Giustizia sportiva: oggi come vent’anni fa, i problemi restano gli stessi.
L’elezione di Giovanni Malagò come nuovo plenipotenziario della Federazione Italiana Giuoco Calcio, con il 68,8% dei voti e a discapito di Giancarlo Abete, ha riportato sotto i riflettori il suo programma. Un programma composto da numerosi punti che, a ben vedere, ricalcano in larga parte quelli delle precedenti gestioni.
Sfogliandolo integralmente, emerge però una mancanza significativa: il capitolo dedicato alla riforma della giustizia sportiva. Un’assenza che non può passare inosservata, considerando quanto il tema sia diventato centrale negli ultimi anni. È vero che una riforma dovrà prima o poi essere affrontata dal Governo, anche perché la Corte di Giustizia Europea potrebbe presto imporre all’Italia una revisione dell’attuale sistema, giudicato da molti inadeguato, poco trasparente e non pienamente conforme ai principi del diritto alla difesa. Malagò è un uomo di politica e di sport. Durante la sua esperienza alla guida del CONI dichiarò che “il caso Juventus dimostra che la giustizia sportiva funziona”. Eppure, proprio quel caso ha evidenziato le profonde criticità del sistema.
Il caso Juventus e l’utilizzo dell’articolo 4
Nel procedimento che ha coinvolto la Juventus, diverse operazioni considerate lecite dal punto di vista commerciale, come le plusvalenze e le manovre stipendi, sono state ricondotte all’articolo 4 del Codice di Giustizia Sportiva, quello relativo ai principi di lealtà, correttezza e probità sportiva. Tali operazioni avrebbero richiesto valutazioni tecniche di natura economica e finanziaria, mentre sono finite nell’ambito di una norma generica, priva di specifici riferimenti contabili. Una circostanza che continua ad alimentare dubbi sulla certezza del diritto nel sistema sportivo italiano. La sensazione è che poco sia cambiato rispetto a vent’anni fa. Nel 2006 il procuratore federale Stefano Palazzi costruì la propria accusa nei confronti di quattro società: Lazio, Fiorentina, Milan e Juventus. Secondo quanto riportavano i giornali dell’epoca, tutte rischiavano pesanti sanzioni e la retrocessione. Le contestazioni comprendevano l’articolo 6, l’articolo 9 del Codice di Giustizia Sportiva, quindi illecito sportivo, responsabilità diretta e responsabilità oggettiva. Alla fine, però, soltanto la Juventus venne retrocessa in Serie B. Una decisione che continua a far discutere, soprattutto alla luce delle dichiarazioni rilasciate successivamente dal professor Piero Sandulli, presidente della Corte Federale dell’epoca, che in un’intervista sostenne come il campionato fosse regolare e che gli unici dubbi riguardassero una singola partita: Lecce-Parma. Da qui nasce una domanda che molti tifosi continuano a porsi: perché la Juventus è stata punita allora e perché è stata nuovamente colpita negli ultimi anni? E soprattutto, perché non si interviene su un Codice di Giustizia Sportiva che appare sempre più distante dalle esigenze del calcio moderno?
Mercato Juventus: Carnevali al comando e una settimana decisiva.
Un nuovo dirigente per una nuova Juventus
Il mercato della Juventus è momentaneamente bloccato da una ragione molto semplice: il club ha cambiato il proprio vertice operativo.
È arrivato Giovanni Carnevali, chiamato a svolgere un compito estremamente delicato. In pochi giorni ha dovuto prendere confidenza con l’intera struttura bianconera: dalle figure dirigenziali ai dipendenti, dalla Continassa a Vinovo, passando per il settore maschile, quello femminile e il comparto giovanile. Adesso inizia la settimana più importante di questo primo periodo di lavoro. La Juventus deve raggiungere una plusvalenza di circa 10 milioni di euro entro la chiusura del bilancio di giugno.
Per questo motivo sarà necessario effettuare almeno una cessione significativa. Le strade possibili sono due: valorizzare e vendere un giovane oppure sacrificare un giocatore di primo piano. Da queste operazioni dipenderà anche la successiva strategia sul mercato in entrata.
Attacco Juventus: Kolo Muani è la priorità.
Una delle poche certezze riguarda Randal Kolo Muani, individuato da Luciano Spalletti come profilo ideale per il nuovo progetto tecnico.
In un primo momento il punto di riferimento sembrava essere Dusan Vlahovic, ma il mancato rinnovo del contratto ha cambiato gli scenari.
Attualmente i centravanti a disposizione sono tre: Davidc, Milik e Openda. L’idea è che ne resti soltanto uno, affiancato proprio da Kolo Muani e da un ulteriore attaccante che arriverà sul mercato.David continua a rappresentare un’opportunità da tenere in considerazione rispetto agli latri.
Portiere cercasi: il sogno è Dibu Martinez.
Un’altra priorità riguarda il ruolo del portiere. Il primo nome della lista è Emiliano “Dibu” Martinez. Qualora l’operazione non dovesse concretizzarsi, la Juventus punterà comunque su un estremo difensore di grande esperienza.
L’orientamento di Spalletti sembra infatti quello di affidarsi a un portiere già affermato, ritenendo insufficiente l’esperienza di Michele Di Gregorio per il ruolo di titolare in un progetto ad altissime ambizioni.
Da Platini a Zidane: la nostalgia dei tifosi juventini.
Oggi ricorre il compleanno di Zinedine Zidane. Pochi giorni fa era stato quello di Michel Platini.
Due simboli assoluti della storia juventina che inevitabilmente riportano alla mente un calcio diverso e una Juventus abituata a dominare.
Da Platini a Zidane, fino ad arrivare oggi a Kolo Muani, il paragone è inevitabile e spesso impietoso. Il tifoso bianconero può non essere soddisfatto dell’attuale livello tecnico della squadra, ma è necessario fare i conti con la realtà: la Juventus arriva da una stagione chiusa al sesto posto e ha intrapreso un percorso di ricostruzione che richiederà tempo, pazienza e scelte coraggiose.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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