Diaspora di giocatori dal City? L'avvocato: "Il rischio è concreto"
Le conseguenze del caso Manchester City potrebbero andare oltre le eventuali sanzioni nei confronti del club e coinvolgere direttamente anche i suoi calciatori. A delineare uno scenario particolarmente significativo è stato Paul Gilroy, noto avvocato intervenuto nel podcast Stick to Football per affrontare gli aspetti legali della vicenda. A sollevare la questione è stato l'ex Arsenal Ian Wright, che ha chiesto se i giocatori eventualmente estranei e all'oscuro delle condotte contestate alla società potrebbero avere gli strumenti giuridici per interrompere il proprio rapporto con il club.
Il parere di Gilroy
Secondo Gilroy, una possibilità di questo tipo potrebbe trovare fondamento nei principi che regolano il rapporto tra lavoratore e datore di lavoro. Al centro della sua analisi c'è infatti la clausola implicita relativa alla fiducia reciproca, elemento che, pur non dovendo necessariamente comparire espressamente nel contratto, rappresenterebbe una componente fondamentale del rapporto professionale. Gilroy ha spiegato così la propria posizione: "Certamente sì, è un'ottima domanda dal punto di vista dei calciatori. Ogni contratto di lavoro, che si tratti di un calciatore o di un commesso in un negozio, prevede una clausola implicita. In altre parole, non è scritta nero su bianco. E la clausola implicita di cui stiamo parlando è quella del rapporto di fiducia. Quindi, se io lavoro per te, tu e io dobbiamo nutrire una fiducia reciproca sufficiente a far funzionare quel rapporto. Se tu non ti fidi di me, o io non mi fido di te, o se mi dai del bugiardo e del ladro di martedì, mercoledì non posso più lavorare per te: è una questione di fiducia. Ora, un giocatore potrebbe dire: 'Avete violato la clausola implicita di fiducia. Siete il mio datore di lavoro, avete agito in violazione di tale principio, e questo mi dà il diritto di dire che straccio il contratto e me ne vado'".
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