TuttoSpalletti, l’allenatore si confessa a Tuttosport

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di Fabio Moretti
Luciano Spalletti racconta la sua Juventus: dai 250 milioni di responsabilità a Yildiz leader, fino alla promessa ai tifosi e al ricordo di Vialli.

«Qui non si vive di calcio, ma di Juve». Basterebbe questa frase per comprendere quanto Luciano Spalletti abbia percepito rapidamente la dimensione particolare dell'ambiente bianconero e quanto siano elevate le aspettative che accompagnano il suo lavoro a Torino.

L'allenatore della Juventus, protagonista di una lunga visita nella redazione di Tuttosport, ha affrontato diversi temi legati al presente e al futuro della squadra. Dal nuovo investimento della proprietà a Kenan Yildiz, passando per il rapporto con i tifosi e il ricordo particolarmente sentito di Gianluca Vialli.

«In competizione con noi stessi»

Uno dei concetti più interessanti espressi da Spalletti riguarda il modo nel quale la Juventus dovrebbe guardare alla propria stagione, evitando di costruire continuamente confronti con Inter, Milan, Napoli o con le altre concorrenti.

«Qui non si vive di calcio, ma di Juve: in competizione con noi stessi, non con gli altri», ha spiegato il tecnico, indicando una strada molto precisa per la crescita della squadra.

È probabilmente questo il salto mentale che Spalletti vuole ottenere, perché la Juventus deve prima di tutto migliorare rispetto ai propri limiti e recuperare progressivamente quella mentalità che storicamente le impone di puntare al massimo.

«Sento 250 milioni di responsabilità»

Inevitabile anche il riferimento all'aumento di capitale fino a 250 milioni approvato dalla Juventus, un intervento importante che rafforza finanziariamente la società ma aumenta contemporaneamente le aspettative attorno al progetto.

Spalletti non sembra voler utilizzare l'investimento come una forma di protezione, ma esattamente al contrario: «Sento 250 milioni di responsabilità», è la frase che fotografa meglio il peso che l'allenatore avverte sulle proprie spalle.Naturalmente sarebbe sbagliato trasformare quella cifra automaticamente in un budget per acquistare giocatori, perché un aumento di capitale serve a sostenere complessivamente il progetto finanziario e industriale della società.

Dal punto di vista dell'allenatore, però, il significato è soprattutto un altro: se la proprietà continua a investire nella Juventus, squadra e staff devono essere capaci di rispondere attraverso risultati e crescita.

La Juventus deve tornare competitiva

Spalletti conosce perfettamente la situazione nella quale ha iniziato a lavorare e sa che la Juventus sta attraversando una fase di ricostruzione, caratterizzata anche da diversi infortuni e dalla necessità di inserire nuovi giocatori.

Questo non significa però accettare una stagione anonima, perché l'obiettivo minimo resta riportare stabilmente la Juventus nelle posizioni che contano e contemporaneamente provare a costruire qualcosa di importante anche in Europa League.

Yildiz è un leader

Tra i giocatori sui quali Spalletti punta maggiormente c'è inevitabilmente Kenan Yildiz, attualmente fermo per infortunio ma considerato uno dei pilastri del progetto juventino.

Il tecnico non lo vede soltanto come il giocatore tecnicamente più talentuoso della rosa, ma anche come un elemento capace di assumersi responsabilità e diventare progressivamente un punto di riferimento per i compagni.

«Rompe il sistema»

Particolarmente interessante è la definizione utilizzata da Spalletti per descrivere il numero 10: «Yildiz è un leader e rompe il sistema: somiglia a Kvara».

Il riferimento a Khvicha Kvaratskhelia permette di comprendere perfettamente il concetto, perché esistono giocatori che non devono semplicemente occupare una posizione all'interno di un sistema tattico, ma possono modificarlo attraverso una giocata individuale. Spalletti conosce perfettamente Kvaratskhelia per averlo allenato durante l'esperienza al Napoli e aver costruito attorno alle sue caratteristiche una parte fondamentale della squadra che vinse lo scudetto.

Paragonare Yildiz al georgiano non significa naturalmente considerarli due giocatori identici, ma riconoscere al turco la stessa capacità di uscire dagli schemi e creare superiorità quando la partita sembra bloccata.

Yildiz deve essere libero

È probabilmente questa la Juventus che Spalletti immagina quando potrà finalmente recuperare il proprio numero 10, perché Yildiz non deve diventare prigioniero di compiti eccessivamente rigidi. Una squadra organizzata deve permettere ai propri giocatori migliori di trovare libertà negli ultimi metri, soprattutto quando possiedono fantasia e capacità di saltare l'uomo.

Proprio per questo l'infortunio del turco rappresenta una delle assenze maggiormente pesanti per la Juventus, perché Spalletti può sostituire una posizione ma difficilmente può sostituire determinate caratteristiche.

Alajbegovic sta crescendo rapidamente e Conceição può offrire imprevedibilità, ma Yildiz rimane un giocatore differente per capacità di unire costruzione, dribbling, assist e conclusione.

La promessa ai tifosi

Spalletti ha poi rivolto un messaggio molto significativo al popolo juventino, lasciando intendere quale debba essere il traguardo emotivo oltre a quello strettamente sportivo. «Tifosi, vi renderemo fieri di noi» è una promessa impegnativa, soprattutto in una piazza nella quale ogni risultato viene analizzato e la vittoria rappresenta storicamente il parametro principale attraverso il quale viene giudicata una stagione.

Per rendere fieri i tifosi non basteranno però le dichiarazioni, e Spalletti è il primo a sapere che serviranno prestazioni capaci di restituire credibilità alla Juventus. La squadra dovrà dimostrare continuità, soprattutto dopo la sosta, quando il calendario diventerà molto più intenso e non ci sarà praticamente più spazio per gli esperimenti.

Il ricordo di Vialli

Nel lungo racconto del tecnico c'è spazio anche per Gianluca Vialli, definito da Spalletti «fratello gladiatore», una frase che porta inevitabilmente il discorso fuori dal terreno puramente calcistico.

Vialli rimane una figura profondamente legata alla storia della Juventus e della Nazionale, e il ricordo di Spalletti restituisce soprattutto il valore umano di un personaggio che ha lasciato un segno molto più grande dei risultati ottenuti sul campo.

Spalletti ha capito cosa significa Juventus

Le parole pronunciate durante la lunga giornata trascorsa in redazione raccontano soprattutto un allenatore che sembra aver compreso molto rapidamente quale sia la pressione particolare che accompagna la panchina bianconera.

«Qui non si vive di calcio, ma di Juve» significa esattamente questo: ogni vittoria viene vissuta come qualcosa di normale e ogni sconfitta assume immediatamente dimensioni enormi.

I 250 milioni aumentano le responsabilità, Yildiz rappresenta il talento attorno al quale costruire e Spalletti ha già indicato ai tifosi quale sia la promessa: tornare a essere orgogliosi della propria squadra.