FAGIOLI: “Squalifica? Dal mio punto di vista mi avrebbe aiutato giocare a calcio. Stare lontano dai campi è una punizione. Società e compagni mi hanno aiutato tantissimo”

FAGIOLI: “Squalifica? Dal mio punto di vista mi avrebbe aiutato giocare a calcio. Stare lontano dai campi è una punizione. Società e compagni mi hanno aiutato tantissimo”TuttoJuve.com
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martedì 27 febbraio 2024, 19:51Primo piano
di Camillo Demichelis

Nicolò Fagioli è stato ospite al teatro Araldo per assistere ad uno spettacolo sul gioco d'azzardo. A margine dell'evento il giocatore della Juventus ha rilasciato alcune dichiarazioni: 

Come stai?
“Sto molto meglio. Un anno fa è stato il momento più difficile della mia vita, adesso con l'aiuto di Paolo sto migliorando. Ora mi fa stare bene la mia famiglia, i miei amici e fare sport.
Ho cominciato le prime volte quando avevo sedici anni, all’inizio era come un gioco, poi pian piano è diventato una malattia, ho iniziato subito con le scommesse sportive quando giocavo nel vivaio della Juve”.

Come hai iniziato a scommettere sugli sport?
“All'inizio pensi di saperne di più, poi anche guardando le partite in tv capisci che essere calciatore non ti porta un vantaggio. Da piccolo giocavo a calcio, a tennis e anche adesso sto giocando di più a tennis, poi ping pong e tutti quelli con la racchetta me la cavo”.

Che sensazioni ti dava il gioco?
“Prima di perdere il controllo mi piaceva proprio giocare, cercavo la dopamina senza esserne consapevole. Poi mi sono reso conto che era una malattia, ci ho messo troppo tempo a chiedere aiuto. Meno male che a maggio ho avuto l'idea di farlo”.

Come passi il tempo libero?
“Giocare a tennis mi aiuta tanto, mi diverte e nel tempo libero mi aiuta tanto”.

A scuola andavi bene?
“A scuola me la cavavo, avevo la media del 6, 7, stando abbastanza largo (ride). Non mi piaceva andare a scuola, questo no. Ma se ci ripenso ho vissuto bei momenti a scuola, la facevo con i compagni di squadra e ci siamo divertiti. Poi andavo alla scuola della Juve. Quando ti trasferisci vivi con i tuoi compagni quotidianamente, mentre la famiglia la vedi una o due volte a settimana, non è facile ma ti fa crescere in fretta”.

Perché ti sei iscritto a piattaforme illegali?

“Perché non potevo iscrivermi col mio nome intanto, anche se all'inizio non sapevo quale fosse la differenza tra i .it e i .com. Il motivo vero non lo so perché ho cominciato su quelle piattaforme, poi ho continuato perché mi trovavo bene li”.

Sapevi fossi illegale?
“Giocare on-line, che sia illegale o no, è sempre difficile vincere. Le perdite sono istantanee, le vincite hanno bisogno di tempo e quindi ricarichi subito, forse è questo il meccanismo per cui il banco vince sempre”.

I rapporti con amici e famiglia?
“Il rapporto con gli amici e la famiglia era cambiato, volevo sempre stare da solo, avevo la percezione che quello con loro fosse tempo perso. Ed è questa la cosa più cambiata nella mia vita”.

Come hai vissuto quel periodo?
“Ero sempre nervoso, l'unico mio sfogo era la partita perché mi allenavo male e questo faceva di me un calciatore che non dava il 100% sul campo”.

Quanto tempo trascorrevi al telefono per giocare?
“Al telefono trascorrevo tra le 10 e le 12 ore al giorno. Adesso? Adesso non gioco più, il telefono lo uso soltanto 3-4 ore”.

I videogiochi?
“Ai videogiochi giocavo, ma non troppo. Una o due ore al giorno, a Fifa o Call of Duty. Essere calciatore non è un fattore di rischio, la disponibilità economica non incide troppo perché poi se hai 100 giochi 100, se hai 1 giochi 1”.

Cosa ti ha spinto ad iniziare?
“Non so perché ho iniziato, forse la solitudine e la lontananza da casa ha influito in questo”.

Quanta voglia hai di tornare a giocare?

“Ho tantissima voglia di tornare in campo, non vedo l'ora. Il 19 maggio finsice la squalifica, il 25 vorrei giocare l'ultima di campionato. Gli Europei? Sono un sogno per me”.

Sulla squalifica?
“Dal mio punto di vista mi avrebbe aiutato giocare a calcio. Stare lontano dai campi è una punizione che mi hanno dato, ma che mi ha reso tutto molto più difficile. Sono stato obbligato ad accettarlo altrimenti non sarei più tornato”.

Ti senti sulla buona strada?
“Ho capito di essere sulla buona strada quando ho ricominciato ad apprezzare il tempo trascorso con la mia famiglia e i miei amici”.

I tuoi compagni ti hanno aiutato?
“Compagni e società mi hanno aiutato tanto standomi vicino. Mi manca lo spogliatoio prima delle partite, ma per il resto è come se non fosse successo nulla. Dopo che è uscito il casino ero più concentrato a non far uscire altre cose di me sui giornali che non sul resto, poi superate le prime due settimane son tornato a pensare alla squadra ed è stata dura non poter partecipare alle partite e trasferte. All'inizio ho provato rabbia e vergogna quando erano uscite tutte le cose sui giornali, dopo ho vissuto un momento di pace. Ora ho solo voglia di tornare in campo”.

Qualcuno ti hanno detto qualcosa incontrandoti?
“Allo stadio non ho ricevuto insulti che temevo, tipo a San Siro. Anche per strada. Continuo a fare quello che volevo serenamente”.

Cosa ti ha spinto a chiedere aiuto?
“Non dormire la notte, tutto il tempo che mi prendeva ricevere chiamate, messaggi...Ho chiesto aiuto perché avevo toccato il fondo”.

Pensavi di poter gestire tutto?
“Sembra una banalità, ma anche io a 16 anni pensavo di potermi controllare e non credevo a chi parlava di malattia”.

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