L’Italia si riscopre grande
L'Italia torna da Parigi con un pareggio che vale probabilmente più del semplice 1-1 scritto sul tabellone dello Stade de France, perché contro una Francia tecnicamente superiore e costruita per arrivare fino in fondo in ogni competizione gli azzurri hanno dimostrato carattere, organizzazione e capacità di soffrire. Ne parla il Giornale.
La squadra di Roberto Mancini non ha provato a competere con i francesi sul terreno del possesso esasperato, ma ha scelto una partita differente, fatta di compattezza, aggressività e improvvise verticalizzazioni, riuscendo soprattutto nel primo tempo a costruire alcune delle occasioni migliori dell'incontro.
Mancini conferma praticamente tutta l'Italia
Il commissario tecnico ha deciso di affidarsi quasi completamente alla squadra che aveva ottenuto il successo contro la Turchia, applicando uno dei principi più antichi del calcio: squadra che vince non si cambia, soprattutto quando arriva da una prestazione capace di restituire fiducia.
Le principali variazioni sono state sostanzialmente obbligate, con Calafiori inserito sulla fascia sinistra e Kean chiamato a sostituire l'infortunato Raspadori, mentre ha fatto discutere soprattutto la scelta di lasciare inizialmente fuori Barella, entrato soltanto nella ripresa.
La Francia tiene il pallone, l'Italia costruisce le occasioni
Il dato del possesso all'intervallo racconta perfettamente il tipo di partita: 64% Francia e 36% Italia, con i Bleus maggiormente padroni del pallone ma gli azzurri tutt'altro che passivi quando riuscivano a recuperarlo.
Kean ha avuto una grande possibilità davanti a Maignan, ma il suo sinistro è risultato troppo debole, mentre Frattesi è andato vicino al vantaggio trovando una deviazione decisiva di Jacquet che ha evitato conseguenze peggiori alla squadra di Zidane.
L'Italia scopre che può giocare anche senza dominare il possesso
La prestazione di Parigi conferma che questa Nazionale può costruire una propria identità senza avere necessariamente bisogno di comandare territorialmente ogni partita, soprattutto quando davanti trova avversari dotati di una qualità individuale superiore.
Verticalità, aggressività e capacità di ribaltare velocemente l'azione possono diventare armi importanti per Mancini, perché contro la Francia gli azzurri hanno dimostrato che si può essere pericolosi anche lasciando il pallone all'avversario senza rinunciare a giocare.
Olise cambia la partita
Nel primo tempo l'Italia era riuscita a limitare soprattutto Michael Olise, uno degli uomini tecnicamente più pericolosi della Francia, ma dopo l'intervallo il talento del Bayern Monaco ha cominciato progressivamente ad aumentare il proprio peso sulla partita.
Prima una splendida giocata di tacco, poi al 10' della ripresa la punizione che ha cambiato il risultato: Olise ha disegnato una conclusione imprendibile sotto la traversa, trovando il vantaggio francese nonostante una grande serata di Donnarumma.
San Gigio tiene in piedi l'Italia
Se l'Italia è rimasta dentro la partita fino alla fine, una parte importante del merito appartiene ancora una volta a Gianluigi Donnarumma, protagonista di almeno cinque interventi importanti durante la serata parigina.
Il capitano azzurro, accolto anche dai fischi di una parte del pubblico legato al suo passato con il PSG, non si è lasciato condizionare e ha risposto sul campo con una prestazione da 7,5, confermandosi uno dei pochi autentici fuoriclasse internazionali a disposizione della Nazionale.
Bastoni si prende la rivincita
La risposta dell'Italia è arrivata al 23' della ripresa attraverso Alessandro Bastoni, uno dei giocatori maggiormente attesi dopo le critiche delle ultime settimane e protagonista dell'azione che ha riportato gli azzurri in parità.
Il difensore dell'Inter ha aggredito Da Cunha a metà campo, gli ha sottratto il pallone e ha attaccato immediatamente una difesa francese completamente scoperta, concludendo l'azione con una rasoiata che ha superato Maignan per l'1-1.
Bastoni non segna soltanto, crea il gol da solo
La parte più interessante dell'azione non è neppure la conclusione, ma il modo in cui Bastoni decide di rompere gli equilibri andando ad aggredire il portatore francese molto lontano dalla propria area di rigore.
È esattamente il tipo di atteggiamento che Mancini chiede alla nuova Italia: difensori aggressivi, capaci di leggere in avanti l'azione e di trasformare immediatamente un recupero del pallone in una possibilità offensiva.
