Ravanelli: “La Juventus del ’96 era una squadra bellissima oltre che vincente. A Vlahovic consiglio di…”
In occasione della presentazione del libro “Stasera la vinciamo noi” di Marcello Lippi e Fabio Licari al Salone del Libro, Fabrizio Ravanelli ha ricordato le emozioni della storica Champions League vinta dalla Juventus nel 1996, soffermandosi anche sul momento attuale del club bianconero. Ecco le sue parole riprese da TuttoJuve.com:
“Stasera la vinciamo noi” è una frase rimasta nella storia della Juventus. Che emozioni rappresenta oggi quel titolo?
“È un titolo che rappresenta al 100% quella sera del 22 maggio e soprattutto la nostra mentalità. Siamo entrati in campo consapevoli che avremmo dato tutto noi stessi e che l’Ajax, per vincere, avrebbe dovuto praticamente ucciderci sportivamente. Vincere la Champions con la Juventus è stata una delle soddisfazioni più grandi non solo per me, ma per tutto il gruppo del ’94-’95 e del ’95-’96. Quella finale è stata costruita negli anni, grazie all’arrivo di Lippi, Moggi, Giraudo e Bettega".
Cosa manca oggi alla Juventus per tornare ai fasti di quel periodo?
“Credo manchi un po’ di tutto. Però è anche difficile fare paragoni, perché il calcio di oggi è totalmente diverso: molto più fisico, anche se pure allora si andava forte. Quella Juve però aveva qualità tecnico-tattiche straordinarie. Lippi aveva cambiato la mentalità del calcio italiano, portando un 4-3-3 moderno, pressing alto, attacco degli spazi e riconquista immediata del pallone. Era una Juventus bella da vedere, oltre che vincente. Oggi penso che il paragone non possa reggere".
Se dipendesse da lei, rinnoverebbe Dusan Vlahovic?
“Assolutamente sì. Posso anche dargli un consiglio, perché io ho commesso il grandissimo errore di lasciare la Juventus dopo anni vincenti. Tornassi indietro non lo rifarei mai: è stato uno degli errori più grandi della mia vita. Per questo consiglierei a Vlahovic di restare alla Juventus".
Chi può essere oggi l’uomo simbolo da cui ripartire?
“Credo serva un giocatore dalle qualità eccelse, uno su cui la Juventus possa appoggiarsi e costruire la squadra".
Un commento anche sulla situazione legata al calendario e alle difficoltà organizzative che stanno vivendo i calciatori...
“Per il calciatore è abbastanza semplice: il giocatore è chiamato sempre a dare il massimo in campo. Però credo che alla base di tutto debba esserci una certa logica, affinché tutte le cose possano coincidere e soprattutto venga garantita la sicurezza. Io il derby l’ho giocato e so benissimo cosa rappresenti una partita del genere. Bisogna trovare una soluzione che vada bene soprattutto sotto il profilo della sicurezza.”
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