Fabio Capello, 80 anni tra trionfi, rimpianti e un sogno ancora da realizzare

Fabio Capello, 80 anni tra trionfi, rimpianti e un sogno ancora da realizzareTuttoJuve.com
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di Fabio Moretti
Fabio Capello festeggia 80 anni ripercorrendo carriera, successi e rimpianti: dallo scudetto revocato alla Juve al trionfo col Milan fino ai giovani.

Fabio Capello spegne 80 candeline guardando indietro a una carriera straordinaria, vissuta tra panchine prestigiose, trofei e momenti che hanno segnato la storia del calcio. L'ex tecnico di Milan, Juventus, Roma, Real Madrid e della nazionale inglese ripercorre alcune delle pagine più significative del suo percorso su La Nazione, senza nascondere i rimpianti che ancora oggi fanno discutere.

Il gol di Wembley e la rivincita sui "20mila camerieri"

Tra i ricordi più intensi resta la vittoria ottenuta a Wembley contro l'Inghilterra. Capello torna su quell'episodio ricordando le provocazioni della vigilia rivolte agli italiani emigrati all'estero. "Stasera 20mila camerieri allo stadio". Una frase che lo motivò ulteriormente. Decisivo con il gol dell'1-0, a fine partita rispose davanti ai giornalisti:  "Ho segnato per l'onore dei 20mila camerieri." Un momento che ancora oggi considera una delle soddisfazioni più grandi della sua carriera da calciatore.

Il capolavoro di Atene con il Milan

Se dovesse scegliere il trionfo più importante da allenatore, Capello non ha dubbi. Il pensiero va alla finale di Champions League del 1994, quando il suo Milan travolse 4-0 il Barcellona di Johan Cruyff. Ricorda come i blaugrana fossero considerati nettamente favoriti alla vigilia, ma quella serata di Atene ribaltò ogni pronostico, consegnando ai rossoneri uno dei successi più memorabili della loro storia europea.

Lo scudetto revocato alla Juventus resta una ferita

"Nella mia testa quel titolo lo conquistammo noi". Il 2006 rappresenta un capitolo che continua a far discutere. La retrocessione della Juventus e la revoca dello scudetto sono eventi che Capello non ha mai accettato del tutto.

"Certe ferite restano dolorose per sempre. Fu una doccia gelida, ma io sono una persona onesta: magari sugli almanacchi e nell'albo d'oro non ci sarà scritto il nome della Juventus, ma nella mia testa il titolo lo conquistammo noi. Eravamo troppo più forti degli altri, lì vincere non era qualcosa di straordinario, ma un'abitudine". Parole che confermano come quel campionato, almeno nella sua convinzione, resti ancora oggi patrimonio della squadra bianconera.

Il calcio moderno e la critica ai vivai

Capello osserva con attenzione l'evoluzione del calcio italiano e individua un problema nella formazione dei giovani. Secondo lui, nei settori giovanili si dedica troppo spazio agli aspetti tattici, sacrificando lo sviluppo della tecnica individuale. Un'impostazione che, a suo giudizio, finisce per penalizzare la crescita dei talenti. "Nei settori giovanili si lavora troppo sugli schemi e troppo poco sulla tecnica. Io licenzierei chi fa fare solo tattica ai bambini".