Kean mette in difficoltà Upamecano
Una buona parte della pericolosità italiana è passata anche attraverso Moise Kean, che non ha trovato il gol ma ha costretto la difesa francese a giocare una partita molto meno tranquilla di quanto probabilmente immaginasse alla vigilia.
Upamecano ha sofferto particolarmente il movimento e la fisicità dell'attaccante italiano e nel finale ha terminato anticipatamente la propria partita, venendo espulso al 40' della ripresa e lasciando la Francia in inferiorità numerica.
La differenza tra le due panchine resta enorme
Il pareggio non deve però nascondere una realtà evidente, perché Zidane può permettersi di guardare verso la propria panchina e inserire giocatori come Barcola e Camavinga, alternative che sarebbero probabilmente titolari in moltissime nazionali europee.
Mancini ha risposto con Barella, Vergara, Doumbia e Maldini, confermando come il problema principale dell'Italia resti soprattutto la profondità del talento disponibile, in particolare nel reparto offensivo.
Alla Nazionale manca ancora il grande attaccante
La partita di Parigi ha mostrato ancora una volta quanto potrebbe cambiare questa squadra se Mancini avesse a disposizione un centravanti di livello internazionale capace di trasformare in gol una percentuale maggiore delle occasioni costruite.
Kean ha lavorato bene, Pio Esposito ha combattuto e Sebastiano Esposito ha dato il proprio contributo, ma la Francia possiede un patrimonio offensivo che in questo momento l'Italia semplicemente non ha.
Mancini però sta costruendo una squadra
Ed è probabilmente questo il dato più importante della serata, perché l'Italia non è ancora una Nazionale piena di campioni ma comincia nuovamente ad avere l'aspetto di una squadra capace di riconoscersi.
Gli azzurri hanno sofferto insieme, sono rimasti dentro la partita dopo lo svantaggio e hanno trovato la forza per reagire, senza disunirsi davanti alla maggiore qualità individuale della Francia.
Scalvini risponde presente
Tra le note positive c'è anche la prova di Giorgio Scalvini, premiato con un 7 e capace di reggere l'impatto contro un reparto offensivo francese che avrebbe potuto creare problemi enormi alla difesa italiana.
Accanto a lui Bastoni ha disputato una partita da protagonista assoluto, mentre Calafiori ha garantito equilibrio sulla sinistra e Kayode ha saputo resistere nei momenti di maggiore pressione dei Bleus.
Fagioli cresce dentro la partita
Buoni segnali sono arrivati anche da Nicolò Fagioli, che ha interpretato con personalità una partita nella quale il centrocampo italiano era costretto soprattutto a correre, recuperare palloni e uscire rapidamente dalla pressione.
Frattesi ha aggiunto la solita capacità di inserirsi senza palla, mentre Tonali ha garantito equilibrio prima dell'ingresso di Barella, consentendo all'Italia di non perdere completamente il controllo della zona centrale.
Mancini supera il primo vero esame
Dopo il successo con la Turchia serviva una partita di livello superiore per capire realmente a che punto fosse il nuovo percorso della Nazionale, e la Francia rappresentava probabilmente il test più difficile possibile.
Mancini esce dallo Stade de France con un pareggio e soprattutto diverse indicazioni positive, perché la sua Italia ha dimostrato di poter competere anche contro una squadra che possiede maggiore talento e alternative nettamente superiori.
La classifica resta aperta
Il pareggio porta l'Italia a quota quattro punti, mentre la Francia resta in testa al girone con sette, davanti al Belgio salito a sei grazie al netto 3-0 ottenuto contro la Turchia.
La qualificazione rimane quindi una strada complicata, ma il risultato di Parigi consente agli azzurri di continuare il percorso con maggiore fiducia e soprattutto con la consapevolezza di poter affrontare senza paura anche le nazionali più forti.
Questa Italia può crescere
Non bisogna trasformare un pareggio in una consacrazione, perché il lavoro da fare resta enorme e la differenza qualitativa con la Francia è apparsa evidente soprattutto osservando le possibilità offerte dalle due panchine.
Ma l'Italia aveva bisogno di ritrovare competitività, identità e orgoglio, e uscire imbattuta dallo Stade de France dopo aver reagito allo svantaggio rappresenta sicuramente un altro passo nella direzione giusta.
Olise ha mostrato perché viene considerato uno dei grandi talenti del calcio europeo, Donnarumma ha ricordato ancora una volta di essere un portiere di livello mondiale e Bastoni ha risposto sul campo alle critiche con una prestazione enorme.
Ma la notizia migliore riguarda probabilmente Mancini: la sua nuova Italia comincia ad avere un'identità e, anche senza possedere tutti i campioni della Francia, ha dimostrato di poter restare in piedi davanti a una delle squadre più forti del mondo.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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