Onore al coraggio di Sarri. Non ha cambiato la Juve, ma la Juve ha cambiato lui? Vincere è un meraviglioso circolo vizioso. Caso Arthur a Barcellona, con Pjanic niente rischi

28.07.2020 00:00 di Ivan Cardia Twitter:    Vedi letture
Onore al coraggio di Sarri. Non ha cambiato la Juve, ma la Juve ha cambiato lui? Vincere è un meraviglioso circolo vizioso. Caso Arthur a Barcellona, con Pjanic niente rischi

Prima di tutto, giù il cappello. Davanti a Maurizio Sarri, a scanso di equivoci. Fuor di retorica, corona da grande il sogno che aveva da bambino. Qualcuno dice che da giovani sogniamo le auto sportive che possiamo permetterci soltanto da vecchi: più o meno è andata così. Nel senso che il suo primo scudetto ha il sapore del coronamento di una carriera lunga e partita davvero dal basso. A prescindere dai giudizi e dalle analisi, davanti a chi ha avuto il coraggio di scommettere su sé stesso e sulla propria passione, cambiando una vita che sembrava già indirizzata, non ci si può che inchinare. Ciò non vuol dire che da oggi sia tutto bello e tutto buono: non sarebbe onesto dirlo così, all’improvviso. Ma il primo passaggio, obbligato, è tributare i giusti onori al tecnico bianconero. Perché ha vinto, e quindi ha ragione lui. E lo ha fatto dopo avere avuto, anni fa, le palle di mettersi in gioco, come pochi altri avrebbero fatto. A proposito: da oggi, siamo sicuri, gli gireranno un po’ meno. E quella sigaretta che è corso a fumarsi è un po’ come se ce la fossimo fumata tutta insieme, noi appassionati di calcio che una cosa del genere possiamo solo sognarla.

Fatti gli elogi, arrivano le bastonate. No, non è vero. Scherzi a parte, la prima lezione della vittoria di Sarri l’aveva già data Allegri: ha ragione chi vince. E oggi ha ragione l’allenatore di Figline, entrato nel club dei “bravi”, più ristretto di quanto non ci possa sembrare. Ha cambiato la Juventus? No, e in un certo senso il suo primo scudetto assomiglia molto all’ultimo del livornese. Non tanto nei numeri e sicuramente non nella tattica, ma questa squadra è insicura quanto lo era quella dell’anno scorso. Ha vinto per manifesta superiorità dei propri elementi, più che del proprio progetto, e palese inferiorità dei propri avversari. L’impressione delle ultime settimane è che, forse, sia stata la Juventus a cambiare, tanto o poco lo scopriremo, Sarri. Si è trovato all’improvviso a definirsi un gestore, lui che è arrivato come maestro di calcio. Cambiato in meglio, intendiamoci: la flessibilità è un valore, e nel corso del tempo Sarri ha probabilmente capito di allenare una squadra troppo votata alle individualità per poter vincere col collettivo. La rivoluzione, se proprio s’ha da fare, ha bisogno del tempo: dato che il calcio italiano non sempre lo concede, meglio optare per la riforma. E cambiarsi a vicenda, poco per volta, per poi scoprire alla fine del processo di assomigliarsi un po’ di più.


A proposito di Allegri. “Vincere non è scontato”, ha assicurato Sarri dopo aver vinto. Risuonano nella mente le parole del suo predecessore, poco più di un anno fa. Vincere non è facile e non è un caso che alla fine vincano sempre gli stessi. Il paragone, non ce ne voglia Sarri, è inevitabile, perché da che mondo e mondo siamo tutti messi a confronto con chi ci ha preceduti, nel bene o nel male. In questo senso, la missione più complicata resta migliorare ancora una squadra che nelle ultime nove stagioni ha sempre trionfato. Vincere, oltre che non scontato, è anche un meraviglioso circolo vizioso: quando inizi a farlo in maniera così continua come questa Juve del ciclo d’oro, ti inizia a sembrare inevitabile, banale. Scontato, appunto. Ecco, da questo bel circolo vizioso Sarri dovrà essere bravo a tirarsi fuori d’ora in avanti, magari aiutato da un mercato più all’altezza delle sue esigenze. Perché, forse non è il momento del dirlo, anche questa squadra campione d’Italia ha lacune che sarebbe clamoroso non vedere e sottolineare. Come se ne esce? Non vincendo più, e nessuno se lo augura. Oppure vincendo quel che non si è mai vinto. Da questo punto di vista, non credo che la Juve di oggi sia pronta per conquistare davvero la Champions League. Ma il banco di prova, in fin dei conti, è sempre stato quello e lo sarà ancora di più adesso che si entra nel vivo.

Intanto, a Barcellona scoppia la grana Arthur. Il centrocampista brasiliano non ha mai giocato dopo l’annuncio del trasferimento alla Juventus e ovviamente non l’ha mandata giù. La vicenda legale con il club catalano non intaccherà ovviamente l’affare con i bianconeri. Che hanno gestito in maniera del tutto diversa, e migliore, la situazione di Pjanic. Complice, certo, un rapporto molto diverso con il gruppo e con l’ambiente. A proposito del bosniaco: sembrerà pure svogliato, ma il successo con la Sampdoria ha ribadito quanto sia essenziale a questa squadra, e per la cronaca quanto serva un regista “vero” per sostituirlo. O un altro innesto di alto livello, tra Bentancur forte ma non ancora campione e Rabiot autentica incognita, a centrocampo. Con Pjanic, logicamente, non si rischia alcun caso Arthur. Ma c’è di più: Miralem può ancora dare qualcosa a questa squadra. E sarà bene goderselo fino all’ultimo.