Zidane e il curioso “battesimo” alla Juventus: «Mi massacrarono»
L’arrivo di Zinedine Zidane alla Juventus non fu caratterizzato soltanto dalle inevitabili difficoltà calcistiche. Il fuoriclasse francese dovette imparare rapidamente anche le regole dello spogliatoio e alcune abitudini italiane. Due errori, legati ai calzini e alla pasta, gli costarono un singolare “battesimo” da parte dei compagni.
L’arrivo di Zidane alla Juventus
Dopo quattro stagioni trascorse con il Bordeaux, Zinedine Zidane lasciò la Francia per trasferirsi alla Juventus nell’estate del 1996.
Il club bianconero investì circa 3,5 milioni di euro per acquistare quello che sarebbe diventato uno dei più grandi centrocampisti della storia. L’impatto con il calcio italiano non fu però immediato: Zidane dovette adattarsi a un campionato particolarmente tattico e a un ambiente molto esigente. Prima ancora di conquistare il campo, il francese fu sottoposto a un curioso rito di iniziazione nello spogliatoio juventino.
I calzini colorati distrutti dai compagni
Durante un’intervista concessa a So Foot nel luglio 2013, Zidane raccontò quanto accaduto nei primi giorni a Torino. Il francese era abituato a indossare calzini bassi e dai colori particolarmente accesi. Una scelta di stile che i nuovi compagni non considerarono compatibile con le abitudini dello spogliatoio bianconero.
«Mi fecero uno scherzo nello spogliatoio, puoi immaginarlo! All’epoca indossavo dei calzini Achille, quelli bassi e colorati. Posso dirti che in Italia i calzini non sono mai corti né colorati», raccontò Zidane.
Al termine di un allenamento arrivò la sorpresa: «Ritrovai i miei calzini tagliati a strisce e attaccati con il nastro adesivo al mio armadietto. Mi spiegarono che i calzini dovevano essere a tinta unita e arrivare a metà polpaccio. Non ho mai più indossato calzini Achille».
L’errore commesso con la pasta
Quello dei calzini non fu l’unico episodio curioso vissuto dal futuro Pallone d’Oro durante il primo periodo alla Juventus. Zidane commise anche quello che, agli occhi dei compagni italiani, rappresentava un errore imperdonabile: tagliare la pasta prima di mangiarla.
«Poi ci fu la pasta. Tagliavo la pasta: un grave errore! Mi massacrarono», ricordò sorridendo il francese. Il centrocampista comprese rapidamente che l’adattamento a un nuovo Paese non riguardava soltanto il calcio. Era necessario impararne abitudini, tradizioni e piccoli rituali quotidiani.
«Ma è una cosa positiva, perché è così che impari la cultura di un Paese», spiegò Zidane ripensando a quella particolare lezione ricevuta nello spogliatoio juventino.
Una vita molto tranquilla a Torino
La permanenza nel capoluogo piemontese fu caratterizzata anche da uno stile di vita particolarmente riservato.
Zidane non era attratto dalla vita mondana e trascorreva gran parte del proprio tempo libero a casa. Nella stessa intervista raccontò con ironia le sue serate torinesi: «A Torino, tutte le sere, alle sette ero già in pigiama e mi sembrava normale. Quella era la mia vita a Torino». Una quotidianità semplice che gli consentì di concentrarsi sul lavoro e di adattarsi gradualmente alle richieste del calcio italiano.
Dalla timidezza alla consacrazione
Le difficoltà iniziali non impedirono a Zidane di diventare uno dei simboli della Juventus della seconda metà degli anni Novanta.
Con la maglia bianconera conquistò due campionati italiani, una Supercoppa italiana, una Supercoppa europea e una Coppa Intercontinentale. Raggiunse inoltre due finali consecutive di Champions League. La sua esperienza torinese fu determinante anche nella crescita personale. Il calcio italiano gli insegnò a interpretare meglio gli spazi, a giocare sotto pressione e ad assumersi responsabilità sempre maggiori.
Gli episodi dei calzini e della pasta rappresentano il lato più leggero di quella trasformazione. Zidane arrivò a Torino come un talento ancora da completare e lasciò la Juventus cinque anni dopo da campione affermato, trasferendosi al Real Madrid per una cifra vicina ai 77,5 milioni di euro.
Un percorso straordinario cominciato anche attraverso le piccole lezioni impartite dai compagni: calzini rigorosamente a metà polpaccio e, soprattutto, pasta da non tagliare mai.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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