SOTTOBOSCO - La scienza, la ragione e il mistero

SOTTOBOSCO - La scienza, la ragione e il misteroTuttoJuve.com
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
domenica 4 marzo 2018, 17:25Primo piano
di Andrea Bosco
Andrea Bosco ha lavorato al “Guerin Sportivo“, alla “Gazzetta dello Sport“, al “Corriere d'Informazione”, ai Periodici Rizzoli, al “Giornale“, alla Rai e al Corriere della Sera.

Morire a 31 anni nel sonno. Forse senza dolore, forse in un ultimo atto di coscienza prima del buio. La scienza medica potrà, forse, chiarire perché il cuore di Davide Astori, capitano della Fiorentina abbia cessato improvvisamente di battere, nella camera di un albergo ad Udine alla vigilia di una gara.

La scienza forse potrà. La ragione non può. 

Plauto scriveva nelle “Bacchidi” che “Colui che gli dei amano, muore giovane“. Una idea forte a Roma: quella della “bella morte“ quando prematuramente raggiunge l'uomo.

Ma Achille, l'eroe che scelse di vivere “un giorno da leone“, piuttosto che “cento da pecora“, spiega ad Ulisse nell'Ade: “Non lodarmi la morte... Odisseo / Vorrei essere bifolco, servitore di una padrone/ un diseredato senza ricchezza / piuttosto che dominare su tutte l'ombre consunte“ .

Ulisse, almeno secondo il racconto che ne fa Dante nell'Inferno, non restò impressionato da quelle parole. Ulisse veleggiò consapevole verso la morte, oltre le Colonne d'Ercole, per “sapere“. Determinato a “conoscere“. Quelle domande che dalla notte dei tempi l'uomo si pone: chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?

 Dante spedisce Ulisse tra i dannati. Ma se c'è un uomo vicino alle nostre contemporanee, inevase  angosce, questo è l'uomo di Itaca.

La morte è un mistero. Un attimo devastante che mette l'uomo di fronte alla fragilità della sua natura .

Ti chiedi perché, in base a quale disegno l'irreparabile si manifesti, oscuro e spietato .

La morte di un uomo è sempre sconvolgente. Di più quando è giovane, quando è un atleta, quando è popolare. Davide Astori lo era. Fino a ieri era in campo a gareggiare nello sport più praticato al mondo.

La sua morte ha portato sgomento. Una ferita che ha fatto sospendere ogni gara in programma in questa domenica di marzo .  E che ha fatto rapidamente il giro del mondo. Tra le tante immagini che stanno passando in mille televisioni, la maschera del Cholo  Simeone durante il minuto di silenzio prima di Barcellona- Atletico Madrid. Il Cholo, il cui figlio gioca a Firenze, conosceva Astori: un bravo giocatore, un nazionale.

Opportunamente lo “spettacolo” questa volta non è continuato. Ha prevalso il senso di pietas e di vicinanza, per un compagno, uno sportivo, un essere umano.

La storia del calcio è segnata da tragiche fatalità: Taccola negli spogliatoi, Curi a Perugia in campo, Gigi Meroni e Gaetano Scirea in strada, il Grande Torino a Superga, il Manchester United a Monaco di Baviera, le 39 vittime di una brutale violenza all' Heysel .

Ogni volta tra le lacrime e il dolore si cercano impossibili risposte.

Puoi farti beffe della morte,  con la forza dell'intelligenza, puoi scansarla con la cultura come è accaduto all'ultracentenario Gillo Dorfles da poco scomparso. Ma non puoi batterla. Il Cavaliere de “Il settimo sigillo“ è coraggioso, valoroso, intelligente. Gioca a scacchi con la Morte una interminabile partita che sa di non poter vincere. Perché la Morte conosce in anticipo tutte le mosse. E' sempre la Morte chiudere con un “matto“ .

A chi resta, dopo la scomparsa di un famigliare, un amico, un collega, rimane il ricordo. Il cordoglio di quanti quell'uomo  hanno amato e stimato .

Ho affrontato la prima volta il mistero della morte a 14 anni. Tre liceali dell'Istituto dove studiavo, travolti dentro alla loro automobile, da un camion sulla statale che porta a Bassano del Grappa, felici mentre tornavano a casa, un sabato pomeriggio, alla fine delle lezioni.

Ho i capelli grigi e la mia stagione vive temperature autunnali. Non ho mai trovato risposte. La ragione non può trovarne. Ma rammento Orazio, nelle Odi: “Omnes una manet nox“. Tutti - ci aspetta - una sola notte .

Non consola ma consente di andare avanti. Fragili nel corpo, forti nello spirito. In un inevitabile momento di transito.

“E poi morire non è niente- spiegava Cyrano de Bergerac - c'est achever de naitre“

E' finire di nascere.