bene ad un’intera comunità, come allungare la posizione delle italiane in Europa in caso di vittoria bianconera. Ma come poco poco gli stessi assaporano l'odore della passione popolare i tifosi-contro devono anzitutto far sapere al resto del mondo che loro, anche se non gioca la propria squadra, sperano che l’altra perda. Questo è un atteggiamento buffo, perchè soprattutto persone professioniste ed esperte di calcio, in Italia sfoggiano questo atteggiamento da professori sfiduciati verso la propria classe di studenti considerandoli “asini” a prescindere, prima di far loro un esame.
Fatto sta, che i tifosi-contro, anche se spesso non se ne rendono conto, partecipano all’evento collettivo appunto nelle vesti di chi condanna la partecipazione nonostante ne vada a discapito dell’intera comunità. Perfetto l’esempio del Ranking: che la Juve esca dall'Europa per la gioia di tutti gli altri tifosi? Nessuna possibilità della propria squadra di partecipare alle competizioni europee se non ci si classifica almeno terzi. Ma cosa importa, la Juve intanto è stata eliminata.
Non mi è chiaro se lo fanno perché hanno in odio tutto ciò che sa di popolo o di collettività, o se questa è una forma di vendetta sportiva che si riflette nei confronti di uno Stato dal quale si sentono tutti tagliati fuori. Se l’ultima ipotesi è corretta, bisognerebbe proprio saper incanalare in modo più concreto e serio la propria inspiegabile rabbia.
D’altronde, non c’è nulla di nuovo sotto questo cielo italiano.
Facciamocene una ragione. Mai ci verrà concesso l’onore per le ormai interminabili vittorie bianconere in Italia (figurarsi in Europa!) e mai saranno riconosciute attenuanti per le pur rare sconfitte. Anche quando finirà il digiuno in campo europeo, dove dall’alto di scoppole, troveranno una macchinazione che giustifichi la nostra vittoria. Non perdiamo tempo, energie e nervi su questa roba. Anzi, godiamocela. Veder sbraitare ed abbandonare la via della ragione tutta in una sola volta e vedere la composita schiera che va da attori comici e giornalisti al crepuscolo, fino a stimabili personaggi pubblici del nostro paese, mi ha fatto capire che ci sia davvero qualcosa che vada rivisto nel nostro paese.
Nulla di nuovo dunque, sotto il cielo italiano.
Dormiamo beatamente, che la strada per Cardiff è ancora lunga...
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