Infantino apre al Mondiale a 64 squadre: «Un aumento è fattibile»

Infantino apre al Mondiale a 64 squadre: «Un aumento è fattibile»TuttoJuve.com
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di Marta Salmoiraghi
Gianni Infantino rilancia l'ipotesi di un Mondiale a 64 squadre: «È fattibile». Il presidente FIFA difende il format a 48 nazionali e annuncia che il tema sarà discusso dopo il torneo.

Il Mondiale potrebbe presto allargarsi ancora. Dopo l'introduzione del format a 48 squadre, il presidente della FIFA Gianni Infantino non esclude la possibilità di portare la competizione a 64 nazionali. Nell'intervista rilasciata a Blue Sport, il numero uno della Federcalcio internazionale ha affrontato il tema, definendo questa ipotesi "fattibile" nell'ambito dell'attuale struttura del torneo.

«In linea di principio, un aumento sarebbe fattibile se le prime due squadre di ogni girone si qualificassero semplicemente agli ottavi di finale», ha spiegato Infantino, che ha poi definito l'edizione 2026 «un torneo dei superlativi».

Il presidente FIFA ha inoltre rivendicato il successo dell'allargamento a 48 partecipanti: «Sono soddisfatto al 100%. È stato un enorme successo». A sostegno della sua tesi ha citato i risultati ottenuti dalle nazionali di tutti i continenti, sottolineando come ogni squadra abbia conquistato almeno un punto e segnato almeno una rete, con ben nove rappresentative africane su dieci capaci di raggiungere la fase a eliminazione diretta.

«All'ultimo Mondiale c'erano soltanto cinque squadre africane. Questo dimostra quanto sia importante includere più nazionali e offrire loro l'opportunità di partecipare», ha aggiunto.

Sull'eventuale passaggio a 64 squadre, Infantino ha precisato che la questione sarà affrontata dagli organi competenti al termine del prossimo Mondiale: «È un tema che verrà esaminato e discusso nelle commissioni competenti dopo questo torneo».

Infine, il presidente della FIFA ha ribadito la sua visione globale della competizione: «Quando si organizza un Mondiale bisogna farlo per il mondo intero, non solo per Europa e Sudamerica. Se ai Paesi più piccoli non viene data la possibilità di qualificarsi, perderanno anche l'incentivo a continuare a migliorare».