Chi lotta può perdere, ma chi non lotta ha già perso

Questa può essere una stagione fallimentare o diventare una stagione degna di essere raccontata. Sta a Pirlo e ai giocatori scegliere se lottare o meno.
28.02.2021 20:30 di Enrico Danna   Vedi letture
Chi lotta può perdere, ma chi non lotta ha già perso
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Negli ultimi 9 anni siamo stati abituati bene: decisamente molto bene. Quanto di straordinario sia stato fatto e vissuto lo capiremo probabilmente solo a distanza di tempo. Di molto tempo. Quindi la premessa è che si debba essere grati a tutti coloro che hanno reso possibile tutto questo: dal primo all'ultimo. Detto ciò, ieri è il passato, oggi è il presente. Il quotidiano ci ha riportati sulla terra, generando un brusco risveglio (in parte già ipotizzato nella scorsa stagione) con tanto di mal di testa post sbornia prolungata. “Non si può vincere sempre”, si legge e si sente ripetere da inizio stagione. Certo, per carità. Quella frase, però, è monca. “Non si può vincere sempre, ma si deve sempre lottare e dare tutto per provare a farlo”. Ecco, questa è la frase corretta. Purtroppo, la seconda parte è quella che manca totalmente in questa stagione (e parzialmente già dalla scorsa). Scelte sbagliate, arroganza, supponenza, improvvisazione, pancia piena, fisiologico calo, mercato fatto coi dadi: metteteci tutto ciò che volete, nell'ordine che ritenete opportuno.

Non dormo la notte (e nemmeno quella successiva) quando la Juve perde o, come contro il Verona, pareggia senza mordente. E dire che di periodi bui ne ho visti, a partire dal passaggio di consegne da Platini a Marino Magrin. La Juve di Marchesi, gli acquisti dei due "fenomeni" russi Zavarov e Aleinikov, poi la Juve del calcio champagne (per gli altri) di Maifredi, etc. Una delle Juventus che mi ha fatto più innamorare è stata quella di Dino Zoff: una squadra che non aveva fenomeni, ma che fu in grado di vincere una Coppa Italia e una Coppa Uefa. Una squadra che dava tutto, andando oltre il propri limiti. Ecco, quello che manca alla Juve attuale è proprio quello: la voglia di andare oltre i propri limiti.

Sentire le dichiarazioni di un allenatore che dice che “nello spogliatoio si parla di scudetto” fa sorridere, quando poi si vede ciò che esprime il campo: una squadra molle, senza attributi che si perde in un bicchier d'acqua. Se prima erano gli avversari ad entrare in campo timorosi, oggi sono i nostri che pare sempre non sappiano cosa fare. Tralasciando gli errori dovuti a supponenza, mancanza di concentrazione,etc.

Sentire le dichiarazioni di un dirigente (lo stesso per il quale la rosa era ampiamente competitiva e non necessitava di rinforzi a gennaio) che dice che Pirlo fornisce tranquillità ed energia, francamente fa un po' ridere: i nostri giocatori sono talmente tranquilli che in campo paiono più che altro dormire. Magari un colpo di sveglia (in testa) ogni tanto, non sarebbe male...

Ecco, da gente che guadagna milioni per correre e giocare a pallone si pretende che corra e giochi. Tranne in rari momenti, questo non è ancora accaduto.

Che si eviti di parlare di scudetto e di continuare a ripetere le solite frasi di rito alle quali, i primi a non credere, sono allenatore e giocatori.

Fate silenzio, per favore. Se avete qualcosa da dire, non fatelo tramite i social o le tv, ma ditelo sul campo, dimostrandolo coi fatti, non con le parole. Alla Juve, così come in altri grandi club, si vive di presente. Noi, a differenza di altri, non viviamo nel ricordo del passato (dal triplete alle 7 champions). Per noi, ciò che conta è, il “qui e ora”.

Diceva Che Guevara: “Chi lotta può perdere, ma chi non lotta ha già perso”. Ora sta a Pirlo e ai giocatori decidere se schierarsi prima o dopo la virgola, sapendo che le lancette del tempo scorrono inesorabili e il cambio di rotta diventa sempre più difficile.