Trincao, le parole di chi l'ha scoperto e cresciuto

Trincao, le parole di chi l'ha scoperto e cresciuto
venerdì 4 gennaio 2019, 23:15Calciomercato
di Edoardo Siddi

 Francisco Antonio Machado Mota Castro Trincao, attaccante classe 1999, potrebbe essere il prossimo colpo che guarda al futuro di Paratici e della Juve. Sportmediaset, con un bellissimo lavoro di approfondimento, ha raccolto le parole di chi ha scoperto il talentino, su cui il Braga ha posto anche una maxi clausola di 30 milioni di euro. 

Joao Brando, primo allenatore: "Francisco era un ragazzo simpatico, sempre entusiasta di quello che faceva. E aveva una grandissima voglia di imparare. Non era certo un gigante, ma quel piede sinistro era qualcosa di eccezionale. E io sono stato anche una sua vittima. In certe partitelle io mi mettevo a giocare con i miei ragazzi, per pareggiare il numero di giocatori da una parte e dall'altra. In una di queste partitelle, mi fece un tunnel. Poi si fermò, si guardò alle spalle e mi fece un sorriso enorme". 

Marco Miranda,  coordinatore delle giovanili dello Sporting Vianense, suo primo club  "Rapidamente ci siamo accorti di quando fosse più forte degli altri ragazzi. Era velocissimo, pazzesco nell'uno contro uno. Già quando aveva 9 anni dimostrava una grandissima capacità di finalizzazione".

Humberto Costa, suo allenatore ai tempi del Porto, che non credette in lui: "Trincao è arrivato che aveva appena dieci anni, un piccoletto che non riusciva a emergere con noi. Forse si fece impaurire, gli pesò molto il passaggio da una piccola realtà a un grande club. Qui al Porto gli impianti sportivi sono di alto livello, posso capire che ci possa essere stata soggezione da parte sua. E poi da noi c'è molta competitività e non tutti i ragazzini riescono a sopportare tutto questo. In lui vedevo la passione per quello che faceva, ma c'erano dei ragazzini suoi coetanei che emergevano e sembravano più forti. Naturale che sia così. Era un ragazzo educato, attento alle spiegazioni e che non creava problemi, ma all'epoca sembrava non avere niente più degli altri che avevamo".