Chiariello; "Allegri campa di rendita con i successi alla Juve. Mai lo avrei voluto, ma..."
Massimiliano Allegri al posto di Antonio Conte continua a essere uno degli argomenti più dibattuti nel mondo Napoli. Nel corso della trasmissione "Campania Sport" su Canale 21, il giornalista Umberto Chiariello ha dedicato il suo tradizionale editoriale all'approdo del tecnico livornese sulla panchina azzurra, analizzando pregi, dubbi e prospettive della scelta operata dal club di Aurelio De Laurentiis.
Chiariello analizza la scelta Allegri per il post-Conte
"E alla fine fu Massimiliano Allegri, che era il più gettonato nelle previsioni del post-Conte. D'altronde non è una novità, è una eredità che ha già raccolto, e anche con molto successo, alla Juventus. Se Conte, dopo tre anni di vittorie all'esordio juventino, sbatté la porta ai primi giorni di ritiro con il famoso discorso del ristorante, dicendo che con quella squadra non poteva competere in Europa perché se uno deve andare a mangiare in un ristorante da 100 euro non si può presentare con 10 euro, invece arrivò Massimiliano Allegri che di Scudetti ne ha vinti cinque e di finali di Champions ne ha fatte due, a parte che ha vinto anche Coppa Italia e Supercoppa.
Diciamo che ci campa anche di rendita Allegri su quei successi, perché da allora in poi ha collezionato una misera Coppa Italia, così come l'ha collezionata Italiano, il suo rivale per la panchina azzurra, che ha avuto ben altra portata, storica, epocale, quella del Bologna, 60 anni senza successi, o perfino di Gattuso, povera anima laziale, che Lotito, non trovando nulla e nessuno che si avvicini alla Lazio di questi tempi, la Lazio sono praticamente come degli appestati, i calciatori vogliono andare via, gli allenatori non ci vogliono andare perché è un clima talmente rovente che si è creato nel mondo laziale che Lotito, al capezzale di Gattuso e al suo, ha trovato reciproci interessi.
Allegri post Conte fa discutere in città, nella tifoseria di Napoli, al nord, perché non c'è allenatore più titolato di lui, questo è poco ma sicuro, lo dice la sua storia, una storia fatta di sei campionati vinti così come Conte, però Conte lo ha fatto in tre città e Allegri ci prova ora a farlo in tre città, perché i suoi successi sono stati tra Milan e Juventus: sei scudetti, due finali di Champions, che sono titoli importanti, ma non ha vinto, considerando che in Italia di Champions, a parte il triplete di Mourinho, ci sono state solo quattro finali, le due dell'Inter recenti e le due della Juventus di Allegri negli ultimi vent'anni, non è un traguardo da poco.
Però nella continuità c'è anche la discontinuità ed è questo che può favorire un lavoro di Allegri. Dov'è la discontinuità? Quando Mourinho lasciò l'Inter col triplete, a parte che aveva vinto in maniera clamorosa e se ne andò a Madrid, arrivò l'anti Mourinho, c'era proprio il nemico di Mourinho, Benitez. La crisi di rigetto della squadra fu immediata, erano tutti innamorati di Mourinho, la squadra parlava ancora col tecnico, aveva ancora lasciato col tecnico, perfino Materazzi, che non giocava mai, era legatissimo a Mourinho ed Eto'o gli diede praticamente il benservito ancora prima di andare in ritiro, disse: non si pensi Benitez che io faccia quello che ho fatto per Mourinho, cioè sacrificarmi a fare anche il terzino, perché l'ho fatto, il grande Eto'o. Si capì subito che quell'avventura sarebbe finita presto.
I dubbi sul gioco e il rapporto con De Bruyne
Nel caso di Conte invece, paradossalmente chi prende il posto di Conte fa bene. Ma sapete perché fa bene? Perché Conte fa spendere alle società e quindi fa comprare calciatori forti, li stressa e li porta a vincere, è la sua grande capacità di elettricista, di riaccendere la luce subito, però poi li manda in cortocircuito perché lo stress diventa insopportabile e ingestibile, quindi quando lui va via non viene rimpianto dal gruppo, anzi il gruppo respira e accoglie con favore uno che arriva che non ha i suoi stessi metodi di lavoro e sistemi di coazione psicologica sul gruppo che ha Conte. Questo è un grande vantaggio per Allegri, perché il gruppo non è legato a Conte e Kevin De Bruyne l'ha certificato in maniera chiara e inequivocabile.
Dov'è il paradosso però? Che Kevin De Bruyne ha accusato Conte di difensivismo estremo e mi fa piacere che lo abbia detto un fuoriclasse, perché quando lo abbiamo detto noi ci avete detto che abbiamo massacrato Conte, che siamo gli sfascisti, che siamo quelli che vanno contro il Napoli, poi lo dice Kevin De Bruyne e tutti alzano le mani. Il problema è uno solo: che se c'è un allenatore più difensivista di Conte si chiama Massimiliano Allegri e allora lui ha detto che dobbiamo parlare, perché la fama di Allegri la conosce, perché lui ha giocato con Guardiola, che non è solo Zeman, bellezza, lo Stato puro, è estetica applicata al risultato, cioè è una squadra propositiva che gioca a calcio e che fa gol e a De Bruyne giocare, rinculare e fare il difensore aggiunto non va proprio.
Quindi, se da un lato però Allegri è meno tattico rispetto a Conte, nel senso che i calciatori con Conte svolgono dei ruoli in maniera rigida, lui i giocatori più bravi li lascia un po' liberi di inventare, questo è il motivo per cui si dice: ma De Bruyne con Allegri andrà meglio, guardate Modric, guardate Rabiot. È anche vero che De Bruyne da un 5-4-1 si troverà a giocare con un 4-5-1, perché il 4-3-3 paventato di Allegri diventerà un 4-5-1. Allegri ha fatto ventesimo nella classifica delle squadre che pressano alto, cioè non pressa proprio, gioca con blocco basso.
Vedremo una nuova versione di Allegri? Ce l'auguriamo, almeno ci divertiamo un po'. Non è obbligato a vincere, ma può vincere, ha i titoli, l'esperienza, non so se ha ancora le capacità perché negli ultimi anni ha fatto molto male. L'ultimo anno è stato un insuccesso clamoroso in un ambiente come quello del Milan, però dove i coltelli volavano a ogni angolo di strada.
A Napoli trova tutti coesi, Manna lo voleva a tutti i costi, De Laurentiis lo voleva, la squadra lo accoglie con favore e la gente poi i viceré a Napoli li accoglie sempre, basta che hanno le bacheche piene, poi se si gioca bene o si gioca male questo conta poco.
Io ribadisco dicendo che mai avrei voluto Allegri sulla panchina del Napoli, ma mi auguro di essere smentito e che Allegri ritorni a essere quello di 10 anni fa, che tiri fuori l'orgoglio, perché altrimenti finisce così: con me fuori Castel Volturno che mi incateno".
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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