Ricordate quel giorno? JUVENTUS-ATLÉTICO MADRID

La rivisitazione di alcune partite giocate dalla Juventus; storie di vittorie e di sconfitte per riassaporare e rivivere antiche emozioni
12.03.2019 10:19 di Stefano Bedeschi   Vedi letture
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Ricordate quel giorno? JUVENTUS-ATLÉTICO MADRID

3 giugno 1965 – Stadio Comunale di Torino
JUVENTUS-ATLÉTICO MADRID 3-1
Juventus: Mattrel; Gori e Salvadore; Bercellino, Castano e Leoncini; Dell’Omodarme, Del Sol, Combin, Mazzia e Stacchini. Allenatore: Herrera.
Atlético: Madinabeytia; Rivilla e Calleja; Ruíz Sosa, Griffa e Glaria; Ufarte, Aragonés, Mendonça, Adelardo e Cardona. Allenatore: Bumbel.
Arbitro: Heymann (Svizzera)
Marcatori: Salvadore aut. al 13’, Stacchini al 34’, Calleja aut. al 75’, Salvadore al 79’.


Coppa Città delle Fiere edizione 1964-65. La Juve di Heriberto approda alle semifinali, dopo aver eliminato i belgi dell’Union Saint-Galloise, i francesi dello Stade Française e i bulgari del Lokomotiv Plovdiv allo spareggio. Adesso tocca ai temibili spagnoli dell’Atlético incrociare i bulloni coi bianconeri, in palio il lasciapassare per la finale che si disputerà proprio a Torino.

Andata a Madrid, 19 maggio. La Juve gioca un primo tempo di contenimento e in contropiede riesce addirittura a portarsi in vantaggio con il centroattacco Combin. Ma nella ripresa gli spagnoli impazzano, e per la difesa juventina è dura limitare i danni. Pareggia Luis su calcio di rigore, raddoppia lo stesso Luis, e il 3-1 ancora con Luis arriva in extremis. Il risultato è una faccenda seria, non sarà niente facile recuperare.

Il match di ritorno di sette giorni dopo vede, nel primo tempo, una Juve spenta e quasi svuotata di volontà e di energie. Altra musica, per fortuna, nella ripresa. Segna Menichelli, e il goal del rompighiaccio cambia radicalmente volto alla partita. Di lì a poco raddoppia Combin, poi addirittura si va sul 3-0 con lo stopper Bercellino proiettatosi in avanscoperta. Sarebbe fatta ma l’Atlético trova giusto nel finale, con la forza della disperazione, il golletto che gli consente di rimandare tutto alla bella.

Spareggio e sorteggio per designare la sede non neutra. Si sceglie ancora Torino, niente male come colpo di fortuna. E l’Atlético viene giustiziato con un altro 3-1, limpido anche se ottenuto con rocambolesca successione di autoreti. In vantaggio gli spagnoli su autogoal di Salvadore, il primo tempo si chiude in parità grazie al goal messo a segno a pochi minuti dal riposo da Stacchini. Nella ripresa, Calleja restituisce il favore infilando la propria porta, e nel finale Salvadore si fa perdonare l’autogoal del primo tempo siglando la rete della sicurezza. Siamo in finalissima, mai successo prima.

 

“LA STAMPA”

Il risultato di ieri sera presenta una domanda ben precisa: ha entusiasmato la Juventus, oppure ha deluso l’Atlético di Madrid? Le previsioni, è noto, parlavano a favore degli ospiti, che si presentavano alla gara decisiva quattro giorni dopo il loro trionfo contro il Real de Madrid nella Coppa di Spagna. Con un simile precedente i pronostici della prova erano nettamente per i biancorossi. Invece ha vinto la Juventus e il risultato può anche essere considerato come l’espressione reale del gioco svolto.

Non che i bianconeri abbiano surclassato gli avversari dall’alto di una superiorità tecnica indiscussa. Anzi la classe stava certo a favore degli spagnoli, più abili nel palleggio, più precisi nel passaggi, più abituati agli attacchi in massa e alla difesa in copertura. Le manovre spagnole erano d’assalto, ma non mancavano di precisione per l’abilità di Ufarte (un’ala di classe internazionale) per l’azione continua di Adelardo, per la decisione di Mendonça. Piuttosto la compagine torinese ha superato gli avversari sul carattere, sulla volontà, sulla grinta. Non è un merito da sottovalutare perché siamo a fine stagione e certi impegni comportano sacrifici e dura fatica.

Il ritorno di Salvadore alla piena attività merita un cenno di interesse. Salvadore ha dimostrato quest’anno non solo di essere un giocatore di voglia, ma anche un professionista serio, cosciente dei suoi doveri, pronto ad ogni chiamata. Non ci riferiamo al goal segnato che può anche essere casuale, ma alla sua obbedienza a cambiare ogni volta ruolo, dimenticando l’orgoglio di essere un titolare azzurro. I dirigenti juventini lo ammirano e lo stimano.

