Infantino, striscioni offensivi a Lione: l’Uefa resta in silenzio

Infantino, striscioni offensivi a Lione: l’Uefa resta in silenzioTuttoJuve.com
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Oggi alle 08:10Altre notizie
di Fabio Moretti
Striscioni offensivi contro Infantino durante Lione-Sparta Praga: nessuno stop alla partita. Si attende una risposta dell’Uefa, mentre la Fifa resta divisa.

La contestazione politica nei confronti di Gianni Infantino ha superato i confini delle istituzioni calcistiche ed è arrivata sugli spalti. Durante Olympique Lione-Sparta Praga, gara dei preliminari di Champions League, nella curva occupata dai sostenitori francesi sono comparsi due striscioni pesantemente offensivi contro il presidente della Fifa. Ne parla Il Giornale.

Il primo riportava la frase «Infantino assassino», mentre poche file più in basso ne veniva esposto un altro con la scritta «Fifa Mafia». Espressioni gravi che non possono essere confuse con una normale manifestazione di dissenso.

La partita non è stata interrotta

L’arbitro polacco Szymon Marciniak non ha sospeso l’incontro e la gara è proseguita regolarmente. Nelle ore immediatamente successive non è arrivata neppure una presa di posizione pubblica dell’Uefa.

Proprio questo silenzio ha alimentato la polemica. Le divergenze politiche tra l’organizzazione europea e Infantino sono note, ma non possono giustificare l’assenza di una risposta davanti a un attacco personale di tale violenza verbale.

Contestare la gestione della Fifa è legittimo. Accusare pubblicamente qualcuno di essere un assassino rappresenta invece un superamento evidente del limite. L’Uefa è ora chiamata a valutare l’episodio, individuare eventuali responsabilità e stabilire possibili provvedimenti.

Il disagio dei tifosi verso il calcio dei grandi affari

Gli striscioni esposti a Lione testimoniano anche la crescente distanza tra una parte dei tifosi e le istituzioni calcistiche. Quando il pubblico percepisce che interessi commerciali e strategie politiche stanno prevalendo sullo sport, la protesta può assumere toni particolarmente duri.

Era già accaduto durante il progetto della Superlega. In quel caso, la mobilitazione delle tifoserie contribuì a bloccare rapidamente il piano promosso da alcuni dei principali club europei.

Questa volta il bersaglio non è una singola competizione, ma il presidente della Fifa e il modello di gestione che rappresenta. La critica riguarda l’espansione dei tornei, la crescita del numero delle partite e la sensazione che il calcio venga utilizzato principalmente come strumento economico e politico.

Il malcontento merita ascolto, ma non rende accettabile qualsiasi linguaggio. La protesta perde forza e credibilità quando si trasforma in insulto o attribuisce responsabilità criminali senza fondamento.