Da Calcipoli all'ultimo derby d'Italia, l'Inter infrange le regole e paga la Juve: è la storia degli ultimi 20 anni. Marotta presidente dell'Inter o della Lega? Quei messaggi fuorvianti dal Palazzo....

Da Calcipoli all'ultimo derby d'Italia, l'Inter infrange le regole e paga la Juve: è la storia degli ultimi 20 anni. Marotta presidente dell'Inter o della Lega? Quei messaggi fuorvianti dal Palazzo....
venerdì 20 febbraio 2026, 00:05Il punto
di Luigi Schiffo

Ci sarà tempo per tirare le somme di questa stagione, in relazione ad un organico bianconero chiaramente non adeguato per lottare su due fronti a certi livelli, ma siccome c’è chi da 28 anni tira in ballo Iuliano-Ronaldo, lasciatemi almeno ancora questa settimana, a sei giorni dall’accaduto, per tornare su quanto successo a San Siro. Il motivo? Credo sia stata una dimostrazione esemplare e senza filtri di quanto accade nel calcio italiano da una ventina d’anni a questa parte.

LA VERITA’ DEL CAMPO – Sul terreno di gioco viene espulso un giocatore della Juventus per due ammonizioni frutto di clamorose simulazioni.  A fine primo tempo i dirigenti bianconeri vanno a protestare in modo veemente contro l’arbitro. Nella ripresa ci sono anche un intervento da rigore e un fallo in avvio dell’azione del gol partita. Tutte decisioni che vanno a favore dei nerazzurri. I dirigenti bianconeri protestano in sala stampa, senza mai tirare in ballo gli avversari, ma sollevando il problema arbitrale.

LA POST VERITA’ – Con parole e immagini inquadrate ad arte si fa passare la seconda ammonizione come dovuta ad un’accentuazione piuttosto comune di una “lieve trattenuta”, attenuando così la “colpa” che in realtà è di clamorosa simulazione. Tutto quanto accade dopo (esultanza, irrisione, “non c’è ammonizione, ma ormai ha fischiato”, ecc…) viene definito come situazione dovuta ad eccesso di agonismo, e non come grave condotta antisportiva e sleale. Spariscono tutti gli altri episodi.

SPOSTARE IL FOCUS – Nessuna scusa, nessuna ammissione di colpa, piuttosto, una volta ridimensionato il tutto con la complicità di una bella parte del mainstream, si passa a spostare il focus (come disse il procuratore Viola a proposito delle relazioni Inter-ultrà infiltrati dalla ‘ndrangheta): scende in campo la seconda carica dello Stato “nessuna simulazione e poi rubare ai ladri è giusto” , non può mancare l’ex presidente “è stata una simulazione entusiasta, ma la Juve sta facendo la vittima, la storia però non la ricorda così”.

QUI COMANDO IO – Entra in scena l’attuale presidente che, unico caso del calcio italiano, parla dal pulpito della Lega Serie A, come se fosse lui l’istituzione. Sminuisce la dirigenza bianconera (“giovane e inesperta”) e tira fuori un episodio di cinque anni prima che non ha alcuna attinenza: “Si ricordino che nel 2021 sono andati in Champions con un rigore contro di noi frutto di una simulazione di Cuadrado che è valsa 60-70 milioni”. Nessuna scusa. Ovviamente nessuno osa ricordargli della precedente espulsione ingiustificata di Bentancur o dell’accentuazione di Lautaro per il tocco subito in area che è valso un rigore anche per i nerazzurri. O che Cuadrado almeno era stato toccato, o che nel 2021 qualcuno ha vinto lo scudetto senza rispettare le norme sulla regolarità del pagamento degli stipendi (lo ha scritto Oaktree nel comunicato pubblicato il giorno del subentro per pignoramento). Et voilà: ora il tema è “la Juve ruba”, tanto per cambiare.

LA GIUSTIZIA SPORTIVA – Arrivano le sentenze: squalificato il giocatore “truffato”, puniti i dirigenti che si sono lamentati. Stop. Insomma il solito schema: i nerazzurri commettono una violazione del regolamento, non pagano nessun dazio e alla fine viene punita la Juve (potete trovare facilmente analogie in tanti altri casi in cui è intervenuta la Procura Federale).



DA CARNEFICE A VITTIMA – Ora tutto è pronto per riabilitare il “tuffatore-truffatore”: ha dovuto chiudere i social per le minacce ricevute, si sta esagerando con la gogna mediatica! Va davanti ai microfoni, ammette il minimo sindacale nel segno del “così fan tutti”, ma anche lui niente scuse al collega squalificato per non aver commesso il fatto. E’ un bravo ragazzo che ha fatto un errore, ma chi non sbaglia? I tre punti della partita, i danni agli avversari costretti a giocare in dieci, gli errori arbitrali pian piano sfumano nel nulla.

Ebbene questo meccanismo è ovviamente frutto di un sistema collaudato dal 2006 a oggi, sistema che ha portato il calcio italiano dal centro alla periferia, campionato e Nazionale.

Ad un sistema poli-centrico (le famose “sette sorelle” degli anni Novanta e primi Duemila), che ha garantito titoli europei per diversi club (compresa l’unica finale di Champions tutta italiana della storia) e un Mondiale per gli azzurri, si è passati ad un sistema mono-centrico (l’icona è un presidente che parla dal pulpito della Lega) finalizzato a rinsaldare poltrone ed equilibri, senza pensare più di tanto al campo e alla qualità del nostro calcio.

Chi ha provato a far saltare il banco puntando invece sulla costruzione di una società moderna, forte, vincente e basata su strutture d’avanguardia, non appena ha fatto il passo più lungo della gamba è stato fatto fuori. Guardando il bilancio degli scudetti nei vent’anni pre-2006 e in quelli post-2006, forse si capisce “cui prodest” come avrebbero detto gli antichi romani, ovvero, a chi è convenuto tutto ciò.

PRE 2006: Juve 8; Milan 7; Napoli 2; Inter, Sampdoria, Lazio e Roma 1.
POST 2006: Juve 9; Inter 6; Milan e Napoli 2.

Forse si stava meglio quando si stava peggio, ma il problema non è per la Juve, che, alla fine, ha vinto lo stesso più di tutti…