Intorcia: "Spalletti ha provato a dare un barlume di gioco e di speranza a una squadra senz’anima e senza leader"
Nel suo editoriale pubblicato su Repubblica, il giornalista Francesco Saverio Intorcia ha espresso un giudizio molto severo sulla stagione della Juventus e sulla pesante sconfitta interna contro la Fiorentina, risultato che ha fatto precipitare i bianconeri dal terzo al sesto posto in classifica, complicando seriamente la corsa Champions.
Intorcia critica la stagione della Juventus
Intorcia ha scelto di richiamare nel titolo uno dei celebri slogan di Luciano Spalletti: “Uomini deboli destini deboli”.
Nel suo commento, il giornalista descrive il crollo juventino come il simbolo di una stagione piena di limiti tecnici e caratteriali: “II pranzo della domenica alla fine va di traverso solo alla Juventus, che nel giro di un'ora passa dal terzo posto al sesto, che la condanna di fatto all'Europa League e anticipa il processo alla sua stagione disgraziata”.
Una squadra fragile e senza personalità
Secondo Intorcia, la sconfitta contro una Fiorentina già salva rappresenta l’immagine perfetta di un’annata segnata da fragilità e mancanza di maturità: “L'ultima diapositiva, la tragicomica sconfitta in casa contro la Fiorentina già salva, racconta l'anno dell'immaturità”.
Nel mirino finiscono sia il rendimento del portiere sia la produzione offensiva della squadra, giudicata insufficiente rispetto agli investimenti effettuati: “tra le incertezze di un portiere mai all'altezza e l'inconcludenza di un parco attaccanti il cui rapporto tra costi e benefici andrebbe studiato a Harvard”.
Le ombre sul futuro bianconero
L’editoriale prosegue con una riflessione più ampia sul crollo finale dei bianconeri e sulle possibili conseguenze per il futuro del club: “La fortuna di certe serie tv dipende dal finale di stagione: quello dei bianconeri, crollati quando avevano nelle mani il proprio destino, fa rivedere al ribasso anche le puntate precedenti e raduna ombre inquietanti sul futuro”.
Infine, Intorcia riconosce a Spalletti il tentativo di dare identità alla squadra, pur evidenziando i limiti strutturali dell’organico: “Spalletti ha provato a dare un barlume di gioco e di speranza a una squadra senz'anima, orfana di leader e zavorrata da giocatori fragili di piede e di testa, inadatti a reggere il peso della storia”.
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