Bucchioni: “La realtà Como non va più snobbata come fa qualcuno”

Bucchioni: “La realtà Como non va più snobbata come fa qualcuno”TuttoJuve.com
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di Redazione TuttoJuve

Il collega Bucchioni su Tmw: Rieccolo di nuovo. D’improvviso è tornato il peggior Allegri, quello del calcio dei dinosauri, quello del primo non prenderle: l’Inter sentitamente ringrazia. E Leao furiosamente si scatena facendo scoppiare una grossa grana. Ma andiamo per ordine. 
Quasi sicuramente muore qui l’ultima speranza di riaprire la corsa-scudetto, il gol di Isaksen riporta il Milan a meno otto dall’Inter quando i rossoneri avevano la possibilità di un clamoroso meno cinque. Quasi un assist a porta vuota offerto dall’Atalanta e dall’arbitro Manganiello. 
Tutto buttato al vento per una partita pensata male e gestita ancora peggio dall’allenatore rossonero che ha sbagliato l’approccio presentandosi per di più con una formazione sbagliata come modulo e come uomini. Peccato perchè Allegri quest’anno è tornato ai livelli della sua fama, pur dentro il suo calcio e i suoi principi, ha rimesso in sesto il Milan, gli ha ridato un’anima, una solidità e una buona personalità. Nel momento decisivo è mancato il coraggio di inventarsi qualcosa perchè mancava Rabiot e qualcosa di diverso andava fatto, uno uguale non c’è. Perchè c’era in ballo lo scudetto e in certi momenti il coraggio è fondamentale. 
Questa partita contro una Lazio piena di problemi andava vinta e invece è passato il messaggio dell’equilibrio, della gestione, dei ritmi bassi, del vediamo come va. Nel vedere la formazione celta all’inizio ho avuto quali la sensazione che Allegri non avesse mai visto giocare la Lazio, ma non è sicuramente così. E allora come si fa a presentare il solito 3-5-1-1 contro una squadra che nel suo 4-3-3 ha nei due esterni (Isaksen e Zaccagni) i punti di forza e gioca senza un vero centravanti. Tre difensori centrali rossoneri quasi regalati e i due esterni (soprattutto Estupinian) messi in grande difficoltà. A parte che non mi sembra una genialata mettere Estupinian e non Bartesaghi su Isaksen, cosa servono tutti quei difensori? 
Allegri avrebbe dovuto giocare con il 4-2-3-1 dando un segnale ben preciso, scompaginando i piani di un bravissimo Sarri, facendo capire che sei il Milan e la partita la vuoi fare. Invece Leao centravanti è stato mangiato dai difensori e chiuso dal centrocampista-difensore Patric che ha pure sbarrato le linee non facendo mai arrivare la palla a Pulisic. Con Athekame e Bartesaghi esterni, Modric e Ricci in mezzo, Saelemakers, Pulisic e Leao dietro a Fullkrug dall’inizio, sicuramente la Lazio avrebbe avuto maggiori difficoltà. La volpe Sarri ha infatti saltato regolarmente in centrocampo, ogni recupero palla ha dato vita a una verticalizzazione soprattutto sugli esterni, ma anche centralmente su Maldini che arretrava.  Il Milan non ha mai trovato le misure con Jashari modesto e una squadra anche mentalmente molle. 
Ai rossoneri è mancato tutto, pure la rabbia e la voglia di provare a prenderlo questo scudetto. Hanno dato la sensazione di non crederci, se fosse così sarebbe gravissimo. Sicuramente Allegri ha sbagliato la partita, ma anche i cambi. Ha tenuto Jashari fino alla fine, tolto Saelemakers e messo Ricci quando servivano i cross. Ha tolto soprattutto Leao che stava giocando male, ma uno come Leao in queste condizioni non lo togli mai. Una invenzione, un guizzo, un tiro li può trovare. Caso mai gli andava affiancato Nkunku per aprirgli gli spazi già nell’intervallo, ma Allegri non è apparso proprio in serata. 
La reazione di Leao, sicuramente sproporzionata e inaccettabile, adesso apre anche un caso da gestire e ripropone vecchi interrogativi nel rapporto fra Leao e il Milan. 

E pensare che l’Inter, al di là dell’evidente errore di Manganiello e del Var, stava facendo di tutto per riaprirlo questo campionato. Non credo ai complotti o al post-Bastoni, però mi chiedo: come si fa a mandare Manganiello e il varista Gariglio a dirigere una partita delicata come questa? Misteri neanche buffi. 
Alla fine l’Inter ha guadagnato un punto, ma una domanda va fatta: Chivu è l’allenatore giusto? L’Inter risponde sì, ma una riflessione sui numeri e sulle situazioni andrà fatta. Chivu è giovane, ha fatto bene nella gestione dello spogliatoio, è stato bravo nel turn over, all’inizio ha cercato anche qualche novità. Poi però l’inesperienza è venuta clamorosamente fuori. Non mi dite che basta vincere lo scudetto e lo vincerà, per promuoverlo del tutto. L’Inter è la più forte, ma i trentasette infortuni del Napoli hanno agevolato il lavoro. Il Milan non era pronto, è stato rilanciato proprio dagli errori dell’Inter. Non c’erano altri avversari, diciamolo. E allora il non avere mai vinto uno scontro diretto, l’aver perso due derby e i ko in Champions nelle partite contro le altre grandi, la figuraccia in Supercoppa e la preparazione superficiale della doppia sfida con il Bodo che ha portato all’eliminazione, sono cose da analizzare. Chivu vince con le squadre più deboli, con quelle che hanno allenatori bravi e organico forte fa una fatica tremenda. Deve crescere nella preparazione e nella gestione, anche a gara in corso. 
Le qualità ci sono, ma l’inesperienza è apparsa evidente. Che vuole fare l’Inter? Riparte con Chivu e gli costruisce una squadra più giovane, magari dandogli la possibilità di giocare anche un calcio più vicino alle sue idee e più lontano da quelle di Inzaghi o si pensa a un allenatore più pronto? 
Vincere lo scudetto forse agevolerà la scelta, ma, nel caso, i dubbi resterebbero e non credo che dirigenti bravi ed esperti come Marotta e Ausilio non abbiano notato i difetti. L’Inter è una società di un livello così alto che  ha bisogno di allenatori e giocatori il più possibile pronti. I giocatori alcune volte si possono anche aspettare e far crescere. Per gli allenatori è più difficile. 
A proposito di talenti della panchina, Fabregas ha dato una lezione di calcio a Gasperini prima schierandosi senza centravanti e facendo inserire un difensore centrale, poi rivoluzionando e mettendo due punte, con movimento continuo, cambi di fronte e tagli che hanno disinnescato il calcio di Gasp. La Roma è andata in vantaggio solo per un regalo del Como nella ripartenza dal basso, Gasperini dovrebbe ricordarlo. Non ha fatto altro. E se l’espulsione di Wesley è un altro errore dell’arbitro e del Var, il Como probabilmente avrebbe vinto anche undici contro undici, stava dilagando. E questo Gasp dovrebbe riconoscerlo, non stringere la mano a Fabregas non è stato bellissimo. 
Quella del Como, unico laboratorio calcistico in Italia, è una bella storia. Andrà in Champions? Continuo a pensare che alla fine il quarto posto lo prenderà la Juve con l’esperto Spalletti, ma la realtà Como non va più snobbata come fa qualcuno e come ha detto Gasperini prima di questa partita. Ora avrà capito…