Ricordate quel giorno? VERONA-JUVENTUS

La rivisitazione di alcune partite giocate dalla Juventus; storie di vittorie e di sconfitte per riassaporare e rivivere antiche emozioni
08.02.2020 10:30 di Stefano Bedeschi   Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Ricordate quel giorno? VERONA-JUVENTUS

4 febbraio 1973, Stadio Bentegodi di Verona
VERONA – JUVENTUS 0-0
VERONA: Pizzaballa; Nanni e Sirena; Busatta, Ranghino e Mascalaito; Bergamaschi, Mazzanti, Zigoni, Mascetti e Luppi (Ciccolo dall’80’) (portiere di riserva: Colombo). Allenatore: Cadè
JUVENTUS: Zoff; Spinosi e Marchetti; Furino, Morini e Salvadore; Altafini, Causio, Anastasi, Capello e Bettega (portiere di riserva: Piloni; tredicesimo: Cuccureddu). Allenatore: Vycpálek
ARBITRO: Lo Bello di Siracusa.


“TUTTOSPORT”
Il punto di distacco che la Juve si fa infliggere dal Milan è il punto che la Juve perde sul campo di Verona, giocando una partita tutto sommato al di sotto delle proprie possibilità, ma soprattutto sbagliando una lunga serie di palle-goal, confezionate magari con approssimazione e però limpidissime. Una Juve non troppo in giornata, per tutto il primo tempo come frenata da quel fitto modo che il Verona ha di giocare a centrocampo e per tutta la ripresa altalenante fra il buono e il cattivo, fallisce dunque la partita sul piano del gioco e non riesce e riscattarla sul piano del risultato, tanto da doversi appagare di uno 0-0 che obiettivamente le fa torto.


“GAZZETTA DELLO SPORT”
La Juve, in realtà, ha cominciato a pretendere qualcosa di più soltanto dopo l’intervallo, quando nello spazio di cinque minuti ha creato tre pericoli per la rete difesa da Pizzaballa. Il Verona, a questa maggiore spinta offensiva dei suoi avversari, ha reagito come ha potuto, quasi con la forza della disperazione, richiamando tutti indietro e semmai rilanciando l’attacco con la generosità e il puntiglio dl Mascetti, al quale sarebbero dovuti toccare più che altro compiti di regia. Se andiamo a contare le occasioni da rete è probabile che la Juve risulti in maggior evidenza, ma non si può per altro concludere che i veronesi abbiano raccolto più di quanto meritavano, perché anzi hanno retto il contraddittorio nel migliore dei modi, senza mai sfigurare, realizzando in concreto qualche manovra pregevole e nel peggiore dei casi opponendo agli attaccanti bianconeri il tempismo e l’intelligenza di Mascalaito e la concentrazione di Pizzaballa.


“GAZZETTA DEL POPOLO”
Nella fatal Verona, inondata improvvisamente di sole e immersa in un languido tepore primaverile, la Juventus ha lasciato ancora un punto. Fanno due su quattro (con quello dell’andata) e il conto, per una squadra scudettata e aspirante a un altro scudetto, francamente non torna. Un primo tempo assolutamente deludente, fiacco e pasticciato, che ha quasi stecchito sugli spalti gli oltre 43.000 spettatori protagonisti di un incasso addirittura folle per le scene calcistiche scaligere: 109.423.000 lire che dissolvono il precedente primato di settantadue milioni e rotti legato alla visita della stessa Juventus nel campionato scorso. La città ne è stata quasi paralizzata, i ristoranti servivano da mangiare solo su prenotazione del sabato e già alle undici e trenta si difendevano stamane dagli assalti incessanti inalberando vistosi cartelli con il tutto esaurito. Si calcola che non meno di 14.000 persone siano affluite a Verona dalle città e dai centri veneti, da Mantova e da Brescia: la Juventus è sempre un eccezionale richiamo.