C'era una volta la Juve. Ora sembriamo un circo itinerante

C'era una volta una Società con regole chiare che non tollerava comportamenti e azioni fuori dal seminato. Oggi la Continassa pare un circo itinerante.
01.04.2021 17:00 di Enrico Danna   Vedi letture
C'era una volta la Juve. Ora sembriamo un circo itinerante

C’era una volta una Società chiamata Juventus che sapeva dettare regole e farle rispettare. Chi sgarrava, veniva multato e, nel caso di reiterazione dell’errore, veniva gentilmente invitato ad andare altrove. (chiedere a Luciano Moggi per conferma).

C’erano una volta dei giocatori professionisti che, mediamente, capivano il valore e il peso della maglia che indossavano. Alcuni di loro, ogni tanto, si lasciavano andare a qualche comportamento non proprio consono ma, in campo, rispondevano sempre "presente" dando comunque il loro apporto.

Siamo nel 2021, al termine di un ciclo durato tantissimo, 9 anni. Lo stiamo chiudendo nel peggiore dei modi possibili.

C’è un Presidente che è troppo occupato in altre faccende per seguire la squadra come dovrebbe.

Ci sono dirigenti che evidentemente o sono troppo impegnati a svolgere altri compiti, oppure non riescono a tenere a bada la squadra.

C’è un allenatore che non ha il polso necessario per farlo.

Ci sono giocatori che fanno ciò che vogliono, beatamente, senza preoccuparsi di ciò che li circonda. C’è chi se n’è andato a Courmayeur in passato, chi a Dubai in questi giorni, chi nonostante sia infortunato (?!?) da mesi, fa festini, etc. Il tutto mentre la squadra sul campo fa pena, è fuori dalla Champions per mano dell'avversaria più ridicola del lotto, è fuori dalla lotta scudetto da ottobre, rischia seriamente di non arrivare tra le prime quattro in questa stagione.

Cosa sta succedendo? Il fatto che altrove siano stati presi ex allenatori e dirigenti bianconeri per dare una sferzata all’ambiente, non significa che la Continassa debba trasformarsi nel nuovo circo itinerante.

Basta. Basta con questi atteggiamenti da bambini viziati e iper protetti. Davvero siamo stufi. Si accetta tutto, ma non di essere presi in giro.

La proprietà intervenga con fermezza e pugno duro. E, se qualcuno non vuol capire, può tranquillamente cercarsi un’altra sistemazione. Se a qualcuno non sta bene, può tranquillamente andare altrove.

Siamo alla vigilia di una settimana cruciale (derby, Napoli e Genoa), già complicata dalla inutile pausa per le Nazionali, dagli infortuni, dal covid. Le prossime tre sfide saranno decisive per il proseguo della stagione. Il rischio, serio, è di compromettere anche il quarto posto (con tutto ciò che comporterebbe a livello economico e di immagine).

Se c’è qualcuno che ha a cuore le sorti della divisa che indossa, è tenuto a dimostrarlo. Ora. Delle "fighette" non sappiamo che farcene. Occorre  gente che lotti e che sudi, che corra e dimostri attaccamento alla maglia (dati i lati stipendi percepiti, sarebbe il minimo sindacale).

Se c’è qualcuno in Società a cui interessano ancora le vicende della Vecchia Signora, è tempo che si faccia sentire. E che faccia vibrare le mura della Continassa.

In caso contrario, avremmo la conferma di quanto si percepisce da inizio stagione: si naviga a vista, vivendo alla giornata, alla faccia della tanto sbandierata e chiacchierata “programmazione”. Dalla testa ai piedi, c’è troppo distacco e menefreghismo. Ognuno pensa a coltivare il proprio orticello.

Non c’è un’anima, non c’è unità di intenti, non c’è un cuore pulsante.

La speranza è che ci sia ancora un minimo di orgoglio. E’ ora di tirarlo fuori. Ora o mai più.