Sentenza Agnelli, Ravezzani: "Ora servono magistrati davvero terzi, non condizionati dal tifo e non amici degli amici"
La sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea sul caso che coinvolge Andrea Agnelli continua a far discutere. La decisione dei giudici di Lussemburgo, destinata ad avere un impatto rilevante sul rapporto tra giustizia sportiva e giustizia ordinaria, nasce dal ricorso promosso dall'ex presidente della Juventus, sanzionato nel gennaio 2023 con 24 mesi di inibizione per il caso plusvalenze.
La sentenza della Corte Ue riapre il dibattito
Dopo oltre due anni di attesa, la Corte europea ha risposto ai quesiti sollevati dal Tar del Lazio, mettendo in discussione il principio secondo cui le decisioni della giustizia sportiva sarebbero sottratte a un effettivo controllo da parte dei tribunali ordinari. Una pronuncia che molti osservatori hanno già definito una svolta per l'intero sistema.
Tra i commenti arrivati nelle ultime ore c'è anche quello del giornalista Fabio Ravezzani, che attraverso un messaggio pubblicato su X ha sottolineato la portata della decisione: "Il punto non è solo che finalmente un obbrobrio giuridico della giustizia sportiva potrà essere riformato da quella ordinaria. È la possibilità (da non sprecare) di avere finalmente magistrati terzi, non condizionati dal tifo e non amici degli amici".
Ravezzani: «Servono magistrati davvero indipendenti»
Secondo Ravezzani, dunque, il valore della pronuncia non si limita alla possibilità di rivedere le decisioni della giustizia sportiva, ma apre anche la strada a un sistema di controllo affidato a giudici realmente indipendenti.
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