1° luglio 2006: a Torino la grande manifestazione d'amore per la Juventus nel periodo di Calciopoli

01.07.2020 21:33 di Gianmarco Minossi   Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
1° luglio 2006: a Torino la grande manifestazione d'amore per la Juventus nel periodo di Calciopoli

Il 1° luglio 2006, in un caldo pomeriggio estivo, andava in scena la più imponente manifestazione di tifosi della Juventus che la storia bianconera ricordi, organizzata dal coordinamento dei club juventini. Il corteo si consumò in un periodo storico piuttosto rovente, non soltanto per il caldo africano che attanagliava l’Italia: si era infatti nel pieno del processo di Calciopoli, che di lì a poche settimane avrebbe condannato la Vecchia Signora alla sua prima e storica retrocessione in Serie B,  era appena terminato lo storico periodo della Triade, Giovanni Cobolli Gigli si era da poco insediato come presidente, Jean-Claude Blanc come amministratore delegato e Alessio Secco era il nuovo direttore sportivo, l’Italia di Marcello Lippi aveva appena guadagnato la semifinale del mondiale battendo l’Ucraina e Gianluca Pessotto, fresco di ritiro dal calcio giocato dopo undici anni dediti alla causa bianconera, aveva da pochi giorni tentato il suicidio. Un periodo tutt’altro che semplice, insomma, ma non abbastanza da esimere il popolo juventino a manifestare l’amore e l’attaccamento alla Gobba. "Giù le mani dalla Juventus" e "La Juve siamo noi", sono solo alcuni dei motivi che animano l'immensa fiumana di supporters zebrati.

Un corteo cominciato al mattino dal piazzale Caio Mario e conclusosi alle 15 sotto la storica sede del club in Corso Galileo Ferraris. Alla fine furono ben ventimila i tifosi juventini presenti alla manifestazione, comprese ex leggende bianconere come Beppe Furino, Fabrizio Ravanelli e Massimo Carrera e tifosi VIP come Paolo Belli, Massimo Giletti e Max Pisu, oltre a Riccardo e Mariella Scirea, figlio e moglie dell’indimenticato Gaetano. Una dimostrazione d’amore che non passò inosservata nemmeno a Duisburg, sede del ritiro azzurro al mondiale tedesco, dove il capitano Alessandro Del Piero, una volta viste le immagini, si disse ancora più orgoglioso di appartenere alla Juventus: e sono proprio quelle immagini, forse, ad avergli dato la carica giusta per affossare la Germania tre giorni dopo in semifinale assieme a Fabio Grosso. Dopo le sentenze che distrussero l’ambiente bianconero, Alex fu il primo a giurare fedeltà alla squadra che lo rese grande e non poteva essere altrimenti; perché da nessun altro, se non da lui, si poteva ripartire per tornare in paradiso e riaprire un ciclo vincente che ad oggi non si è ancora chiuso.