Le mani sullo scudetto. Sarri si è adattato alla Juve? La prova del nove è sempre la prossima. Conte e il fuoco “amico”

21.07.2020 02:00 di Ivan Cardia Twitter:    Vedi letture
Le mani sullo scudetto. Sarri si è adattato alla Juve? La prova del nove è sempre la prossima. Conte e il fuoco “amico”

Vincere. Se poi c’è tempo, anche convincere. È il mantra di casa Juventus. Prima di Sarri, prima di Allegri, prima di Conte, Deschamps, Capello, Lippi, Trapattoni. È insito nel motto dei bianconeri ed è anche il motivo per il quale, in fin dei conti, le chiacchiere le porta via il vento e restano i risultati. Pesano quelli, nient’altro. Per questo, come dicevamo mesi fa, il compito di Maurizio Sarri sarebbe stato e sarà sempre difficile, ma il giudizio dipenderà in ogni caso dalla bacheca.

Il 2-1 sulla Lazio, a tratti stupendo e a tratti preoccupante come solo questo strano calcio può esserlo, chiude il discorso tricolore. Sperperare un vantaggio di otto punti in quattro giornate, con almeno due gare più che abbordabili in calendario, è roba che a Torino non si è mai vista e non si vedrà da qui alla fine. Prima di tutto, prima di tutti, sarà comunque lo scudetto di Sarri. Perché sarà il suo primo ed è in ogni caso una splendida storia da celebrare: il bancario che realizza il sogno di una vita, il sogno di tutti noi modesti appassionati di calcio, palloni e pedate, non può che emozionare. Restiamo umani, si diceva un tempo.

Poi c’è da essere anche obiettivi. E porsi un interrogativo. È la Juventus di Sarri? No. Almeno, non come ce la si immaginava ad agosto. Forse non lo sarà mai, forse non sarebbe mai potuta esserla. Non se per Sarri pensiamo sempre e soltanto all’allenatore di quel meraviglioso (perché tale è stato) Napoli. Ma è un po’ più la Juventus di Sarri, questo sì, nel senso che è stato l’allenatore toscano ad adattarsi alla Vecchia Signora. La vittoria sui biancocelesti ne è la fotografia: un collage di istantanee individuali, di meravigliose giocate personali. Su tutte quelle di Dybala. Se questa strada sia dettata da convinzione o necessità, non è dato saperlo. Ma se Sarri saprà intraprenderla fino alla fine, potrà averne delle soddisfazioni. Ci vuole coraggio ad imporre le proprie idee, ma ce ne vuole ancora di più ad ammorbidirle per adattarsi alla realtà dei fatti. Siamo ancora a metà del guado, questo è certo.

Perché la prova del nove è la prossima, è sempre la prossima. È questo il bello e il brutto di chi allena la squadra migliore d’Italia. Sei a processo settimana dopo settimana, partita dopo partita. E non va bene anche quando tutto sembra andare bene. Perché dietro la svolta c’è una possibile imperfezione e i riflettori sono sempre accesi su di te. È questo lo scoglio più arduo che Sarri ha sul suo cammino. Ed è ingiusto, ma non ci si può fare molto. Quanto ai giudizi, al futuro, alle decisioni sulla prossima stagione, una cosa è giusto dirla: questo calcio qui non è vero calcio. Si segna come se si giocasse alla Playstation, si gioca ogni tre giorni: con uno scudetto in tasca, anche i detrattori della prima e dell’ultima ora devono ammettere che questa annata è ingiudicabile. Va portata la barca in porto, e tant’è. Dopo ieri, la Juve è un po’ più vicina a farlo. E Sarri anche.

La Juve vince, dopo le polemiche. Quelle di Antonio Conte: quanti avranno storto il naso, nel sentire i suoi attacchi. Niente di nuovo sotto il sole, perché la sua grandezza sta anche nell’essere mouriniano, in un certo senso. Catalizzare l’attenzione e trovare un nemico. Ieri era l’Inter, perché ieri (e per anni) è stata l’Inter. Oggi è la Juve. E non solo: il fuoco amico sembra rivolto anche dentro l’Inter. Più che uno sfogo contro il sistema, è sembrato il suo uno sfogo contro chi lo guida in nerazzurro. Fuoco amico, appunto.