Gli eroi in bianconero: Jonathan ZEBINA

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
19.07.2013 10:30 di Stefano Bedeschi  articolo letto 10034 volte
© foto di Federico De Luca
Gli eroi in bianconero: Jonathan ZEBINA

«Sono nato a Parigi da padre caraibico e madre francese. I miei fratelli ed io siamo nati nel XIV° Arrondissment poi, anche per motivi economici, ci siamo trasferiti nella Banlieue, Il pallone e stata la mia prima passione, fin da quando ero piccolissimo. Ho anche giocato a tennis, imparato judo e, nel frattempo, studiavo solfeggio per suonare il sax, ma ho dovuto lasciare perche l'allenatore mi ha detto che toglievo troppo tempo al calcio. Non aver continuato con la musica è un mio grande rimpianto. Comincio nella Banlieue con una squadra giovanile nazionale, poi sono andato per quattro anni a Cannes, alla scuola calcio che ha formato gente come Zidane, Vieira, Micoud».

L'esordio nel avviene l'8 marzo 1997 nella partita casalinga del Cannes, la squadra in cui milita, contro il Metz, gara valida per il campionato francese, conclusasi sul punteggio di 0-0. La stagione 1996/97 si conclude con sei presenze in campionato, nel quale comincia mettersi in luce. L'anno successivo il miglioramento è notevole e le sue presenze in campionato si moltiplicano: alla fine del torneo sono 21.

«Fin da allora avevo la passione dei film. Giocavo di sabato e la domenica la passavo regolarmente al cinema. Guardavo praticamente tutti i film, a parte l'horror che proprio non mi piace. La paura è una sensazione che non amo. Il bello del cinema è poter provare qualsiasi emozione. Esci dalla sala felice, triste, perplesso, ma la paura proprio non la cerco».

Durante il calciomercato estivo del 1998, il giovane difensore francese viene prelevato dal Cagliari. In Sardegna disputa le successive due stagioni dal 1998 al 2000, con un totale di 48 presenze. «Il presidente Cellino, uno che ama scommettere, era convinto che fossi un cavallo vincente ed ha scommesso su di me. Gli devo molto, grazie a lui è cominciata la mia carriera. Il primo anno è stato fantastico, siamo arrivati a ridosso della zona Uefa, il secondo un disastro, siamo retrocessi, anche se ho avuto un rendimento soddisfacente. Tra gli allenatori ricordo soprattutto Oscar Tabarez: un grande. Forse troppo educato, uno stile che nel calcio di oggi non sempre paga».

Caldeggiato da Fabio Capello, in estate avviene il suo trasferimento alla Roma. La prima stagione in giallorosso è trionfale: totalizza 22 presenze, vince lo scudetto e la Supercoppa italiana. «Sono molto orgoglioso di essere stato il più giovane francese ad aver vinto il campionato in Italia. Avevo solo ventidue anni. Ho giocato tanto, riuscendo a crearmi un varco tra compagni più esperti, come Aldair, Zago e Samuel».

Dal 2001 al 2004 disputa altre 66 partite in Serie A, dieci in Coppa Uefa, 18 in Champions League e, proprio nella sua ultima stagione nella capitale, mette a segno il suo primo goal ufficiale in massima serie italiana, nella partita contro la sua futura squadra, la Juventus. Jonathan è un difensore eclettico che può giocare sia come terzino che come centrale difensivo.

Abbastanza veloce e dotato di buona tecnica, ha l’abitudine ad eccellere nella confidenza con le proprie doti ed i suoi errori (ribattezzati “Zebinate”) fanno spesso infuriare i tifosi giallorossi, che cominciano a contestarlo. «Da questa punto di vista non è filato sempre tutto liscio. Molti calciatori cercano di ingraziarsi i tifosi con atteggiamenti particolarmente calorosi in campo, e per questo diventano idoli della curva. Non ho mai cercato di piacere per forza a qualcuno. E comunque mi rendo conto che al pubblico non piaccio particolarmente. Perché non sono ruffiano. E perché non mi piace far cose che non ho voglia di fare. Nella vita a volte bisogna sacrificare il proprio io ed essere diplomatici, ma sul campo non posso fingere. So che bisognerebbe salutare i tifosi a fine partita, ma se loro nei miei confronti si sono comportati male sotto la curva non ci vado. La tensione, però, è stata alimentata dai media. La pallina da tennis si è trasformata in una gigantesca palla di neve».

