Criscitiello: "Il problema del Milan è continuare a voler raccontare un Milan diverso da quello che vediamo."

Criscitiello: "Il problema del Milan è continuare a voler raccontare un Milan diverso da quello che vediamo."TuttoJuve.com
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di Fabio Moretti
Amorim, il problema non è copiare Fabregas. È continuare a copiare il Milan dello scorso anno

Michele Criscitiello sun Sportitalia,com

Il problema del Milan non è il pareggio contro la Lazio. Il problema del Milan è continuare a voler raccontare un Milan diverso da quello che vediamo.

Quando la comunicazione prende una strada e il campo ne prende un’altra, prima o poi il conto arriva. Ruben Amorim sará pure un allenatore bravo, preparato, con idee interessanti. Nessuno lo mette in discussione dopo quattro giornate e sarebbe folle farlo. Ma proprio perché è bravo deve capire velocemente dove è arrivato. Magari aiutato da una critica meno compiacente. Il Milan non ha bisogno di essere difeso a prescindere. Non ha bisogno di sentirsi raccontare che tutto fa parte di un percorso, che serve tempo, che le intenzioni sono quelle giuste e che qualcuno non vedeva l’ora di vederlo inciampare. Il Milan ha bisogno di tornare a essere il Milan.

Il problema del Milan nasce sopra Amorim

Il vero limite di questo Milan continua a essere la mancanza di una catena di comando chiara e percepibile. Al di là di Cardinale, sarebbe opportuno individuare responsabili in grado di determinare a chi spettino le decisioni. Chi detta la linea? Chi protegge l’allenatore e, quando serve, chi lo corregge?
In una grande società i ruoli devono essere definiti non soltanto negli organigrammi, ma soprattutto nella quotidianità. Deve esserci qualcuno che decide, qualcuno che esegue e qualcuno che risponde delle decisioni prese.

Il Milan, invece, continua troppo spesso a dare l’impressione di essere una società nella quale tutti hanno una parte di responsabilità e proprio per questo diventa difficile capire chi abbia davvero la responsabilità finale: e questo inevitabilmente arriva fino all’allenatore. Amorim dovrebbe essere messo nelle condizioni di allenare. E magari anche di essere richiamato quando la comunicazione supera ciò che il campo sta dimostrando.
Il paragone con Fabregas e con il Como poteva essere liquidato in trenta secondi. Invece Amorim ha voluto marcare il territorio: siamo diversi, abbiamo la nostra identità, non copio nessuno, se volete giocare come il Como prendete l’allenatore del Como.
Tutto legittimo, ma prima di rivendicare così fortemente la propria identità sarebbe opportuno mostrarla con continuità sul campo.

Amorim parla di identità, ma il Milan continua a regalare pezzi di partita

Non è nemmeno una questione di modulo. Sarebbe troppo semplice ridurre tutto alla tattica. Il problema è l’interpretazione delle partite: questo Milan, per atteggiamento, continua ad assomigliare pericolosamente a quello dello scorso anno. Cambiano gli uomini, cambia l’allenatore, cambiano alcune idee, ma resta quella sensazione di una squadra capace di accendersi e spegnersi senza un motivo apparente. Come a Roma, dove ha letteralmente m regalato un tempo alla Lazio.
La reazione del secondo tempo è un merito. Ma non può diventare l’alibi per dimenticare il primo. Anzi, è esattamente il contrario.
Se nel secondo tempo riesci a cambiare completamente faccia significa che determinate risorse le avevi, e allora diventa ancora più grave non averle mostrate prima, invece quando inizi a dire che qualcuno aspettava il tuo passo falso stai spostando il dibattito. E al Milan, oggi, non serve creare un nemico, ma piuttosto creare una squadra.