Black&White Stories | Francesco Morini, il pirata

Ritratto dello stopper nel 1972
01.06.2020 15:00 di Rosa Doro Twitter:    Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Black&White Stories | Francesco Morini, il pirata

Come nascano e come attecchiscano certi soprannomi, quanta fortuna abbiano nel presente e quanto riescano a rimanere nel tempo: tra i tanti aspetti curiosi del mondo del calcio, quello del nuovo “battesimo” che vivono molti giocatori è tra i più intriganti. Anche perché apre diverse strade interpretative. Si prenda il caso di uno dei veterani bianconeri, Francesco Morini, undici anni a difendere la causa della Signora al centro dell'area di rigore, implacabile stopper – oggi si dice difensore centrale – raramente inquadrato da solo perché perennemente attaccato al centravanti da marcare. Il servizio che gli dedica Hurrà Juventus nel febbraio del 1972, è indicativo: la foto che lo vede impegnato in campo è emblematica di cosa fosse la marcatura a uomo. Praticamente, il numero 5 – e Morini è stato il 5 da definizione da dizionario – diventava l'ombra del numero 9: dove andava l'uno, lo seguiva l'altro. Letteralmente, il compito era quello di togliere il respiro.

Non è una conseguenza automatica che uno così venga chiamato con il nome di un pirata. Pensate a Marco Pantani, il Pirata più noto dello sport, ai suoi irresistibili scatti in salita volti a lasciare indietro gli altri a mordere il terreno. Una ricerca della solitudine vincente, esattamente il contrario di Morini, che ti si appiccica addosso e non ti molla più. Morini diventa per tutti Morgan, leggendario ammiraglio, corsaro, politico e per l'appunto pirata gallese del XVII secolo, celebrato da scrittori quali Emilio Salgari e John Steinbeck, immortalato in film di diverse epoche e scelto come nome d'arte dal cantante Marco Castoldi. Raffigurato con il consueto stile dalla caricatura di Franco Bruna, Francesco merita l'accostamento a Morgan per la sua bravura nel depredare gli avversari del pallone. A vederlo così è stato una firma storica del giornalismo italiano che ci ha lasciato recentemente, un grande narratore di calcio perché ne amava l'essenza tecnica: Bruno Bernardi, firma de La Stampa, cuore juventino e acuto spirito d'osservazione.  

IL FRANCOBOLLO

Sul mensile bianconero Angelo Caroli celebra l'ottimo periodo di Francesco, che al suo terzo anno alla Juve si appresta a vincere il primo dei suoi cinque scudetti e con 45 presenze registra il suo record di permanenza in campo. “Un vero “pirata” del calcio, un francobollo rompiscatole che è meglio girargli alla larga. Non ha molta grazia (a che serve, dirà lui, l'importante è non far beccare il pallone agli altri!), nel senso che non tira di fioretto; preferisce le piattonate con tanto di spada o di scimitarra. E' un vero “corsaro” e quando affonda i colpi, attaccante salvati! Ma non è cattivo. Tutt'altro. E' piuttosto tignoso, appiccicaticcio, asfissiante, ossessivo, spigoloso e, soprattutto, concentrato al massimo”.

Lui conferma il ritratto. Ha 27 anni, una buonissima riserva d'esperienza per sapere descrivere bene la sua carta d'identità calcistica: “Il maggior pregio è quello di concentrarmi sempre, di non sottovalutare nessuna situazione e una grande forza di volontà”. Chi lo ha visto giocare, sa bene che Morgan non tradisce mai, ha nella costanza di rendimento ciò che lo rende un fattore di sicurezza per la squadra e l'allenatore. Da quando è alla Juve, Morini ne ha avuti già quattro e tutti lo hanno considerato un elemento di provata affidabilità. Non solo: uno di loro – Armando Picchi – lo ha inorgoglito con “il più bel complimento che io abbia ricevuto come calciatore”, dicendogli che nel passato glielo avevano dipinto come un “killer” e conoscendolo ha avuto modo  di farsi tutt'altra idea. Pirata sì, ma corretto. Perciò Morgan ce l'ha con certe maldicenze messe in giro da alcuni attaccanti: “Certe denigrazioni i colleghi non dovrebbero neppure sognarsele. Ma il calcio è strano a volte. Come la vita. C'è da aspettarsi di tutto. Io tiro avanti per la mia strada. E a conferma che sono nel giusto, faccio notare che nessun Giudice mi ha mai squalificato. Un bel record, non è vero, per un ammazza-tutti come me?”.

PIRATA A META'

La Juve del 1972 è un gruppo che offre una sensazione molto forte al calcio italiano: stanno emergendo nomi che andranno a costituire l'ossatura della Nazionale negli anni a venire. Morini reclama uno spazio.  

“Se ha da puntualizzare qualcosa che non gli va giù, lo fa senza reticenze, però con un tal garbo da sguarnire anche il giornalista armato di veleno”, scrive Caroli, per il quale in definitiva Morgan “è pirata a metà, che non fa male, che sa difendersi; soprattutto dialetticamente, quando la concorrenza tenta l'arrembaggio”. La sua auto-candidatura all'azzurro è giustificata. Gli ci vorrà, però, ancora un anno, prima di indossare la meritata maglia dell'Italia, esordendo il 25 febbraio del 1973 in Turchia in una gara valevole per le qualificazioni Mondiali. Quel giorno il blocco Juve costituisce la spina dorsale della  squadra, come attesta la presenza insieme a Morgan di Dino Zoff, Luciano Spinosi, Giuseppe Furino, Franco Causio, Pietro Anastasi (autore del gol della vittoria) e Fabio Capello.