TRA STORIA E LEGGENDA

TRA STORIA E LEGGENDATuttoJuve.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
mercoledì 10 maggio 2017, 22:54Primo piano
di Caterina Baffoni

Tutto è racchiuso in quell'abbraccio tra Mandzukic e tifosi: una simbiosi e un'incredibile voglia di gioire insieme e di entrare nella leggenda, scavalcando la storia, come mai si era percepito sino ad ora. Per entrare nella storia occorre un ultimo ulteriore passo in avanti. Quello decisivo. Quello che ci separa dalla storia alla leggenda. Domenica può arrivare il sesto scudetto consecutivo, mercoledì prossimo la finale di coppa Italia contro la Lazio e il 3 giugno l'appuntamento a Cardiff per il sogno Champions. Il bello, è che tutto questo sembrerebbe essere abbastanza scontato e normale quando si vede la Juventus scendere in campo con quella fierezza, umiltà e prepotenza che la distingue da tutte le altre squadre. Una fame e sete di vittoria leggibile e interpretare negli occhi di ogni giocatore bianconero. La storia si può scrivere in una manciata di giorni. La normalità e la naturalezza di questa squadra risiede nell'essere usciti dal campo dello Stadium contro il Monaco con la consapevolezza che a quel livello, a quella finale di Coppa Campioni la Juventus c’è arrivata bene. Di diritto. Ancora una volta. Ma con un bagaglio di esperienza al quanto differente: la consapevolezza di essere una squadra davvero forte mentalmente, prima che sul campo. La Juve ha dominato quasi solo con il suo carisma, e questo la dice lunga sul gruppo. Madama ha più calcio nel suo linguaggio. Gioca bene e come serve. Se due anni fa non ci aspettavamo di arrivare a Berlino, stavolta c'è consapevolezza. Tradotto: è una Signora che si deve sentire all'altezza di una Champions League. 

 

Questa Juve è davvero tanta roba.

 

Ancora una volta sotto il cielo di un'altra capitale. Ventitre giorni, da qui al 3 giugno in Galles, per fare quel jackpot già riuscito soltanto a due bianconeri: Mandzukic e Dani Alves, l'ala che sa fare il terzino e il terzino che sa fare l'ala: due tuttocampisti che guarda un po', sono stati proprio i due mattatori di questa edizione di Champions. Così differenti nello stile, ma così uguali nel palmarès e nel sapersi snaturare e quindi sacrificare per la squadra.

Un rush finale di un mese, maggio, che vedrà scorrere lenti come non mai i giorni, le ore, i momenti che scandiranno i giusti tempi pronti a separare Madama dall'alzare ogni possibile trofeo, e allora sì che bisognerà ritirarsi su le maniche, calarsi umilmente in campo, indossare il vestito adatto solo per le occasioni davvero importanti, e non dimenticarsi che sia nelle sofferenze di Lione, sia contro il Monaco, sia nelle poche volte che il Barcellona ha impensierito la difesa più forte del mondo, Buffon, Mandzukic e compagnia, tiravano pedate al pallone e se lo prendevano tutto per loro, come un cagnolino quando riporta il proprio osso lanciato dal padrone; si fa’ così quando sei una grande squadra "normale".

Che poi, è il motto che contraddistingue i bianconeri da sempre: “L’importante non è vincere, è l’unica cosa che conta”. Più normale di così? 

Niente è impossibile per questa Juventus.

Bisogna  credere all’impresa con una determinazione feroce e senza timori, proprio come è nel carattere di questa grandissima squadra, che forse a livello internazionale non ha ancora compreso quanto sia forte.

È il momento di mostrare lo straordinario potenziale con un successo che restituirebbe degnamente e giustamente una superiorità morale, creando paura a chiunque si trovi dinanzi a lei, perchè ora arrivati a questo punto conta solo vincere.