E che dire di Mattrel? Il goal dell’Atlético (segnato proprio in apertura di gara) poteva scuotere il morale di un portiere che rientrava dopo mesi di attesa; non era colpa sua, ma era certo un brutto colpo del destino. Mattrel ha conservato la calma e ha vinto la sua battaglia.

Più che per i singoli questa Juventus merita un elogio come squadra. Alle logiche e riconosciute difficoltà della prova, i bianconeri hanno reagito come solo potevano fare: con il coraggio, con la strenua volontà. Merito di Heriberto Herrera, che ha saputo trasfondere in giocatori sfiduciati da una annata triste (parliamo naturalmente della scorsa stagione) una vera serietà professionale.

È difficile scrivere della Juventus e non dire nulla di Sivori. L’argentino era l’uomo principale della comitiva, oggi di lui quasi più non si parla. Ieri addirittura non si è visto al campo. Segno che il divorzio Sivori-Juventus è oramai deciso? Tutto lascerebbe credere di sì. Sivori ha risposto con una discutibile condotta al lavoro che Herrera intendeva svolgere per trasformare Il suo gioco di primattore in un gioco utile alla squadra, e le possibilità di un’intesa anche sulla base di un compromesso sono da tempo tramontate. La convivenza è giudicata pertanto impossibile.

Sivori lascerà la Juventus e andrà forse al Napoli. I tifosi juventini, che hanno voluto bene al loro idolo, sentono un po’ di nostalgia nel vederlo partire, e si chiedono sé non era possibile un avvicinamento dei due protagonisti e una sanatoria dei contrasti passati su un sincero accordo di lavoro per l’avvenire. Tutto, probabilmente, è stato tentato ma il distacco è diventato necessario. A meno che. Ma sarebbe utile un simile compromesso?

 

Serata fredda e umida per la pioggia che è caduta per tutta la giornata e anche all’inizio della partita e pertanto c’è poca gente sugli spalti dello stadio. C’è tutto il Torino, c’è l’interista Peiró, che nell’Atlético ha molti amici, c’è Colombo, l’ex juventino e attualmente capitano dell’Atalanta, c’è Allodi, general manager dell’Inter; Sivori no, Sivori non è venuto, un po’ perché non si sente di soffrire come semplice tifoso, un po’ perché vuole evitare le polemiche che stanno sorgendo sul suo caso.

Ma è infortunato o è guarito questo Sivori? E se è guarito, perché non si allena in modo da rendersi utile ai compagni in questo difficile momento, con tanti impegni da affrontare? Abbiamo rivolto la domanda al presidente bianconero onorevole Catella e la risposta è stata precisa: «Sivori doveva cominciare qualche giorno fa, poi ha rinviato. Per il campionato e per la Coppa Italia non sarà certamente pronto». Come sarà la Juventus il prossimo anno? «Non faremo molto. Cercheremo comunque di portare a termine un programma che abbiamo già concordato. Soltanto con la sospensione del torneo inizieremo alcune trattative, ma non credo di poter presentare una Juventus da scudetto».

L’incontro è vivace ed emozionante. Anche il commissario tecnico della Nazionale, Fabbri, lo segue con interesse dalla tribuna. A gara finita i protagonisti raccontano gli episodi principali. Negli spogliatoi si parla con i vincitori, e i bianconeri accennano alla finale della Coppa che verrà disputata entro il mese. Manchester o Ferencváros? La decisione a domenica, nella partita di ritorno che sarà disputata a Budapest. Il primo match fra ungheresi e inglesi è terminato per 3-2 a favore del Manchester.

Detto della finale, ai protagonisti chiediamo dei goal, dei quattro goal visti anche questa sera. Il primo dobbiamo farlo raccontare a Mattrel, non perché il portiere juventino sia colpevole dell’autogoal di Salvadore, ma piuttosto perché ha avuto modo di seguire meglio l’azione. Mattrel così dice: «La deviazione è stata improvvisa, la palla ha toccato il palo ed è stato goal. Ho avuto un momento di terrore».

Il goal del pareggio è merito di Stacchini. L’attaccante juventino ha preso anche un forte calcio al petto, ma risulta egualmente soddisfatto: «Il portiere era spiazzato e non è stato difficile infilare la palla in rete, anche se molti avversari mi chiudevano la visuale».

La seconda rete juventina viene pure da un autogoal. L’infortunio è toccato al terzino Calleja, che non ha visto l’uscita del portiere e ha deviato in porta una palla portata avanti da Del Sol.

Il terzo goal juventino è opera di Salvadore, il giocatore che per tanti mesi aveva sofferto l’esclusione dalla squadra. Salvadore questa sera ha giocato terzino e al momento buono è avanzato, ha avuto un rimpallo favorevole su una discesa di Dell’Omodarme e con un tiro secco ha battuto il portiere Madinabeytia.