La Juve in tre parole: responsabilità, indifferenza, distruzione
Il tempo delle decisioni in sospeso è finito: occorre agire perché l’annata sta presentando il conto per la spocchia, l’arroganza e la superbia con le quali sono state gestite le ultime stagioni. Il problema è che il conto, come sempre, lo pagano gli ultimi della ruota: in questo caso, i tifosi. Bisognerebbe agire, solo che nessuno si prende la responsabilità di farlo.
Ecco la prima parola: Responsabilità, nella accezione di mancanza di assunzione di responsabilità, a tutti i livelli. La proprietà nicchia, il Presidente si perde in discorsi sterili quanto inutili, i dirigenti sono persi nel limbo del tentare di capire chi deve fare cosa, l’allenatore s’è avvitato su se stesso e sulle sue convinzioni del paleolitico, i giocatori sono rimasti imprigionati nello spirito di divise sempre più distanti dal mondo Juve e sempre più simili alla collezione "Barbie 2022". E, però, il brand, sai come ne beneficia. Sicuramente: chissà quanti tifosi, in tutto il mondo, saranno corsi oggi in uno store a comprare una bella maglia color “Barbie s’è rovesciata il vino addosso” per festeggiare la grande partita col Maccabi. Immaginiamo la generazione zeta, così come l’ha definita il Presidente, entusiasmarsi digitalmente nel rivedere le azioni salienti del match di ieri sera, dopo aver interagito con il mister prima e durante la gara per fare la formazione e poi i cambi. E che dire delle parole di pochi mesi fa di mister 1 milione di euro più benefit Arrivabene inerenti al fatto che “Allo spettacolo ci pensiamo noi”. E che spettacolo! Sul campo, una vera apoteosi, un orgasmo dei sensi. Senza dimenticare i giochi di luce, i dj set (ovvero musica, ops rumore ininterrotto sparato a volume assurdo per due ore) prima delle gare. Rabbrividiamo. Quasi quasi i soldi chiesti per gli abbonamenti sono pure pochi, visto il po-po di spettacolo offerto complessivamente.
La seconda parola: Indifferenza. Quella con cui la proprietà vive una situazione altamente negativa e che, visto che la Juventus è un’impresa (quotata pure in borsa), non porterà che risultati disastrosi sia in termini di immagine che di valore economico. L’indifferenza (insieme alla freddezza) è quella con cui il Presidente ha messo a tacere cuore, passione, tifo, senso di appartenenza, con un atteggiamento assurdo, votato a distruggere il clima che aleggiava allo Stadium, con una curva che non sarà stata la “torcida brasiliana”, ma che supportava e incitava la squadra (e dava un senso di fraternità e appartenenza). Un Presidente che penalizza i propri tifosi, a discapito di coloro che occupano il settore ospiti, una società che mette in vendita a 75 euro le curve per l’ultima partita di Champions molto prima che i giochi possano essere definiti nel girone in modo da spennare tutti i polli possibili (senza parlare degli indegni prezzi degli abbonamenti). Un Presidente che pensa solamente ad una cosa: al business. A proposito: non c’è problema per l’eliminazione dalla Champions, tanto poi inizia la Superlega, vero Presidente? Martedì sera ha detto che prova vergogna: parole di circostanza, almeno fino a quando non seguiranno fatti concreti. Personalmente non mi sono mai vergognato dei miei colori (cioè, in effetti, vedendo maglie come quelle di ieri sera sì, ma quelli non sono i colori che amo, ovvero il bianco e il nero): vado in giro fiero e a testa alta (anche a Lisbona, lo farò, nonostante tutto). Indifferenza è quella di un allenatore che non ha il coraggio di ammettere di non essere in grado di portare avanti il proprio lavoro. Peccato Max, sarebbe bastato un gesto semplice per mantenere quel rispetto che ti eri conquistato in cinque anni di successi. Invece, incaponirsi nelle proprie convinzioni non fa altro che fare il male della Juventus: già, ma che ti frega? Difficile rinunciare ai soldi, specie se già ne hai tanti. Indifferenza è quella dei giocatori, sempre puntuali e precisi nelle loro dichiarazioni pre e post gara quanto irritanti sul campo, incapaci della benché minima reazione in quanto, per l’appunto, indifferenti. Questa non è una squadra, ma una accozzaglia di giocatori che pensano ognuno per sé, senza avere una minima idea del significato di gruppo, senza la più vaga idea di cosa significhi senso di appartenenza e valore della maglia. L’emblema di questa NON squadra è il rigore netto non fischiato ai danni di Cuadrado: nessuno è andato a protestare. Menefreghismo e rassegnazione: li vedi già negli occhi dei giocatori, appena scendono in campo. Parole tante, fatti pochi, attributi ancora meno. Dignità sotto le scarpe.
Infine la terza parola: Distruzione. Nel giro di pochi anni sono riusciti a distruggere una macchina vincente e pare ci sia la perversa volontà di fare in modo che le cose vadano sempre peggio. Altrimenti non si spiegherebbe questo lassismo, queste parole che non dicono nulla (fiato sprecato), questo vivere fuori dal mondo di una proprietà che appare sempre più distante da quello che è il concetto di Juventus. Questi signori, però, si ricordino che è vero che i soldi li mettono loro, ma la Juventus è di tutti noi tifosi. Il tifoso tifa Juve, non Agnelli o Elkann.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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