La svolta tattica: Juve 4-2-3-1
La svolta tattica: Juve 4-2-3-1
Come riporta Gazzetta, la prestazione collettiva non è da buttare. Spalletti abbandona il 3-4-2-1 del recente passato e disegna un 4-2-3-1: stessi interpreti, ruoli diversi. La mossa chiave è McKennie, reinventato trequartista incursore alla Perrotta, pescando dagli appunti romanisti del tecnico. È proprio l’americano a firmare il gol del pareggio.
Nel nuovo assetto, Conceição e Yildiz partono larghi e convergono dentro al campo, spesso in superiorità numerica, soprattutto a sinistra dove Cambiaso raddoppia sistematicamente. È da quella corsia che la Juve costruisce il dominio del primo tempo: sinistro di Cambiaso, cross di Yildiz per David (palo e parata di Falcone), inserimento di McKennie murato da Gaspar, altra conclusione di Cambiaso respinta dal portiere salentino, piattone di Locatelli fuori di un soffio.
Il Lecce è schiacciato negli ultimi trenta metri, poco sostenuto da Camarda e con Ramadani impreciso in regia. Proprio un suo errore spalanca una chance clamorosa a Cambiaso: porta aperta, palla alta. Imperdonabile. L’ingresso di Veigariequilibra la fascia destra difensiva dei pugliesi, ma resta una domanda sospesa all’intervallo: come fa la Juve a non essere avanti?
La risposta arriva nel modo più crudele. Errore orizzontale di Cambiaso, Bremer si distrae, Banda – appena rientrato dalla Coppa d’Africa – ringrazia, resiste a Kalulu e firma lo 0-1. Perché questa Juve, oltre a essere spallettiana nel gioco, lo è anche nella “bischerata” improvvisa.
Occasioni, rigore sbagliato e assalto finale
L’impronta di Spalletti però è evidente: giocate a muro, ricerca del terzo uomo, sovraccarichi di qualità. A inizio ripresa entra Zhegrova per dare più imprevedibilità a destra e l’effetto è immediato. Verticalizzazione di Locatelli, azione corale, tiro ribattuto e McKennie da vero rimbalzista NBA firma l’1-1.
Il dominio continua, anche se con meno fluidità. La partita può chiudersi almeno tre volte. La più decisiva arriva con il rigore per fallo di mano di Kaba: Yildiz e Locatelli lasciano il pallone a Jonathan David, che sceglie uno scavetto mal riuscito. Falcone, specialista, respinge con i piedi: è il quinto rigore parato in carriera.
Di Francesco si chiude a riccio con il 5-3-2, la Juve alza il baricentro: Kostic, Koopmeiners, Openda, fino al 4-2-4finale. Falcone ferma ancora David, poi serve anche la sorte: Yildiz colpisce il palo interno, sulla respinta Openda calcia alto a porta vuota.
Il verdetto è chiaro e impietoso: questa Juve gioca, crea, domina, ma senza un finalizzatore vero rischia di restare incompiuta. Perché alla fine, nel calcio, conta una cosa sola: chi la butta dentro.
Direttore: Claudio Zuliani
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