VOGLIA DI ROBERTO BETTEGA

Dopo l'assoluzione nel processo sulle plusvalenze nella compravendita di giocatori, adesso Bettega è "pronto" per tornare in società...
25.11.2009 00:01 di Thomas Bertacchini   vedi letture
VOGLIA DI ROBERTO BETTEGA
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Dalla mano "galeotta" e "decisiva" di Henry (spareggio Francia-Irlanda) a quella "amichevole" di Pazzini (Italia-Olanda), passando per il processo di Napoli (Calciopoli), per le notizie di calciomercato, per la richiesta dei tifosi juventini della restituzione dei due scudetti tolti (nell’attesa che sia la dirigenza a farlo, sussistessero le condizioni) sino ad arrivare quella di "Inter Channel" per una nuova stella (esagerati…). Terminata a tutti gli effetti la sosta per le nazionali, ha ripreso il campionato. Finalmente. Dal "vecchio" Totti al "giovane" Pato: goals d’autore. Nuova giornata, nuove polemiche: altro giro, altro regalo. Esistono dei regolamenti: valgono per tutti. Non è necessario cercare di aiutare il giudice sportivo Tosel con consigli o suggerimenti: se veramente possiede una sua autonomia decisionale, non ne ha bisogno. Un guardalinee dovrebbe essere in grado di riconoscere un invito ad andare a quel paese da una richiesta "ad andare avanti per primo" (Maicon, due giornate di squalifica arrivate a destinazione); i cori incivili (brutta abitudine in tutti gli stadi) sono diversi da quelli razzisti (vero Mourinho?). Quando si è forti lo si dimostra sul campo: gli scudetti si vincono (o li si dovrebbe vincere) lì. Ironia della sorte: più la società bianconera si impegna nel sociale, in iniziative a favore della lotta al razzismo, più viene tirata in ballo per gli stessi ideali per i quali compie tanti sforzi. Accogliamo con piacere l’ammenda di 20.000 euro per i "cori insultanti" nei confronti di Balotelli: se serve a rendere gli stadi italiani simili a dei salotti dove il galateo è di casa, ben vengano. Anche perché ora, naturalmente, è lecito aspettarsi la comminazione di identiche sanzioni nei confronti di tutte le altre società non appena si verificheranno casi identici. Dal mattino al pomeriggio le notizie si accavallano, le contestazioni divampano, l’attualità si aggiorna ora dopo ora con nuovi spunti di riflessione (o discussione). Si parla di tutto, meno che di calcio giocato. La partita con l’Udinese è filata via leggera come l’aria: smaltita l’adrenalina dopo l’ultimo tiro di Zapata, e acquisita la vittoria, occhi puntati su Bordeaux (tra i francesi fuori Gourcuff e Chamakh, non poco). Tappa in vista dell’arrivo (Juventus-Inter), prima di un’ultima salita che speriamo non regali brutte sorprese (Cagliari). Se ne parla poco: non è sicuro che l’Inter vinca in casa contro la Fiorentina domenica prossima. Favorita sì; vincente, lo dovrà diventare. Nell’incontro con i friulani è bastato uno scambio ravvicinato della durata di qualche secondo tra Del Piero e Diego per allargare il cuore a milioni di tifosi bianconeri: quando la classe parla quella lingua, ascoltarla è un piacere. L’arduo compito di Ferrara sarà quello di far coesistere i due senza alterare gli equilibri della squadra, evitando di penalizzare quel gioco offensivo che ogni tanto ha regalato goals e spettacolo (Roma, Sampdoria, Atalanta) e cercando - al tempo stesso - di non lasciare troppo scoperta una difesa (ed un centrocampo) in sofferenza in diverse partite: le parate di Buffon hanno permesso di raccogliere punti ed evitare un saldo negativo più elevato. Con Sissoko si può fare: rombo o trapezio che siano, quando il maliano è in campo, la sua presenza in mezzo al campo "si sente". Provare adesso altre soluzioni che non siano il "quasi" acquisito trapezio, potrebbe non essere più un azzardo. Anche qui tutto dipende - come sempre - dagli uomini a disposizione: l’undici titolare è secondo a poche squadre in Europa. Quando torneranno tutti, si dovrà scegliere: ad occhio, uno tra Marchisio, Camoranesi o lo stanco Felipe Melo di questi tempi, dovrebbe trovare spazio in panchina. Questo per dare un senso al reale valore della rosa senza infortuni. Spalletti, Gregucci, Donadoni, Ruotolo, Papadopulo, Giampaolo, Baroni, Zenga: 8 allenatori esonerati in 13 giornate. Uno (qualcosa in più) ogni due. Quando nella serie A circolavano molti miliardi del vecchio conio, si parlava di tanti soldi da "buttare". Ora che le casse sono vuote e che all’estero ci hanno superato, la musica non è cambiata. I progetti esistono solo in estate, i programmi non hanno (quasi) mai la possibilità di essere sviluppati: possibile che la colpa sia sempre e solo dei tecnici? Ha salutato i suoi propositi di scudetto anche Walter Zenga: giusto in tempo per sconfiggere la Juventus (2-0, 4 ottobre 2009) prima di abbandonarsi tra le braccia dell’amata Inter nel salotto di San Siro (5-3 per i nerazzurri, 29 ottobre)… Assolti "perché il fatto non sussiste": nonostante la proposta della Juventus di patteggiare (?) una pena pecuniaria, la Triade incassa un altro punto nei confronti di chi ha creato Calciopoli. "Assolti": una parola che, forse, sentiremo ancora… E adesso la voglia, mai sopita, di riavere Roberto Bettega in società esplode tra i tifosi bianconeri…