Pistocchi: "Divisione giochisti-risultatisti, idiozia pura. Citando Lippi e Sacchi..."
A seguito di quanto accaduto all'ultima di campionato, è aumentata la diatriba tra giochisti e risultatisti. A parlarne è il giornalista Maurizio Pistocchi sul proprio account X, e lo fa citando alcuni allenatori come Marcello Lippi (vincitore della Champions League 1995/1996 come tecnico della Juventus, oltre che della Coppa del Mondo 2006) e Arrigo Sacchi. Di seguito, ecco quanto detto:
"La divisione tra giochisti e risultatisti è idiozia allo stato puro: non esiste nessun allenatore al mondo che punti al giuoco senza il risultato, anzi, è proprio il giuoco il mezzo che consente di arrivare al risultato. E per questo ogni mattina nel mondo un allenatore si sveglia per studiare qualcosa che gli consenta di avere qualcosa in più degli altri. Se è vero che non esiste un solo modo per vincere, è altrettanto vero che chi parla ancora di calcio all’italiana, di Rocco, Bearzot, Trapattoni e Capello , non ha colto nè i cambiamenti nè la loro incidenza sui risultati. L’allenatore più vincente tra quelli in attività , Pep #Guardiola, 41 titoli in 10 anni, non solo ha vinto e convinto, ma ha inciso profondamente sul progresso del calcio nei paesi- Spagna Germania Inghilterra-nei quali ha lavorato, proprio come #Sacchi ha inciso sul progresso del calcio in Italia - ricordate come era il calcio italiano prima di lui, e come è stato dopo?
Da Lippi a Sacchi...
Tutti gli allenatori della sua generazione hanno preso da Arrigo-compreso Lippi, che alla #Juve vinse la Champions con il 4:2:3:1, e al Mondiale con il 4:4:2-e migliorato le conoscenze, il giuoco e la mentalità. Un lavoro enorme, realizzato partendo dal nulla, che in Italia è sempre stato osteggiato da chi-soprattutto nella stampa sportiva-non ne capiva le basi e i principi. Proprio come oggi, chi non sapeva analizzare quello che vedeva si limitava a commentare il risultato, ma quando il risultato non arrivava non era in grado di spiegare il perché . Oggi per commentare in maniera credibile il calcio servono cultura, competenza e onestà intellettuale, e non sono frequenti. Soprattutto tra i giornalisti della “vecchia” guardia.
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