McKennie, il tuttofare della Juventus che ha conquistato Spalletti
Ogni estate il suo nome compare tra i possibili partenti, inserito nelle trattative di mercato o accostato a nuovi club. Poi, puntualmente, Weston McKennie resta alla Juventus. L’americano è arrivato alla sua sesta stagione in bianconero, considerando anche la parentesi al Leeds tra gennaio e giugno 2023, senza però perdere centralità nel progetto tecnico. Figlio di un militare statunitense, McKennie è cresciuto nelle basi americane sviluppando una grande capacità di adattamento. Una caratteristica che nel tempo è diventata la sua forza principale anche in campo.
Il jolly perfetto per Spalletti
Luciano Spalletti ha trovato nell’ex Schalke un interprete ideale del suo calcio. L’allenatore bianconero predilige giocatori versatili e dinamici, capaci di coprire più ruoli e garantire equilibrio nelle due fasi. Per questo motivo McKennie è stato utilizzato in diverse posizioni: mezzala, trequartista, esterno e, in alcune situazioni d’emergenza, persino centravanti. Una duttilità che ricorda il lavoro svolto anni fa da Spalletti con Simone Perrotta ai tempi della Roma.
Numeri da protagonista
La stagione dell’americano non si è limitata al sacrificio e alla corsa. In campionato ha messo insieme cinque reti e cinque assist, numeri importanti per un centrocampista. In Champions League sono invece arrivate quattro marcature. Dati che assumono ancora più valore se confrontati con quelli di alcuni attaccanti di ruolo. McKennie, infatti, ha chiuso con appena un gol in meno rispetto a David.
Da comprimario a titolare fisso
L’inizio di stagione non era stato semplice. Con Igor Tudor in panchina, poi esonerato, lo spazio per McKennie era ridotto. Il cambio tecnico ha però modificato completamente il suo status all’interno della squadra. Con Spalletti il centrocampista statunitense è diventato una presenza costante nell’undici titolare, grazie alla sua capacità di interpretare più compiti e garantire intensità.
L’equilibrio della nuova Juve
Oggi la Juventus si affida alla fantasia di Yildiz e al lavoro silenzioso ma decisivo di McKennie. L’americano rappresenta l’equilibratore della squadra: recupera palloni, accompagna l’azione e si inserisce con continuità. Ne parla oggi Gazzetta.
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