Ricordate quel giorno? JUVENTUS-ATALANTA

La rivisitazione di alcune partite giocate dalla Juventus; storie di vittorie e di sconfitte per riassaporare e rivivere antiche emozioni
19.05.2019 10:30 di Stefano Bedeschi   Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Ricordate quel giorno? JUVENTUS-ATALANTA

2 febbraio 1969 – Stadio Comunale di Torino
JUVENTUS-ATALANTA 1-0
Juventus: Sarti; Pasetti e Leoncini; Salvadore, Castano e Del Sol; Favalli, Benetti, Anastasi, Haller e Zigoni. In panchina: Anzolin e Roveta. Allenatore: Heriberto Herrera
Atalanta: De Rossi; Poppi e Dordoni; Tiberi, Dotti e Bertuolo; Nastasio, Lazzotti, Clerici, Dell’Angelo e Incerti. In panchina: Cometti e Novellini. Allenatore: Angeleri, squalificato. In panchina Ceresoli
Arbitro: Di Tonno di Lecce
Marcatore: Haller al 75’


Finalmente il presidente Catella e il Consiglio allargano i cordoni della borsa, comprendono che le sole trentatré reti segnate l’anno precedente sono un campanello d’allarme che va ascoltato, per coltivare giuste ambizioni. Così, quando alla prima giornata i bianconeri pareggiano a Bergamo per 3-3, il punto conquistato a suon di goal viene accolto con grande giubilo, come un segno augurale di fine di una carestia. Si nutre grande fiducia nel trio d’attacco completamente nuovo, il centravanti siciliano Anastasi (che arriva dal Varese), la mezz’ala bolzanina Benetti (da Palermo), l’altra mezz’ala Haller (tedesco, dopo sei anni al Bologna). La stella di Anastasi è in fulgida crescita, in estate al fianco di Riva il ventenne centravanti è stato decisivo per far conquistare all’Italia il Campionato d’Europa per Nazioni.

Tante speranze, insomma. Ma già alla seconda giornata si torna alla realtà del passato recente con uno 0-0 casalingo; poi tre sconfitte consecutive, nei primi quindici giorni, di dicembre relegano al ruolo di comprimaria di lusso una formazione che sembrava attrezzata per puntare allo scudetto. A fine andata sedici punti soltanto, a otto lunghezze dal Cagliari del bomber Riva. L’accelerata nel ritorno (diciannove punti) non permette ai bianconeri che di agganciare una quinta posizione sempre nobile ma inferiore alle attese. E, soprattutto, la Juventus segna addirittura un goal in meno dell’anno precedente, malgrado i seicento milioni e rotti spesi per Anastasi e gli altri acquisti. La Fiorentina di De Sisti e Amarildo, guidata sapientemente da Pesaola, viene proprio al Comunale a conquistare, alla penultima giornata lo scudetto, dopo aver coronato un lungo inseguimento al Cagliari.

Forse l’idea futuristica del “movimiento” e del gioco corale, come diceva il paraguaiano Heriberto, non viene ben compresa; forse l’allenatore stesso ha una visione meno felice della situazione rispetto al passato. Forse da qualcuno ci si attendeva di più («Haller controllava il pallone meglio di quanto sapesse controllare se stesso», si legge in una definizione arguta per far capire che per il tedesco il vero nemico è la dieta). Sta di fatto che l’appuntamento con la gloria deve essere rimandato.

“HURRÀ JUVENTUS”

Contro l’Atalanta è stata riconfermata la medesima formazione opposta alla Sampdoria forse proprio nell’intento psicologico di offrire l’immediata occasione agli stessi giocatori di riabilitarsi dalla loro deludente ultima gara. Questa riabilitazione, in effetti, c’è stata più che nel gioco nel risultato, raggiunto grazie ad un più assennato ordine tattico e a una più volitiva e puntigliosa collaborazione collettiva. Per quanto riguarda il gioco abbiamo purtroppo dovuto notare un profluvio di passaggi e di tiri sbagliati specie nel primo tempo. Il goal è venuto in una delle pochissime azioni condotte fluidamente in profondità: merito preminente di Anastasi che ci è parso il più efficace e il più lucido di tutti i bianconeri. Un suo tiro acrobatico nel primo tempo era stato un piccolo gioiello che mandò in visibilio il pubblico, ma venne respinto casualmente da un difensore. Haller riservò per la ripresa i suoi venti minuti e si trovò ben piazzato per concludere in rete. In tono minore Zigoni che ha dimostrato un eccessivo nervosismo mentre Benetti, pur prodigandosi, ha sbagliato dei passaggi perché turbato da una gran paura di sbagliare. Auguriamogli di riuscire gradualmente a liberarsi da questo complesso. In difesa Salvadore e Pasetti sono stati fortissimi sia nell’interdizione sia in fase di impostazione di gioco.

L’Atalanta si è battuta con molto agonismo ed anche con abbondanti fallosità. Clerici, marcato da Salvadore, ha potuto scoccare uno solo dei suoi tiri pericolosi: è stata l’unica parata difficoltosa per Sarti.

Una giornata eccezionale per il campionato di calcio. Eccezionale in senso negativo in quanto è stato battuto il record del minor numero di reti segnate dalle squadre di Serie A: nove in tutto. Rocco, interrogato in proposito, ha voluto associare l’evento generale con quello particolare del Milan che lo scorso anno segnava reti in quantità e quest’anno è particolarmente sterile. «Le difese – ha detto il Paròn – «sono più agguerrite e abusano dei mezzi di ostruzionismo».

Quasi a confermare le dichiarazioni di Rocco facciamo notare che in due occasioni l’attaccante juventino Zigoni è entrato in area e in entrambe i difensori atalantini l’hanno trattenuto senza alcun ritegno, approfittando della sempre più accentuata tolleranza con cui gli arbitri, anche i più pignoli a centrocampo, sorvolano sui falli anche determinanti in area di rigore.