Nell’estate del 2004 scade il suo contratto con la Roma e la società bianconera lo acquista a parametro zero, con un contratto fino a luglio 2009. Zebina ha così la possibilità di seguire Capello a Torino. Alla prima stagione colleziona 24 presenze in Serie A e sei in Champions League, conquistando un nuovo scudetto.

Nella stagione successiva il suo rendimento non è ottimale a causa di continui problemi fisici. Inoltre, il rapporto con la dirigenza bianconera non è dei migliori a causa della sua richiesta, giudicata sproporzionata dalla società, del raddoppio dell'ingaggio. Non riesce a farsi amare nemmeno dai tifosi juventini, che gli rimproverano scarso impegno. A fine campionato, anche se con poche presenze, contribuisce alla conquista del 29º scudetto della Juventus.

Appassionato di arte, nel 2006 apre una galleria d’arte a Milano: «Ho deciso dopa una serie di eventi e di incontri. La scelta è stata un caso: passeggiando per Brera ho trovato un posta molto buio in via Fiori Chiari, con un arredo particolare in stile anni sessanta: ma da subito ho vista la luce, un potenziale straordinario. Ed a fianco la lapide che ricorda che lì è vissuto Piero Manzoni, uno dei più grandi artisti italiani del scorso secolo».

Nell'estate dello stesso anno viene operato a causa di un'ernia inguinale e decide di rimanere in bianconero, nonostante la retrocessione in serie B. Ma si ripropongono presto i problemi con la dirigenza e, nonostante affermi di essere stato costretto a rimanere a Torino, decide di rimanere e rispettare il contratto, superando anche le ire dei tifosi, oramai contrari a concedergli altre possibilità. Disputa, comunque, un buon campionato che gli vale la riconferma per la stagione successiva e l'allungamento del contratto fino al 2011.

La Juventus conquista la serie A, ma Zebina conferma il carattere bizzoso, colpendo con una manata un addetto allo stadio durante la gara contro il Cagliari, che gli costa una squalifica di quattro turni e 15. 000 Euro di multa. A causa di problemi con l'allenatore Ranieri e l'ennesimo infortunio patito a gennaio, disputa solo 16 gare in campionato.

Domenica primo marzo 2009: a poco più di tre mesi dall’intervento al tendine d’Achille del ginocchio sinistro, il difensore francese torna in campo per una gara ufficiale. Non i compagni, ma con i ragazzi della “Primavera” impegnati nello scontro al vertice del campionato contro la Sampdoria. Un test vero che Zebina affronta con impegno, rimanendo in campo la bellezza di quasi 75 minuti e sfiorando anche il goal con un destro finito alto di poco. Una gara ufficiale (dopo alcuni test amichevoli in estate) che mancava dal 17 maggio scorso quando, scherzo del destino, prese parte a Sampdoria - Juventus, ultima giornata del campionato 2007/08.

A fine gara, Jonathan può esprimere tutta la sua soddisfazione: «È stata un’esperienza davvero positiva, sono molto contento di aver ritrovato il mio equilibrio fisico. Ora sto bene e questa partita con la “Primavera” mi ha permesso di ripartire. Oggi per me è un altro punto di partenza, inizia una nuova carriera. Questa prestazione è di ottimo auspicio per tornare presto nel gruppo e dare il mio contributo per la conquista degli obiettivi che ci siamo prefissi». Jonathan, nonostante i buoni propositi, riesce a scendere in campo solamente 8 volte.

Non va meglio il campionato seguente: solamente sedici presenze ed un goal, il primo ed unico in maglia bianconera, l'11 marzo, contro il Fulham in Europa League.

Il 31 agosto 2010 rescinde il suo contratto con la Juventus. Il suo tabellino parla di 117 presenze e di una rete.