Di Livio: "Nei prossimi dieci giorni la Juve si gioca il futuro. Spalletti? Lo vorrei sulla panchina anche il prossimo anno"
Ospite di Radio Bianconera durante “Fuori di Juve”, l’ex bianconero Angelo Di Livio ha analizzato il momento della Juventus, tra delusioni europee e prospettive future. Ecco le sue parole:
«Cosa sta accadendo non lo so. Dopo il primo tempo con il Galatasaray mi brillavano gli occhi, poi nella ripresa è stato un disastro totale. Non so se riuscirà a ribaltare il punteggio. Oggi i giocatori non sanno leggere le partite. Se non riesci a fare gol, almeno non devi subirne, soprattutto in vista del ritorno. Questo mi fa arrabbiare. Il primo tempo è stato meraviglioso, ma poi prendi certi gol… vogliono essere sempre belli, mai sporchi e cattivi. Ora è difficile, non impossibile. Mi affido a tutti, a Yildiz, Conceição. Però ora mancherà Bremer…».
Guardando al campionato, Di Livio ha aggiunto: «Ora c’è la partita col Como. C’è emergenza dietro, ma non credo si possa tornare alla difesa a tre. L’unica nota positiva è stata Koopmeiners, ma in questi dieci giorni ci si gioca il futuro».
Poi la presa di posizione sull’allenatore: «Su Luciano Spalletti io avrei deciso: deve essere il tecnico della Juve anche il prossimo anno. Può unire il popolo juventino. Quando perde gli rode, giustamente. È uno bravo. Poi bisogna correggere qualcosa nella rosa: servono almeno quattro giocatori, un difensore, un esterno e due centrocampisti. L’attaccante? Io punto su Dušan Vlahović. Dopo quell’esultanza ho capito che vuole restare, ne sono convinto. Si parla di Ederson, mi piacerebbe, ma servono giocatori con cazzimma e forza».
Sulla corsa Champions: «Io ci metto dentro anche il Como, che sta bene, anche se per me se la gioca con la AS Roma. Tra due settimane c’è lo scontro diretto e quello dirà molto».
Infine, un passaggio sulla mancata grazia a Kalulu: «Le simulazioni ci saranno sempre, ma serve buonsenso e magari evitare certe esultanze. Cristian Chivu ha messo benzina sul fuoco alimentando le polemiche. Se toccherà a loro, la prossima volta dovranno stare zitti».
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