Spalletti: “Kolo Muani e Alajbegovic? Sono trattative vere. Sul mercato siamo fiduciosi. Ekhator e Thuram non verrano in tournée. Su Douglas Luiz…”

Spalletti: “Kolo Muani e Alajbegovic? Sono trattative vere. Sul mercato siamo fiduciosi. Ekhator e Thuram non verrano in tournée. Su Douglas Luiz…”TuttoJuve.com
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di Camillo Demichelis
fonte Dall’inviato alla Continassa
Luciano Spalletti ha parlato al termine della gara contro il Nizza soffermandosi sul mercato e sulla preparazione della squadra verso l’inizio del campionato

Luciano Spalletti ha parlato in mixed zone al termine della gara contro il Nizza. Ecco le sue parole riprese da TuttoJuve.com: 

Sono sempre più vicini gli arrivi di Kolo Muani e Alajbegovic, sono gli attaccanti che lei aspettava?

"Allora, tutti ormai si sono resi conto di quanto sia difficile questo mercato. È stato difficoltoso per molti, per noi un pochino di più, per situazioni che sono successe e bisogna essere bravi a far collimare diverse cose. Per questo i nostri direttori si stanno impegnando al massimo, sia per la presenza sul mercato sia per essere attenti, cosa che mi sembra abbiano già dimostrato. Poi, per certe trattative, ci vuole un po’ più di tempo e bisogna aspettare con fiducia. Come dicevo prima ai vostri colleghi, ho l’ufficio tra quello di Massara e quello di Ottolini e li vedo continuamente a fare appuntamenti, a parlare al telefono e a cercare la soluzione giusta. È chiaro che, come caselle da coprire, ci sono due posizioni importanti. A noi manca il trequartista che sappia ricevere palla addosso e manovrare sui piedi, così come manca una prima punta che abbia profondità e sappia giocare spalle alla porta. Kolo Muani è un giocatore completo, che venga a prendere palla dai centrocampisti, che attacchi la profondità perché è il suo punto di forza e che possa anche allargarsi sugli esterni, allora parliamo di calciatori che ci va bene. Sono profili che ci interessano e che se andiamo a prendere siamo contenti". 

Le vorrei chiedere la sua opinione sulle ultime vicende accadute in Federcalcio...

"Maldini rappresentava assolutamente il nuovo di cui c’era bisogno. È stato un po’ come fare un aggiornamento sul telefonino: era troppo vecchio e l’aggiornamento non è stato possibile farlo. Invece di comprare un telefonino nuovo siamo rimasti con quello che avevamo, senza poter fare quell’aggiornamento". 

Quindi, secondo lei, la coppia Ranieri-Mancini è la soluzione giusta per la Nazionale?

"Io questo non lo dico. Dico che Maldini era l’uomo che rappresentava il mettere una marcia in più mentre l’auto è già in corsa. Invece, anziché inserire la quarta, siamo tornati in seconda e abbiamo continuato a viaggiare in seconda".

Parlando delle marce della Juventus, si parla di chi deve arrivare, ma ci sono giocatori come Douglas Luiz che ha detto: “Farò di tutto per convincere il mister a puntare su di me”. In queste prime amichevoli chi l’ha convinta di più? C’è proprio il giocatore che ha detto questo: forse è meglio che rimanga?

"Mi è piaciuto l’impegno e come hanno parlato sia Arthur sia Douglas, perché tutti e due credevano di venire qui e di essere messi da parte. Invece sono rimasti un po’ sorpresi perché, probabilmente, non era stato comunicato loro nel modo migliore. Sono rimasti sorpresi dal fatto che noi li vogliamo valutare, perché è corretto fare così. Vanno valutati i calciatori che erano già presenti, anche perché sono stati pagati diversi soldi. Questo è sintomo del fatto che abbiano delle potenzialità, se sono arrivati a farsi apprezzare a determinati livelli. Il fatto di dare loro questa possibilità e vedere che si impegnano, che fanno quello che devono fare e che sono perfettamente dentro alla squadra è sintomo di intelligenza e di qualità. Li porteremo con noi e poi li valuteremo durante il cammino.

Una cosa sugli infortunati. Come stanno? Potranno andare in tournée? Parlo di Thuram e di Ekhator.

"Ekhator non lo portiamo, Thuram non lo portiamo. Gli altri che sono arrivati in ritardo, invece, li porteremo".

Si aspetta qualcosa dal mercato prima di partire?

"Ancora una volta dico che noi abbiamo delle idee, però poi bisogna metterle in pratica e non è facile. Si è parlato di due situazioni che probabilmente voi siete stati bravi a scoprire e vi confermo che sono vere. Poi ce ne sono anche altre nel mirino dei direttori, perché anche Carnevali è uno che ha conoscenze e sa fare mercato. Ha la possibilità di parlare con presidenti e direttori e quindi siamo nelle condizioni di poter ricevere la notifica sul telefonino in qualsiasi momento, come abbiamo detto l’altra volta. Siamo fiduciosi perché dobbiamo ancora completare la rosa ". 

Mister, cambiando argomento, oggi ci ha lasciato un grande del nostro calcio. Le chiedo un ricordo di Franco Baresi.

"Ho avuto anche il piacere di conoscerlo, di parlarci un paio di volte sui campi e di incontrarlo diverse volte in tribuna a Milano, dove mi è capitato di averlo vicino. È sempre stata un’emozione vederlo accanto, con quella faccia carica di forza e con quella capacità di mettere a suo agio chiunque avesse davanti. Era come dire: “Ci sono, ti proteggo io”. Poi ora sta girando quel video di Maradona con la maglia di Baresi. L’ho visto da più parti. Non c’è riconoscimento migliore di quello che gli ha fatto Maradona indossando quella maglia. È come dire che lui era il Maradona dei difensori. Non ho visto Maradona indossare tante altre maglie". 

Mister, quando è arrivato alla Juventus era una squadra che non era ancora la sua. Adesso la vede formarsi pian piano. La vediamo sorridente, più disteso rispetto ad altre volte...

"Io ci sono dei momenti in cui sono disteso, poi ci metto un attimo a diventare nervoso, come tutti voi. Fa parte del carattere, fa parte del gioco. La società ha fatto vedere che vuole operare e per questo sono contento. È chiaro che c’è un lavoro svolto nell’anno precedente che possiamo portarci dietro. Quando ci siamo rivisti per la prima volta non siamo ripartiti dalla A, dalla B, dalla C e dalla D. Siamo partiti da metà alfabeto, perché qualcosa avevamo già sviluppato. Stasera abbiamo aggiunto un paio di concetti in più: questo fatto di capire quando aspettare e quando andare ad aggredire gli avversari, quando rendersi conto che tutta la squadra è pronta ad attaccare e che le distanze sono quelle giuste per andare forte, oppure quando serve una salita più morbida per permettere a tutti di sistemarsi nelle posizioni corrette prima dell’assalto finale. È una partecipazione che mi rende abbastanza contento". 

Un giudizio sull’ambientamento di Celik...

"Celik è un esecutore, è un soldatino. Lo puoi mettere in battaglia da tutte le parti del campo e su qualsiasi terreno. Lui fa sempre vedere la sua qualità, la sua determinazione, la sua applicazione e la sua conoscenza degli aspetti del calcio".