QUI LO DICO - Ritorno al futuro, tutte le analogie tra la Juve di oggi e quella del 1994. Conte come Lippi: non una rivoluzione, ma una restaurazione di valori
Quella di Antonio Conte assomiglia tantissimo alla prima Juve di Lippi, alla Juventus del 1994. Lo dicono in tanti, forse perché è vero. Per come corre, per quanto corre, a mille all'ora, per lo spirito e il carattere che mette in campo. Perché gioca bene. In casa come in trasferta, in campionato o in Coppa Italia.
Anche quella Juve lì, quella della neonata triade e del giovane Lippi, partì in sordina, senza i favori del pronostico, con un allenatore al primo anno in bianconero. E però alla fine conquistò il ventitreesimo scudetto, trionfo che mancava dal 1986. Puntanto sul talento, certo, ma soprattutto sul cuore e sul sacrificio dei singoli. C'erano tre punte anche allora, si chiamavano Vialli, Ravanelli e Roberto Baggio, mentre Del Piero esplodeva definitivamente in un indimenticabile Juventus-Fiorentina 3-2. Come dire, le analogie non mancano, il finale però è ancora tutto da scrivere. E i tifosi incrociano le dita.
In più, rispetto a quella Juve, la squadra di Conte può contare su uno stadio sempre più determinante. Lo Juventus Stadium inizia a sembrare uno di quegli impianti inglesi nei quali le squadre italiane, quando vanno a giocare in coppa, per i primi 20 minuti non capiscono più niente. E' quello che è capitato alla Roma in Coppa Italia e al Cagliari nel primo tempo, del match di campionato di dieci giorni fa. In quel 1994 lo Juventus Stadium non c'era. C'erano invece, al primo anno in bianconero, Ciro Ferrara e Paulo Sousa, oltre, naturalmente, a mister Antonio Conte. E mentre l'Inter acquistava Gianluca Pagliuca, la Lazio affidava la panchina a Zdeněk Zeman e l'attacco al trio Casiraghi-Boksic-Signori. Massimiliano Allegri giocava nel Cagliari e Claudio Ranieri guidava una Fiorentina appena risalita dalla Serie B.
Era un altro calcio, ma i segnali sono gli stessi. Come la favola di Moreno Torricelli, così simile a quella di Emanuele Giaccherini. Il primo veniva dall'Interregionale, il secondo prima di approdare al grande calcio si è fatto quattro anni in C2 ed uno in Prima Divisione. E adesso "rischia" di diventare uno degli idoli dei tifosi bianconeri.
Un tuffo nel passato può aiutare a riflettere sul presente. Antonio Conte sta costruendo qualcosa di grande, e anche se nel calcio i risultati contano più di ogni altra cosa, solo un cieco non si accorgerebbe della rivoluzione che ha portato al mondo Juve. Forse la sua è semplicemente una restaurazione, di certo c'è che è esattamente quello che i tifosi stavano aspettando. E' questa la vera Juve.
Riccardo Zambon su Twitter @ricczambon
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